18 maggio 2024
Aggiornato 15:00
Per la Lega Nord l'opzione Grexit è imminente

Borghi: «La Grecia deve uscire dall'UE»

E' partito il bazooka di Mario Draghi, ma senza i titoli greci. Il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, ha ribadito che il governo di Alexis Tsipras sta facendo tutto quanto possibile per arrivare a un nuovo accordo con Bruxelles, ma bisogna accelerare i tempi. Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto Claudio Borghi, responsabile economico della Lega Nord.

ROMA – E' partito il bazooka di Mario Draghi, ma senza i titoli greci. Il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, ha ribadito che il governo di Alexis Tsipras sta facendo tutto quanto possibile per arrivare a un nuovo accordo con Bruxelles, ma secondo il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, bisogna accelerare i tempi. Il responsabile economico della Lega Nord, Claudio Borghi, è intervenuto ai microfoni di DiariodelWeb.it per dirci cosa ne sarà del futuro della Grecia e dell'Ue.

LA GRECIA FA PAURA - Secondo il ministro delle Finanze olandese, nonché presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, non si può più perdere tempo. Finora, il governo di Alexis Tsipras è riuscito ad ottenere solo una proroga di quattro mesi sul programma di finanziamenti stipulato con la (ex) Troika dal governo precedente. Le contrastate riunioni dell'Eurogruppo non hanno portato a risultati concreti, se non all'impegno morale di Atene di procede alle riforme strutturali di cui il paese ha bisogno, rispettando rigorosamente gli impegni fiscali presi con Bruxelles. Nel frattempo, è partito il QE della BCE e i titoli greci sono stati esclusi, in prima battuta, dal piano di acquisto dei titolo di stato europei fortemente voluto da Mario Draghi. Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, sostiene che il governo stia facendo tutto quanto possibile «per ottenere nuovi finanziamenti ed evitare il fallimento», e alla fine dei colloqui di lunedì scorso ha aggiunto che: «Il nostro compito è quello di avviare il processo che è necessario per far sì che la Banca centrale europea abbia fiducia in noi. Stiamo facendo il nostro lavoro correttamente.» Intorno alla Grecia, però sono in molti a nutrire delle preoccupazioni, e a sperare che si arrivi presto ad un nuovo accordo. Tremano le «3i» (Bce, Fmi e Commissione), perché l'opzione dell'uscita di Atene dall'Ue potrebbe generare un effetto domino tale da sgretolare le fondamenta dell'Unione. Ma tremano anche gli spagnoli, perché il partito Podemos – partito in sordina – è ora primo nei sondaggi nazionali e un successo di Syriza potrebbe diffondere il virus dell'anti-austerità in tutti paesi duramente colpiti dalla crisi economica, come la Spagna, con imprevedibili conseguenze politico sociali.

BORGHI (LN): ATENE USCIRA' DALL'EURO ENTRO L'ESTATE - Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto il responsabile economico della Lega Nord, Claudio Borghi sul pericolo dell'uscita della Grecia dall'Ue. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti di tutti i leader politici internazionali coinvolti, l'opzione «Grexit», per la Lega Nord, non solo è possibile, ma sarebbe addirittura imminente. «L'uscita della Grecia dall'Eurozona è inevitabile, una cambiale a tempo determinato. Probabilmente accadrà già ad aprile, non ci sono le condizioni affinché la Grecia resti all'interno dell'Ue. Concedere altri finanziamenti è del tutto inutile: sono a fondo perduto. Ma, soprattutto, non ci sono neanche le condizioni perché vi resti l'Italia. E' una cosa che noi ripetiamo da tempo, la strada è una sola: dobbiamo liberarci della gabbia europea.», ha dichiarato Borghi. E non è il solo a pensarla in questo modo, perché dello stesso avviso è anche Andrew Lynch, un gestore di fondi presso Schroder Investment Management Ltd. a Londra:«Se le cose continuano così, il risultato sarà uno scontro frontale, come quello di un incidente d'auto.» - ha dichiarato a Bloomberg Television -«Entrambe le parti devono interrompere l'atteggiamento in corso e concludere un accordo il più rapidamente possibile, perché altrimenti si arriverà solo a una status quo in cui gli incidenti possono accadere, e un incidente in questo momento potrebbe rivelarsi molto grave.»

I GRECI CONFISCANO I BENI TEDESCHI AL GOETHE INSTITUTE – Intanto, la rivalità tra le due «G» in seno all'Unione Europea prende anche altre vie. Atene ha appena minacciato di procedere alla confisca di vari beni di proprietà della Germania, se Berlino non verserà gli indennizzi stabiliti dalla giustizia greca a favore dei parenti delle 218 vittime di atrocità di guerra commesse dai nazisti nel paese di Distomo, nel giugno del 1944. «La legge stabilisce che spetta al ministro della Giustizia ordinare l'attuazione delle disposizioni della Corte suprema. Sono pronto a procedere», ha avvertito il ministro della giustizia Nikos Paraskevopoulos all'emittente greca Antenna Tv. L'alta Corte ellenica ha stabilito che, a titolo di compensazione per i parenti delle vittime, si può procedere al sequestro di immobili e beni appartenenti alla scuola di archeologia della Germania e al Goethe Institute. La diatriba sembra funzionale alle trattative che in parallelo si svolgono sui nuovi aiuti alla Grecia, ma qui - se possibile - le posizioni dei due paesi sono ancora più agguerrite e distanti. Un gruppo di lavoro creato dalla Grecia nel 2013 - ben prima quindi che arrivasse il governo targato Syriza guidato da Alexis Tsipras - aveva stimato il totale dei danni da risarcire in ben 162 miliardi di euro, tenendo conto delle rivalutazioni rispetto all'epoca dei fatti. Berlino, per parte sua, aveva però replicato che la questione era stata regolata e chiusa con il pagamento di 115 milioni di marchi nel 1960, nell'ambito di un accordo con diversi Paesi Ue.