25 settembre 2018
Aggiornato 21:30

Il Milan non segna più, ha ragione Gattuso: è colpa sua

Il tecnico calabrese promosso all’esame più difficile, quello con il più apprezzato allenatore italiano, Maurizio Sarri. Ma il Milan continua a non segnare e qualche colpa è di Gattuso.
Gattuso con Andrè Silva
Gattuso con Andrè Silva (ANSA)

MILANO - Sgombriamo innanzitutto il campo da ogni possibile fraintendimento: da parte nostra c’è la massima stima e considerazione per l’eccellente lavoro che Gennaro Gattuso sta svolgendo da quando ha preso in mano le redini della prima squadra. L’esame di laurea è stato superato proprio ieri pomeriggio, al cospetto di quel Maurizio Sarri che viene considerato un guru dall’intellighenzia calcistica internazionale e che a San Siro è stato letteralmente imbrigliato dalle geniali intuizioni del ruspante e rampante allenatore rossonero. Anzichè affidardi ai lanci lunghi, il Milan contro il Napoli ha fatto sempre ripartire l’azione manovrando dal basso e scavalcando il pressing azzurro con repentini ed efficacissimi cambi di gioco, a conferma ulteriore che Gattuso non è un tecnico solo cuore e grinta ma uno straordinario professionista che acquisendo ulteriore esperienza potrà solo migliorare.

Stanchezza diffusa
Però, perchè anche nelle più belle storie c’è sempre un però, l’altro lato della medaglia è sotto gli occhi di tutti: il Milan non segna più. Nelle ultime 4 partite appena 2 gol, non proprio il massimo per una squadra costretta ad un recupero sensazionale per provare ad avere ancora qualche ambizione in chiave Champions. A fine partita Gattuso si è assunto tutte le responsabilità per la poca efficacia dei rossoneri in zona gol, mancando però il vero bersaglio: «I nostri attaccanti fanno pochi gol perchè chiedo loro troppo lavoro nelle due fasi. Quindi perdono tante energie e arrivano poi al tiro con poca brillantezza. Costruiamo tanto, ma arriviamo in porta molto stanchi. Suso, Chalanoglu, Bonaventura, così come gli altri, fanno 10-11 km a partita».

Bomber a secco
Tutto giusto caro mister, ma i giocatori erano chiamati ad un gran lavoro nelle due fasi anche a febbraio e marzo quando invece il Milan timbrava il cartellino con una continuità impressionante, sfoggiando reti anche di pregevolissima fattura, come quello realizzato alla Sampdoria o i due dell’Olimpico in casa della Roma. Oltre al fatto che, a nostro avviso, il problema non è tanto nella poca incisività degli attaccanti esterni, quanto dell’apporto praticamente nullo del centravanti.
Difficile però scaricare la colpa su uno solo degli attaccanti centrali del Milan, Kalinic, Andrè Silva e Cutrone, in rigorosissimo ordine di anzianità. E non perchè i tre non abbiamo deluso (tutti hanno reso molto al di sotto delle aspettative, tranne forse il giovanissimo Patrick), quanto perchè Gattuso non li ha messi in condizione di rendere al meglio.

Gestione discutibile
Sotto accusa è soprattutto la gestione e l’impiego dei tre centravanti. Nessun titolare, nessuna riserva, nessuna gerarchia, ogni partita un terno al lotto. Chi gioca titolare? Chi subentra a partita in corso? Chi resta a guadare dalla panchina? Non proprio la condizione ideale per mettere un attaccante in condizione di segnare. Vero è che mai nessuno dei tre ha offerto garanzie sufficienti all’allenatore perchè lo preferisse agli altri due, ma in certi casi forse sarebbe opportuno forzare la mano, puntare tutto su un solo numero 9 e farlo giocare con continuità per 6-7 partite di seguito. Cosa praticamente mai successa al Milan quest’anno. Ora però che il sogno Champions è definitivamente evaporato potrebbe essere arrivato il momento di prendere una decisione definitiva. Noi, ad esempio, faremmo «all in» su Andrè Silva da qui a fine maggio. Anche per consentire a Fassone e Mirabelli di avere le idee più chiare su come agire sul mercato in estate.