20 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Forum a Prosecco su «Wine Research Team»

La nuova frontiera del vino italiano

Al forum erano presenti, fra gli altri, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, il presidente della regione Veneto Luca Zaia, il presidente della Federvini Sandro Boscaini e, tra i produttori, Bruno Vespa e Massimo D'Alema, la cui azienda umbra partecipa alle sperimentazioni di WRT.

Botti di vino in cantina
Botti di vino in cantina Shutterstock

ROMA - La nuova frontiera del vino italiano si concentrerà su qualità, ricerca scientifica applicata, compatibilità e sostenibilità ambientale. Per non cullarsi sui successi mondiali sin qui conseguiti, il futuro si sposta - infatti - dalla cantina alla vigna per una viticultura non solo competitiva ma anche compatibile, sostenibile, di alta qualità e sana grazie al 'matrimonio' con la ricerca, l'innovazione scientifica e tecnologica. È quanto emerso dal vertice tecnico tra i maggiori scienziati e produttori di vino, esperti e giornalisti (non solo italiani), svolto nel corso del Forum «Wine Research Team WRT», progetto voluto da Riccardo Cotarella, presidente dell'Assoenelogi e dell'Unione mondiale degli Enologi, a Villa Sandi, in zona Prosecco. Un progetto cui hanno aderito 35 aziende vitivinicole, cui si sono appena aggiunte una giapponese e una francese. Al forum erano presenti, fra gli altri, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, il presidente della regione Veneto Luca Zaia, il presidente della Federvini Sandro Boscaini e, tra i produttori, Bruno Vespa e Massimo D'Alema, la cui azienda umbra partecipa alle sperimentazioni di WRT.

Martina: Ricerca e innovazione
Secondo Martina, «per rendere l'Italia sempre più leader nel vino è importante puntare sulla ricerca e innovazione per interpretare con chiavi nuove la nostra esperienza vitivinicola». Il ministro ha assicurato che «come Governo stiamo lavorando per rafforzare la ricerca pubblica proprio sul vino, uno dei cardini del modello agricolo italiano. Nel Piano nazionale per le biotecnologie sostenibili, finanziato con 21 milioni di euro, lo studio della vite, lo sviluppo di ricerche che proteggano la nostra biodiversità da malattie e cambiamenti climatici assumono un ruolo centrale».

Zaia: Servonono produzioni sostenibili
Per Zaia «il concetto di 'fare squadra' insito da WRT deve essere emulato e attuato non solo in termini di penetrazione sui mercati, ma anche di sostenibilità delle produzioni e loro qualità. Il mercato sta maturando con sorprendente rapidità e con esso la domanda di vini sempre più sani, naturali, buoni e fascinosi».

Cotarella: Attenti agli imbroglioni
Il promotore del progetto WRT, Riccardo Cotarella, leader degli enologi mondiali, è stato fermo: «Nel mondo dell'uva e del vino sono ancora presenti un certo numero di 'consiglieri' improvvisati e assolutamente impreparati che mal informano i produttori. Spesso risultano imbroglioni, una sorta di sciamani e rabdomanti. Per questo c'è la necessità di istituire strutture che portino alla vera sostenibilità, alla compatibilità, al mantenimento di una elevata qualità attraverso la scienza». Le sperimentazioni scientifiche che WRT sta già conducendo riguardano la produzione di vino senza solfiti, gli induttori di resistenza per abbassare della metà i trattamenti chimici; gli interventi sui porta-innesti per superare le criticità, come siccità e calcare; la creazione di vitigni e cultivar resistenti alle malattie; il superamento dei prodotti chimici che, con il passare degli anni, non saranno più efficaci; le nuove tecniche di appassimento; la piattaforma di raccolta dati su tutti i lavori in vigna.

La sostenibilità del vigneto comincia con il rispetto del suolo
Il prof. Attilio Scienza, docente e ricercatore di viticoltura all'Università di Milano, ha ammonito: «Se non interveniamo subito, rischiamo di avere in futuro piante sempre più deboli» e, quindi, vini scadenti. «La sostenibilità del vigneto comincia con il rispetto del suolo per dare poi sostenibilità al nostro lavoro. La biodiversità dei vigneti ci consente di capire come funziona il nostro suolo, è un indicatore per darci informazioni su come operare in futuro, su come mettere in atto strumenti adatti e conservativi ai fini della viticultura», ha detto.