21 febbraio 2020
Aggiornato 07:30
Scandalo tasse indebite

Fisco, e se vi dicessimo che 1 euro su 5 non dovevate pagarlo?

Ieri sono stati pubblicati i due report commissionati dall'Italia all'Ocse e al Fmi sul sistema fiscale del Belpaese e le loro conclusioni sono impietose. Ecco cosa emerge dai documenti

ROMA – I rapporti dell’Ocse e del Fmi sul sistema fiscale italiano sono stati impietosi. I due documenti giungono a conclusioni molto simili ed evidenziano le criticità del Fisco nostrano. Ieri, poco dopo la loro presentazione, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha commentato i verdetti delle due istituzioni internazionali, ma ha accuratamente evitato di parlare dello «scandalo delle tasse inventate», emerso grazie ai due report.   

1 euro su 5 non è dovuto al Fisco
Dai rapporti commissionati dall’Italia all’Ocse e al Fmi sul sistema fiscale italiano emergono molti dati interessanti. Ma lo scenario che ci si para dinnanzi è a dir poco impietoso. Innanzitutto, l’Ocse ha riscontrato che «la quantità di debito fiscale in Italia è eccezionalmente alta» e raggiungeva nel 2015 i 756 miliardi di euro. Una cifra che di per sé mette i brividi, se non fosse che c’è ben altro per cui rabbrividire. Secondo l'istituto parigino, il 22% dell’ammontare complessivo è preteso dall’Erario in maniera «indebita».

Equitalia non ha avvertito i creditori
Si tratta, infatti, di 180 miliardi di euro non dovuti. Soldi che il Fisco non ha diritto di riscuotere perché «una sentenza ha già deciso a favore del contribuente oppure il debito è stato in realtà già pagato». In pratica, 1 euro su 5 di tasse è un errore che pesa sulle tasche dei cittadini italiani. Ma a cosa è dovuto questo scandalo?  Nel rapporto dell’Ocse si legge testualmente: «una volta che il credito è considerato inesigibile, Equitalia è obbligata a informare l’ente creditore; tuttavia, tale rendicontazione non è stata condotta in Italia negli ultimi 15 anni».

La richiesta di pagamenti indebiti mina la fiducia
L’istituto parigino sottolinea che «la richiesta di pagamenti indebiti inficia drammaticamente la fiducia dei cittadini nella correttezza e affidabilità dell’intero sistema fiscale». E non a torto, visto che le criticità del Fisco nostrano non sono poche. Come riporta Gian Maria De Francesco su Il Giornale, le procedure di accertamento e di riscossione presentano gravi «lacune». In particolare quelle che riguardano «l'uso improprio dei poteri sanzionatori». L’Ocse ha evidenziato che «le sanzioni da accertamento in Italia sono relativamente elevate e sono applicate in modo coercitivo»: sembra essere «una pratica standard applicare una sanzione di circa il 90% in prima istanza con la sanzione ridotta automaticamente al 30% se il contribuente accetta la contestazione».  

Le istituzioni chiedono interventi urgenti
Mentre se il contribuente si oppone alla contestazione, la sanzione viene mantenuta integralmente. Una prassi che, in parole povere, scoraggia qualsiasi tentativo di autodifesa da parte del cittadino. Ma i problemi del Fisco italiano – anzi, dei contribuenti italiani con il Fisco – non finiscono qui. L’Ocse e il Fmi rilevano inoltre che uno dei problemi più importanti riguarda l'alta evasione dell'Iva, che raggiunge il 30%. Come se non bastasse, l’Italia è anche «un paese con alte tasse e un livello di compliance bassa» che equivale a dire che è poco efficiente nella sua organizzazione interna. Infatti, secondo le due istituzioni, il sistema fiscale italiano è caratterizzato da una eccessiva frammentazione delle agenzie, ma al tempo stesso occorre aumentarne l’autonomia che «negli anni si è deteriorata tanto che la relazione con il governo è diventata puramente di tipo operativo». Insomma, lo scenario descritto dall’Ocse e dal Fmi richiede(rebbe) un intervento tempestivo da parte del governo, perché «i problemi strutturali devono essere affrontati urgentemente». I contribuenti italiani lo sanno molto bene.