15 ottobre 2019
Aggiornato 23:00

La polemica contro Fia e Ferrari potrebbe costare cara a Verstappen

Il giovane Max non ha preso bene la penalità che gli ha tolto il podio nel GP degli Stati Uniti, a favore di Raikkonen. Ma i suoi insulti alla Federazione potrebbero essere puniti

La Red Bull di Max Verstappen dopo il sorpasso alla Ferrari di Kimi Raikkonen
La Red Bull di Max Verstappen dopo il sorpasso alla Ferrari di Kimi Raikkonen Red Bull

ROMA – Si è sentito derubato di quel podio che aveva conquistato in pista ad Austin, grazie ad un'irresistibile rimonta da quella sedicesima posizione in griglia di partenza frutto di un arretramento, e che poi gli era stato negato per la penalità di cinque secondi inflittagli per aver superato Kimi Raikkonen tagliando una curva. Ora, però, Max Verstappen rischia di incorrere in una sanzione ancora più pesante: stavolta non per il suo comportamento sul circuito (comunque la si pensi sulla regolarità della sua manovra) ma per le sue dichiarazioni rabbiose rilasciate a caldo. Il baby fenomeno 20enne della Red Bull, infatti, se l'è presa con un commissario ben specifico, probabilmente l'australiano Garry Connelly, che secondo lui lo avrebbe preso di mira: «È un idiota che se la prende sempre con me – lo ha definito – Spero che ai tifosi questa decisione non sia piaciuta e che l'anno prossimo non ritornino».

Diritto di critica
A rincarare la dose ci ha poi pensato suo padre, l'ex pilota Jos, che su Twitter ha sparato insulti a raffica contro la Fia, ribattezzando la Federazione internazionale dell'automobile come «Ferrari international assistance», ovvero «Assistenza internazionale alla Ferrari». Parole discutibili, certamente in linea con il carattere fumantino della famiglia Verstappen, ma che non sono piaciute agli alti vertici dell'organo di governo della Formula 1. Tanto che, secondo fonti giornalistiche che rimbalzano sia dalla Germania che dalla Gran Bretagna, sul giovane olandese sarebbe stata aperta un'inchiesta, per valutare se le sue critiche al collegio dei giudici abbiano gettato discredito su tutto lo sport. Lo difende il suo team principal, Christian Horner: «Se Lewis Hamilton può permettersi di criticare il presidente degli Stati Uniti, allora anche un pilota frustrato ha il diritto di esprimere la propria opinione», ha dichiarato alla rivista specializzata tedesca Auto Motor und Sport.

A ruoli invertiti
C'è un precedente, in tal senso, che riguarda proprio Sebastian Vettel: il ferrarista fu infatti indagato l'anno scorso per un «vaffa...» indirizzato in mondovisione al direttore di gara Charlie Whiting durante il Gran Premio del Messico, tramite un messaggio radio diretto al muretto box della Ferrari e trasmesso in diretta, per protestare proprio per un altro taglio di chicane di Max Verstappen, che non gli aveva tempestivamente restituito la posizione. Allora a protestare furono proprio gli uomini della Red Bull, ma la Federazione graziò il campione tedesco, solo dopo che questi si era però scusato con lo stesso Whiting e con il presidente Jean Todt sia di persona che tramite una lettera formale. Anche l'arrembante Max accetterà di fare lo stesso?

Max Verstappen ad Austin
Max Verstappen ad Austin (Red Bull)