19 gennaio 2020
Aggiornato 21:00
Calcio | Nazionale

I tifosi chiamano Ancelotti, ma il Milan guarda altrove

La squadra di Vincenzo Montella continua a navigare in acque impervie. Anche ieri in Europa League i rossoneri hanno strappato una vittoria sofferta ma i limiti caratteriali e tecnici del Milan appaiono evidenti. Servirebbe quella tranquillità che invece è stata spazzata via dalla notizia dell’esonero di Carletto, già invocato a gran voce dai tifosi milanisti.

L'ex tecnico del Bayern Carlo Ancelotti
L'ex tecnico del Bayern Carlo Ancelotti ANSA

MILANO - Mannaggia ai tedeschi e alle loro decisioni affrettate. Deve essere stato questo il pensiero dominante nella testa di Vincenzo Montella non appena venuto a conoscenza ieri pomeriggio della notizia deflagrante che ha scombussolato l’intero mondo del calcio: il Bayern Monaco ha esonerato Carlo Ancelotti.
Non c’è bisogno del mago Otelma per capire quanto questa sconcertante accadimento possa riverberarsi in maniera chissà quanto nefasta su tutto l’universo rossonero.

Il Milan guarda altrove
Come se non bastassero infatti le prestazioni tutt’altro che lusinghiere dei ragazzi di Montella, ieri vincitori in Europa League contro i modesti croati del Rijeka sul filo di lana e grazie ad una sorta di invenzione miracolosa del baby Cutrone, ecco manifestarsi all’orizzonte l’ingombrante e minaccioso fantasma di Carlo Ancelotti.
Malgrado le ammissioni della Gazzetta dello Sport oggi in edicola, secondo cui la nuova dirigenza rossonera avrebbe già contattato l’ex tecnico dei bavaresi durante l’estate, prima di sottoporre a Montella il rinnovo di contratto fino al 2019, la sensazione è che al Milan non si pensi affatto ad un clamoroso cambio in corsa di panchina. E soprattutto non con Carlo Ancelotti.

Operazione nostalgia
L’obiettivo di Fassone e Mirabelli per la prossima stagione è uno e uno soltanto: Antonio Conte. È l’attuale allenatore del Chelsea il prescelto per far compiere il definitivo salto di qualità al nuovo Milan cinese e riportarlo ad essere competitivo anche per la conquista dello scudetto. Ecco perchè il licenziamento di Ancelotti, rimasto ovviamente nel cuore dei tifosi rossoneri, ha avuto il devastante effetto di compattare il popolo milanista attorno all’hashtag #carlettocomeback, un’operazione nostalgia tanto comprensibile quanto perniciosa.
Le ragioni sono ovvie. Innanzitutto un invocazione al tecnico delle due Champions League vinte nel 2003 e nel 2007, ma anche del tracollo di Istambul nel 2005, rappresenza un pericolo costante per la solidità della panchina di Montella, già traballante di suo. Se c’è una cosa di cui l’attuale tecnico rossonero avrebbe bisogno è tranquillità, fiducia e serenità, azzerate da questa nuova minacciosa presenza.

I dubbi su Carletto
E poi ce n’è un’altra di ragione, questa puramente tecnica. I tanti tifosi rossoneri che si stanno spendendo senza riguardi per il ritorno di Carletto a casa quali garanzie possono vantare per dimostrare che il ritorno di Ancelotti sia funzionale al ritorno alla vittoria del Milan? 
Personalmente ho più di qualche dubbio, intanto per la storia dei cavalli di ritorno a Milanello (Sacchi e Capello docent), da sempre esperienze fallimentari nella recente storia del club di via Aldo Rossi; ma soprattutto per l’attuale valore dell’Ancelotti allenatore, a mio avviso adeguatamente spremuto da una carriera lunghissima ed estremamente faticosa ed ora forse maggiormente idoneo ad un ruolo da ct, con un impegno di campo limitato al minimo indispensabile.
Di fatto la certezza resta una: al Milan c’è bisogno di quiete, quindi chiedere a gran voce il ritorno del tecnico di Reggiolo appare una mossa tafazziana, l’esemplificazione più pura dell’autolesionismo. Prima i tifosi rossoneri lo capiranno, prima la squadra uscirà da questo periodo di crisi.