21 aprile 2021
Aggiornato 10:00
Bisogna agire sul mercato del credito

Fmi: "Attenzione ai bilanci delle banche: 900 mld di prestiti incagliati in Ue"

Servono regole più rigorose su fallimenti e prestiti deteriorati. Bene il QE, ma da solo non può bastare. Il Fondo mette in guardia l'Eurozona sull'esposizione di 900 miliardi di prestiti incagliati: 600 di essi sono ripartiti tra Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Spagna e Portogallo.

Roma (askanews) - Il Fondo monetario internazionale ribadisce il supporto al piano di acquisti di titoli di Stato varato dalla Banca centrale europea. La decisione di espandere il quantitative easing fino a centrare l'obiettivo di stabilità dei prezzi è positiva, afferma l'istituzione nel suo World Economic Outlook. Questi sforzi di politica monetaria andrebbero però accompagnati da «misure che puntano a rafforzare i bilanci delle banche, che aiuterebbero a migliorare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria nei mercati del credito. In questo senso - dice ancora il Fmi - sono prioritarie regole più rigorose sui prestiti deteriorati e sulle procedure fallimentari».

Prestiti incagliati per oltre 900 miliardi: a rischio Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Portogallo e Spagna
Nell'Eurozona è importante migliorare la qualità degli asset di alcune banche per sbloccare ulteriormente il credito. Nel rapporto, redatto nell'ambito degli Spring Meeting che stanno entrando nel vivo presso la sede a Washington dell'istituto, si spiega che nell'Eurozona nel suo complesso «la qualità degli asset ha continuato a deteriorarsi nel 2014 sebbene a un passo più lento con prestiti incagliati ora oltre i 900 miliardi di euro», cifra già anticipata lo scorso 9 aprile dal direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, nel suo discorso all'Atlantic Council della capitale americana. Il Gfsr aggiunge che la distribuzione di quei prestiti inesigibili è distribuita in modo squilibrato: solo in Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Portogallo e Spagna il totale supera i 600 miliardi di euro. Non a caso, ricorda il rapporto, in Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Portogallo e Slovenia la maggioranza - se non tutte - le banche coinvolte nell'Asset Quality Review della Banca centrale europea hanno mostrato asset in sofferenza per il 10% o più dello loro esposizione complessiva.

Servono politiche correttive e l'armonizzazione normativa
Secondo il Fondo, quegli asset «sono ampi rispetto alla dimensione dell'economia di riferimento». Gli istituti di credito dell'Area euro non hanno inseguito quanto fatto in Usa e Giappone nei primi anni 2000 nello svalutare questi asset inesigibili, «suggerendo una gestione meno attiva del debito cattivo e un miglioramento più limitato nell'indebitamento aziendale", si legge nel Gfsr. «Senza azioni correttive, la capacità di una banca di concedere prestiti potrebbe essere limitata solo all'1-3% in media all'anno».Anche perché i prestiti incagliati «riducono la disponibilità e la capacità di una banca a fornire credito» in tre modi: essi frenano la redditività e comportano costi operativi; richiedono che siano coperti da capitali; portano le banche ad essere meno propense a concedere prestiti a soggetti con una qualità del credito borderline. Tutto ciò rischia di intaccare la trasmissione dell'allentamento monetario attraverso le banche. E infatti, prosegue il GFSR, quelle con un alto ratio di prestiti incagliati tendono a concedere meno credito anche rispetto ai prestiti medi erogati dalle banche nella stessa economia e che hanno fatto i conti con condizioni simili della domanda. Alla luce di queste considerazioni, il Fondo dice che le aziende devono «diversificare le fonti di finanziamento» spostandosi dalle banche al mercato dei capitali. «Nonostante il balzo dell'accesso al mercato dei capitali, esso rappresenta solo il 36% circa del sistema", si legge nel documento. Per incentivare la diversificazione suggerita, il Fondo dice che nell'Area euro serve l'armonizzazione delle leggi aziendali, della corporate governance, dei regimi di insolvenza e della tassazione affinché siano in linea con l'ultima proposta della Commissione europea sull'Unione dei mercati dei capitali.