Allarme rosso, l'economia globale è caduta nella trappola della liquidità
A lanciare l'allarme è il capo degli investimenti di Guggenheim, il gigante della gestione patrimoni, in un articolo sul Financial Times
ROMA - L'economia globale è rimasta impigliata in una vera e propria «trappola di liquidità». Non accadeva dalla grande depressione degli anni '30 e il fatto che le Banche centrali vengano lasciate sostanzialmente sole a combattere contro la debolezza della crescita rischia di aggravare questa spirale. Lo afferma il capo degli investimenti di Guggenheim Partners, il gigante della gestione patrimoni, in un articolo sul Financial Times.
I tassi negativi non stimolano la crescita
«Spingere i tassi di interesse a livelli negativi servirà poco a stimolare la crescita», sostiene Scott Minerd. Anzi, in assenza di sponde dalle politiche di bilancio e regolamentari, continuare ad arrischiarsi sui tassi negativi potrebbe far precipitare la situazione. «Esistono forti riscontri del fatto che i tassi a valori negativi frenano la velocità alla quale la moneta circola nell'economia». E infatti questa velocità di circolazione è «calata precipitosamente quando i policy maker hanno ridotto aggressivamente i tassi».
Il caso del Giappone
Il problema è che «il rallentamento della velocità della moneta aumenta le pressioni deflazionistiche». E così «ogni dollaro, o euro o yen genera sempre meno attività economica e i banchieri centrali devono pompare sempre più contanti nel sistema per generale crescita». Secondo Minerd lo si vede in maniera particolarmente lampante in Giappone, dove la gente sta facendo incetta delle maxi banconote da 10.000 yen, per accumulare contanti a casa piuttosto che lasciarli depositati in banca. Oppure immobilizzano risparmi in oro. In ogni caso non li lasciano nel sistema bancario e in questo modo impediscono alla moneta di circolare.
Il rischio della trappola della liquidità
Contemporaneamente, vedendo la debolezza dell'inflazione, se non addirittura variazioni negative dei prezzi, i consumatori rinviano gli acquisti, contribuendo ulteriormente al rallentamento della crescita. Nel frattempo la deflazione ha come effetto quello di far aumentare i tassi di interesse reali, che spingono al rialzo le monete di riferimento e nel contesto globale frenano le esportazioni. Se la Bce e la Banca del Giappone non dovessero ottenere i risultati sperati dai loro piani di acquisti di titoli (Qe), cosa che secondo l'economista è assai probabile, è probabile che spingano i tassi di interesse ancor più giù. «Non sarebbe sorprendente se in Europa e Giappone i tassi overnight finissero al meno 1 per cento. Le politiche di bilancio e regolamentari stanno facendo poco per sostenere la crescita. Nella maggior parte dei casi la stanno frenando. Le politiche attuali, combinate con tassi negativi - conclude Minerd - rappresentano un cocktail pericoloso che potrebbe aggravare la trappola di liquidità».
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