20 ottobre 2019
Aggiornato 02:30

Milan: Montella e quel brutto ricordo lasciato a Milanello

La scelta di esonerarlo a fine novembre per far spazio a Gennaro Gattuso si è rivelata decisiva per la rinascita rossonera. Eppure i segnali che qualcosa non andava si erano già visti.

L'ex tecnico del Milan Vincenzo Montella
L'ex tecnico del Milan Vincenzo Montella ANSA

MILANO - Il peggior difetto di Montella? La superbia. Se provate a fare un giro d’orizzonte tra tutti coloro che hanno frequentato Milanello nei 16 mesi di governo montelliano, la risposta è univoca, compatta, inequivocabile. Pensate ad esempio che anche quando si trattava di mangiare, tutti insieme nel centro sportivo di Carnago, l’ex allenatore rossonero pretendeva di tenere la squadra distante da tutti gli altri che lavoravano a Milanello: i calciatori mangiavano da una parte, il resto dell’universo milanista da un’altra. Come se la contaminazione di cibi, pensieri e parole potesse essere nociva ai suoi uomini, di sicura non era ammessa vicinanza. 

Allenamenti blandi
Questo solo per raccontare un aneddoto, forse irrilevante ai fini del conseguimento dei successi del Milan, ma di certo emblematico riguardo il profilo umano di Vincenzo Montella. Sta di fatto che il peccato capitale dell’attuale tecnico del Siviglia si è manifestato in tutta la sua pericolosità quando più di qualcuno ha provato - con discrezione - a fargli notare che alcuni dei suoi sistemi di allenamento non erano particolarmente indicati per la macchina da guerra che la nuova dirigenza rossonera gli aveva messo tra le mani. 

L’ammissione di Mirabelli
Lo stesso Massimiliano Mirabelli, lontano dai microfoni ha di recente confessato che la sua colpa più grave da quando è stato nominato direttore dell’area tecnica rossonera è stata quella di sottovalutare questo aspetto. Già alla fine della scorsa stagione, infatti, il dirigente calabrese aveva notato una eccessiva leggerezza nei metodi d’allenamento di Montella, ma anzichè cambiarlo in vista della nuova stagione, ha deciso di confermarlo al suo posto confidando nella propria capacità di convincimento sul tecnico di Pomigliano D’Arco.

Cambio di rotta
Come abbiamo visto tutti, le cose sono andate in maniera diversa. Vincenzo Montella non ha modificato di una virgola il training standard della squadra che poi, inevitabilmente, già a metà settembre si è accartocciata sulle gambe per non riprendersi più. E a nulla è valso il licenziamento del preparatore atletico Marra, a Milanello non è cambiato nulla. Fino a quando non è stato promosso allenatore della prima squadra Gennaro Gattuso che per prima cosa ha iniziato a far gettare ettolitri di sudore in campo ai calciatori rossoneri. Con benefici non immediati (vedi le prime dolorose battute d’arresto a Benevento, Verona e in Europa League con il Rjieka), ma decisamente evidenti adesso che il Milan ha iniziato a calpestare gli avversari come non faceva da anni.

Serata decisiva
E così, nella serata in cui i rossoneri strapazzavano la Roma a domicilio, il Siviglia, la nuova squadra di Montella, rimediava l’ennesima manita (2-5 dall’Atletico Madrid). Già la terza nelle poche settimane di permanenza spagnola dell’ex aeroplanino, tanto che anche da quelle parti i tifosi hanno già cominciato a mugugnare. Per fortuna non è più un problema del Milan che può consolarsi ammirando in panchina quella forza della natura che risponde al nome di Gennaro Gattuso. Se oggi i tifosi milanisti possono tornare ad esibire con orgoglio le loro sciarpe rossonere, gran merito va proprio a Ringhio. Ben tornato a casa.