25 giugno 2019
Aggiornato 01:30
MotoGP

Il 2018 della MotoGP: cosa aspettarsi dal nuovo anno

Le moto verranno svelate solo a fine mese, prima che si riaccendano i motori con i test in Malesia. Ma intanto possiamo già azzardare i primi pronostici...

La partenza dell'ultimo Gran Premio del 2017 a Valencia
La partenza dell'ultimo Gran Premio del 2017 a Valencia ( Michelin )

ROMA – Le nuove moto, ufficialmente, non le abbiamo ancora viste: verranno svelate nelle prossime settimane, prima della riaccensione dei motori, fissata a fine mese a Sepang per i primi test dell'anno appena cominciato. A quel punto, però, ci si potrà concentrare solamente sui dettagli: l'architettura generale dei prototipi sarà già definita e ormai non ci sarà più tempo per stravolgerla. Seppur dietro le quinte, nel segreto delle officine, insomma, il lavoro più importante è proprio quello che gli ingegneri stanno svolgendo in questo periodo, festivo solo in apparenza. E lo stanno svolgendo sulla base delle risultanze degli ultimi collaudi del 2017, in particolare quelli collettivi dopo-gara a Valencia. Qualche pronostico, dunque, è lecito già azzardarlo, facendo i conti sullo stato di forma dimostrato in occasione delle ultime uscite in pista, ma anche sulle indiscrezioni che giungono dalle varie case.

Honda: la certezza
E su questo fronte, purtroppo per gli avversari, un marchio sembra già in netto vantaggio su tutti: la Honda. È vero che i valori in campo possono stravolgersi a stagione in corso, come dimostra la rincorsa tecnica compiuta proprio dal costruttore di Tokyo nella passata stagione, iniziata con una RC213V ancora non perfettamente a punto. Ma il campione del mondo in carica Marc Marquez sembra poter contare su un mezzo che ha mantenuto i suoi punti di forza (la gestione dell'elettronica, su tutti), concentrandosi allo stesso tempo per migliorare il tallone d'Achille: l'erogazione del motore, che dodici mesi fa era stato rivoluzionato, passando alla versione big bang. Stavolta, invece, la strada scelta è quella di una graduale evoluzione, motivo per il quale i nipponici si ritrovano davanti sia sul fronte delle prestazioni che su quello delle tempistiche di sviluppo: sono gli unici, infatti, ad aver già messo sul circuito sia il telaio che il propulsore in specifica 2018.

Ducati: il dubbio
Ci aspetta dunque un altro Mondiale destinato a vedere sugli scudi la solita accoppiata Marquez-Honda? Forse sì, ma i rivali sono fermamente intenzionati a stravolgere questa prospettiva. A partire dalla Ducati, reduce dal campionato dell'esplosione di Andrea Dovizioso, favorita non solo dal miglioramento umano del pilota forlivese, ma anche da quello tecnico della Desmosedici, anche questa dovuta soprattutto all'elettronica. C'è un dilemma, però, che aleggia sul lavoro febbrile che i tecnici stanno portando avanti a Borgo Panigale, sotto la guida capace del direttore generale Gigi Dall'Igna: come mantenere quelle caratteristiche della moto che hanno portato bene a Desmodovi, adattandole però allo stesso tempo alle esigenze del suo compagno di squadra Jorge Lorenzo, che predilige invece una percorrenza più dolce e pulita in curva. La direzione da imboccare sotto l'aspetto della ciclistica sarà una scelta fondamentale per il futuro della Rossa.

Yamaha: la speranza
La strada più in salita di tutte, però, è ovviamente quella della Yamaha, che deve ritrovare la bussola dopo un'annata di crisi tecnica nerissima. I nipponici, come loro solito, hanno preso molto sul serio questa sfida complicata, provando letteralmente ogni soluzione sia sul motore (che sembra migliorato, e questa è una buona notizia) che, soprattutto, sulla ciclistica, cruciale per riuscire a sfruttare al meglio quelle gomme Michelin che la M1 trova talmente morbide da ridurle praticamente sulle tele nei giri finali di ogni gara. L'auspicio di Valentino Rossi e di Maverick Vinales è ovviamente quello che i loro ingegneri non vadano in confusione tra le tantissime versioni provate nelle settimane prima di Natale.

e tutti gli altri
E poi ci sono le cenerentole, a partire dalla Suzuki che ambisce a non esserlo più nel 2018. Se l'anno passato il limite principale della Gsx-Rr è stato quello del motore, stavolta ad Hamamatsu sembrano averne prodotto uno più competitivo: ma, soprattutto, stavolta potranno svilupparlo durante il campionato e sostituirlo per nove volte, contro le sette degli avversari. Merito delle concessioni regolamentari che hanno riguadagnato per via del loro Mondiale senza podi. Le stesse su cui possono contare anche Aprilia e Ktm, che si ritrovano in situazioni diametralmente opposte: la prima con un ottimo telaio ma un propulsore ancora poco potente, e soprattutto con un budget limitato; la seconda con soldi a palate e un motore in rapida evoluzione, ma in cerca di una miglior maneggevolezza da parte della ciclistica.