14 novembre 2019
Aggiornato 18:30
La replica del segretario della Uilm

Palombella a Landini: datti una calmata

«L'incitamento ad occupare le fabbriche è inaccettabile«. Così il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha commentato le dichiarazioni del leader della Fiom, Maurizio Landini.

ROMA - «L'incitamento ad occupare le fabbriche è inaccettabile». Così il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha commentato le dichiarazioni del leader della Fiom, Maurizio Landini.

LANDINI  LE SPARA GROSSE - «Quando dai talk show si ritrova in piazza, il segretario della Fiom - ha osservato Palombella - usa la stessa tecnica per far impennare lo share: la spara grossa nella speranza di far effetto. La battuta stavolta risulta stantia, perché mai come ora i lavoratori sono impegnati a tenere aperte le fabbriche, sollecitando investimenti e politica industriale, ma riconoscendo il valore dell'impresa come bene comune. Un sindacato moderno e riformista si muove in questa logica, come fanno i principali sindacati industriali in ogni parte del mondo avanzato e libero. Basta che il buon Landini si rivolga ai compagni tedeschi dell'Ig Metal, o agli amici americani Uaw nella Afl Cio con cui il segretario in questione ha contatti più, o meno frequenti».

IL LEADER DELLA FIOM È UN VOLTA GABBANA - Palombella invita, dunque, alla responsabilità e alla coerenza. «Fino a pochi giorni fa - ha aggiunto il leader della Uilm - Landini faceva bella mostra del suo rapporto con Renzi in ogni occasione pubblica. Oggi sfila in corteo e lo definisce un figo che tratta i lavoratori da coglioni. Credo che debba mettersi d'accordo con sè stesso, per non finire come quel personaggio secondario di un grande film italiano, vincitore dell'Oscar alla fine degli anni Ottanta: ripeteva ossessivamente che la piazza fosse la sua. Fare sindacato in questo momento non è come fare spettacolo in televisione, o al cinema: ci vuole responsabilità e coerenza. In questi anni dove Landini ha messo mano molte fabbriche hanno rischiato di chiudere. Altro che occupazione».