17 settembre 2019
Aggiornato 02:30

Milan: il futuro di Gattuso non dipende dal 4° posto, ma da tre fattori chiave

In molti continuano a sostenere la qualità della rosa del Milan non sia da quarto posto. La verità è che dopo questa stagione tutt’altro che esaltante il valore di ogni singolo calciatore rossonero è precipitato.

Gennaro Gattuso, tecnico del Milan
Gennaro Gattuso, tecnico del Milan ANSA

MILANO - Premessa: la netta sensazione - personalissima, per carità - è che il raggiungimento o meno del quarto posto cambierà ben poco le strategie societarie per quanto riguarda il futuro della panchina del Milan. Che le strade tra il club rossonero e Gennaro Gattuso siano destinate a separarsi pare ormai ineluttabile, probabilmente a seguito di una decisione di ambo le parti.
Per quanto riguarda la versione del tecnico, è ormai evidente l’insoddisfazione maturata negli ultimi mesi dall’allenatore calabrese a seguito delle critiche feroci mosse nei suoi confronti dalla sempre più inquieta tifoseria milanista. Critiche che spesso sono vergognosamente sfociate nell’insulto più becero e non generate da uno sparuto drappello di haters, ma da una frangia compatta e parecchio numerosa di fans del diavolo. Logico, per una persona che ha sputato l’anima per questa maglia, decidere di cambiare aria e andare a respirare un’aria meno insalubre altrove.

Alibi finiti

Dal fronte societario invece le ragioni del sempre più probabile divorzio sono diverse, a cominciare dal rendimento della squadra. Rispetto allo scorso anno, quando Gattuso si insediò a Milanello a metà campionato, il Milan ha appena due punti in più. Un anno fa i pro-Gattuso sostenevano il lavoro dell’allenatore - allora giudicato comunque positivamente - ipotizzando un netto miglioramento al termine di una stagione completa. Iniziata con una preparazione fatta dallo stesso staff tecnico (appena arrivato al Milan fa Rino lasciò intendere di aver trovato una squadra sulla gambe per colpa della gestione Montella) e soprattutto con un mercato fatto ad hoc in base alle esigenze di Gattuso. Ebbene, dopo dodici mesi possiamo tranquillamente dire che questo netto salto di qualità non c’è stato. Primo punto a sfavore del tecnico.

Gioco scadente

Secondo, la qualità del gioco. Alzi la mano chi, tra i tifosi rossoneri, ha apprezzato le gesta in campo di Romagnoli & compagni nel corso della stagione. Dopo un avvio di campionato incoraggiante, condito però da una sequela di errori individuali sparpagliati sul cammino milanista a minarne i risultati e bruscamente interrotto dagli infortuni a catena di ottobre-novembre, il prosieguo della stagione del Milan, almeno dal punto di vista dello spettacolo è stato un pianto. A parte forse un lampo con la vittoria sul campo dell’Atalanta, neppure nel momento migliore della squadra, quello di inizio anno e delle 5 vittorie consecutive, gli uomini di Gattuso hanno offerto un rendimento apprezzabile. Anzi, è stato proprio al termine delle due vittorie contro Sassuolo e Chievo che si sono avvertiti quei sinistri scricchiolii che anticipavano il crollo dei 5 punti conquistati nelle successive sette partite.

Crollo delle quotazioni

Terzo elemento a pesare sul giudizio nei confronti del tecnico: il crollo delle quotazioni dei milanisti. Se andiamo a guardare il valore della rosa del Milan da inizio stagione ad oggi, non c’è un solo calciatore che sia cresciuto di valore. Da Suso a Calhanoglu, da Castillejo a Laxalt, da Kessiè a Conti, da Biglia a Cutrone, senza contare il sempre rotto Caldara, tutti hanno visto crollare le proprie azioni. L’esatto contrario di quanto sta avvenendo a Bergamo, dove giovanotti arrivati negli ultimi anni in Italia accompagnati da ben poca notorietà (i vari Castagne, Gosens, Hateboer, de Roon, Freuler, Palomino, Djimsiti) sono ormai sulla bocca di tutti gli operatori di mercato. Per non parlare dei giovani, i vari Gollini, Mancini, Barrow, e dei big, Papu Gomez, Ilicic e Duvan Zapata. Un minimo comun denominatore segnato dall’impennata del valore dei singoli cartellini al termine di una stagione sensazionale.

Una rosa da quarto posto

E a proposito di tutto questo, ma quelli che sostengono la teoria dell’ottimo lavoro di Gattuso perchè la rosa che ha il Milan non sarebbe da quarto posto, su quali basi teorizzano questo concetto espresso con tanto vigore e invidiabile sicumera? Se non ricordo male, ad inizio stagione quella rossonera era considerata una delle migliori squadre ai nastri di partenza. C’era addirittura chi sosteneva a spada tratta che solo il Milan avrebbe potuto contendere alla Juve il Tricolore. Certo, ci sono stati infortuni a catena (ma non è che le altre squadre ne siano rimaste immuni), però poi a gennaio ci sono stati innesti importanti e anche allora tutti a parlare di Milan principale candidato ad un posto Champions. Adesso pare non sia più vero nulla, alla faccia della coerenza.
Personalmente non so se il Milan abbia o meno una rosa da terzo, quarto, quinto o da sesto posto. Tenendo però fuori l’Inter, oggettivamente una spanna sopra, credo di poter affermare con convinzione che quella rossonera non sia inferiore ad Atalanta, Roma, Torino e Lazio. E che se una di queste squadre farà più punti di Romagnoli & compagni la colpa non potrà essere imputata al destino cinico e baro. Qualcuno dovrà prendersi le proprie responsabilità.