18 novembre 2019
Aggiornato 01:30
La stangata

Banche salvate, arriva il prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani

Il salvataggio delle quattro banche andate in risoluzione lo pagheranno anche i correntisti perché è in arrivo un prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani. Almeno due istituti hanno già aumentato i loro costi di gestione per finanziare il salvabanche

ROMA – E' in arrivo un prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani. I costi per il salvataggio delle quattro banche andate in risoluzione (Banca Etruria, Banca Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti) dovevano essere sostenuti esclusivamente dal sistema bancario nazionale, ma saranno addebitati anche ai correntisti.

Arriva il prelievo forzoso sui conti correnti
C'era da aspettarselo. Il salvataggio delle quattro banche andate in risoluzione lo pagheranno i correntisti. Non si tratta di rumors, indiscrezioni o ipotesi. A confermare l'imminente prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani sono proprio le banche. Ubi e Banco Popolare in prima fila. Ma è probabile che la lista degli istituti coinvolti si allungherà nelle prossime ore. I costi che il sistema bancario nazionale ha dovuto sostenere per finanziare il Fondo nazionale di Risoluzione saranno spalmati sui correntisti italiani.

La confessione di Banco Popolare
A dare per primo la notizia è stato il quotidiano online Linkiesta, ma la conferma della sua veridicità è arrivata da Il Giornale, che ha contattato direttamente gli istituti coinvolti e ha ottenuto le dichiarazioni dei vertici di Ubi e Banco Popolare. Nessun errore. Il prelievo forzoso ci sarà. L'amministratore delegato di Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, ha ammesso senza pudore che «poiché ci siamo trovati a dover pagare 152 milioni di euro al Fondo nazionale di Risoluzione» era necessario introdurre una tassa una tantum a copertura delle spese sostenute dall'istituto.

La scelta di Unicredit e Ubi
Viva la sincerità, verrebbe da pensare. «Abbiamo preferito affrontare con chiarezza la situazione piuttosto che inserire dei costi nascosti tra le righe dei contratti», ha aggiunto Saviotti quando ha annunciato che ai correntisti della banca (a cui è riconosciuto il diritto di recesso) sarà imposta una tassa una tantum di 25 euro da pagarsi a fine dicembre. Altri istituti, infatti, non sono stati altrettanto trasparenti. Unicredit, ad esempio, ha aumentato i costi di alcuni profili di conto corrente negando che la manovra sia dovuta alle spese sostenute per il salvataggio di Banca Etruria, BancaMarche, CariChieti e CariFerrara (LEGGI ANCHE "Banche salvate, a che punto siamo con i rimborsi ai risparmiatori?").

La stangata ai correntisti
Ubi Banca, il primo gruppo bancario italiano, invece ha incrementato di 12 euro annui il canone dei conti correnti dei suoi clienti spiegando che la sua scelta è dovuta a «un vero e proprio aumento dei costi di produzione che la banca sostiene per detenere i depositi della clientela. Tra questi anche il fondo interbancario». E' probabile che anche altri istituti di credito nazionali adotteranno la stessa strategia. Qualche banca parlerà di «aumento delle spese», alcune – poche – avranno il coraggio di utilizzare il termine «prelievo forzoso» o «tassa una tantum». Ma di fatto sarà una stangata che colpirà la maggior parte dei correntisti italiani. E alla fine il prezzo del salvataggio delle quattro banche andate in risoluzione lo pagheranno anche i comuni cittadini, non solo il sistema bancario nazionale.