19 settembre 2019
Aggiornato 01:30
Dura presa di posizione dell'associazione contro la malainformazione

assoRinnovabili contro Libero e il Corriere

Basta polemiche sterili e inutili su una presunta conflittualità tra rinnovabili e energia tradizionale. Le energie pulite stravincono su tutti i fronti. Ecco i numeri

ROMA - Stop alle continue e sterili polemiche sulle rinnovabili. AssoRinnovabili non ci sta e replica duramente agli articoli usciti su alcuni giornali, Libero e Corriere in particolare, a commento dell’audizione tenuta qualche giorno fa alla X Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato dal Presidente dell’Autorità per l’Energia Guido Bortoni. «Ci sembra paradossale – dichiara assoRinnovabili – che si continui ad alimentare una situazione di conflittualità tra rinnovabili e fossili, mentre il sistema Italia non riesce a produrre un’adeguata politica energetica di lungo periodo, che tenga in considerazione anche i nuovi target europei al 2030 in tema di clima ed energia». La politica dovrebbe essere in grado di dare «vera stabilità al sistema, con misure attive e proattive per il futuro e non, come spesso accaduto anche recentemente, con misure meramente retroattive ed estremamente negative per il sistema industriale e finanziario del Paese». Senza questo cambio di paradigma sarà «impossibile» programmare un sistema energetico adeguato per il Paese, «in grado di fronteggiare le nuove sfide del futuro al fine di proteggere l'ambiente e ridurre la dipendenza dall’importazione di energia primaria che continua a pesare enormemente sulla nostra bilancia commerciale».

POLITICA INDUSTRIALE DI SUCCESSO - Sulla componente della bolletta incide il sostegno allo sviluppo delle fonti rinnovabili, questo si sa: un sostegno che negli ultimi anni ha raggiunto la cifra di circa 12 miliardi di euro (non 15 come riportato da Libero) e che per una famiglia media italiana si traduce in circa 90 euro all'anno, ovvero 25 centesimi al giorno. Questa politica ha permesso al settore delle rinnovabili di nascere, crescere e creare oltre 80mila posti di lavoro stabili, «costituendo, pur con qualche errore, un caso di politica industriale di successo: si pensi al caso del fotovoltaico, che oggi non necessita di ulteriori incentivi per essere competitivo». Allo stesso tempo proprio la crescita di alcune rinnovabili come eolico, fotovoltaico e piccolo idroelettrico ha contribuito alla riduzione del prezzo dell'energia elettrica all’ingrosso, che da circa 75 €/MWh nel 2011 è passato ai poco più di 50 €/MWh attuali. Si calcola che nel solo triennio 2012-14 l’apporto di eolico e fotovoltaico, che per loro natura hanno un costo variabile molto ridotto (non hanno costi di approvvigionamento a differenza delle energie fossili che bruciano materie prime costose e inquinanti), abbia comportato una riduzione di oltre 7,3 miliardi di euro sui prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso.

SALDO TRA COSTI E BENEFICI «AMPIAMENTE» POSITIVO - «Come dimostrano importanti studi indipendenti (Althesys e Agici) – continua assoRinnovabili – il saldo tra i costi sostenuti per lo sviluppo delle energie rinnovabili e i benefici che ne derivano è ampiamente positivo»: attualizzando ad oggi i flussi è quantificabile tra i 30 e i 60 miliardi di euro, senza considerare i benefici per l’ambiente e quindi la salute che da soli valgono prudenzialmente tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno. I benefici in termini di ricadute economiche e occupazionali lungo tutta la filiera sono sotto gli occhi di tutti: Althesys-Greenpeace stima che da qui al 2030, le attività dirette (generazione di energia) e indirette (installazione, manutenzione, approvvigionamenti di materie prime) garantiranno un valore aggiunto per l'Italia tra 136 e 174 miliardi di euro.

MENO DIPENDENZA DAI PAESI POLITICAMENTE INSTABILI - C'è poi un altro punto della questione altrettanto importante: la riduzione della dipendenza energetica da paesi per lo più instabili dal punto di vista geopolitico, come Russia, Libia e Iraq. I soldi spesi in forma d’incentivi per avviare la produzione e installare gli impianti saranno «più che risparmiati domani in termini di minor fattura energetica italiana e maggiore indipendenza dall’estero». Una recente stima condotta dal New Climate Institute ha stimato in oltre 520 miliardi di dollari all’anno il beneficio di tale voce per le tre principali economie del pianeta, cioè UE, USA e Cina. Se l'energia convenzionale costa meno di quella verde è perché gode di incentivi, tra diretti e indiretti, persino maggiori di quelli elargiti per la produzione di energia pulita. Gas, carbone e petrolio «che inquinano l'aria, danneggiano la salute e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici», secondo un recente studio di Legambiente hanno ricevuto nel 2013 oltre 12 miliardi di sussidi in Italia tra autotrasportatori, centrali a fonti fossili, imprese energivore, sconti e regali per le trivellazioni. E a livello mondiale, purtroppo, la storia non cambia: le energie fossili hanno goduto e godono di sussidi che sono oltre quattro volte superiori (550 miliardi di dollari contro i 120 delle rinnovabili) agli incentivi che vengono erogati per promuovere le fonti rinnovabili.

ENORMI DANNI A SALUTE E AMBIENTE - Non solo. «Se si considera il sostegno implicito di cui godono le fonti fossili grazie alla socializzazione dei danni ambientali, sociali ed economici derivanti dalle loro esternalità negative in termini di impatto ambientale, cambiamento climatico e di danni alla salute umana, emerge come produrre energia utilizzando le fonti fossili costi certamente di più rispetto alla produzione da fonti rinnovabili». In particolare, c'è ampio consenso tra i tecnici e gli scienziati sul fatto che questi costi siano largamente maggiori rispetto all’attuale prezzo della CO2 nei mercati ETS e dovrebbero essere non inferiori ai 40-45 euro per tonnellata di CO2 secondo le stime del Governo Statunitense e della Commissione Europea. Un nuovo serio e dettagliato studio dell’Università di Stanford individua in addirittura 190 euro per tonnellata di CO2. Le fonti rinnovabili, al contrario, non producono alcun impatto ambientale, il loro costo «sociale» è praticamente nullo.