22 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
Calcio | Nazionale

Milan, Montella e Marra: una pessima figura

Ha fatto molto scalpore la notizia diffusa ieri nel tardo pomeriggio riguardante la drastica decisione dell’allenatore rossonero di licenziare il suo storico preparatore atletico. La scelta di Montella, sacrificare un collaboratore per non finire sul banco degli imputati, è apparsa una mossa improvvida. Uno scaricabarile del tutto inaccettabile.

Montella sembra indicare il colpevole, il preparatore Marra
Montella sembra indicare il colpevole, il preparatore Marra ANSA

MILANO - Così non va, mister Montella. La notizia che ieri nel tardo pomeriggio ha squarciato la quiete apparente di Milanello, diffusa ormai come da tradizione attraverso i canali social (stavolta l’allenatore rossonero ha scelto Twitter), ha scoperchiato il pentolone dei problemi in casa Milan, di fatto aprendo una nuova categorie di problemi.
Come ormai è di dominio pubblico, Vincenzo Montella, poco prima delle 19.00, ha ufficializzato con un tweet il licenziamento del suo fedele collaboratore Emanuele Marra, evidentemente sacrificato sul patibolo eretto dall’opinione pubblica per salvare l’operato dell’intero staff tecnico.

Ripartenza
Queste le parole scelte da mister Montella per marcare i confini di un punto di svolta netta nella stagione rossonera: «Ripartenza Milan: ho pensato a lungo a come alzare l'asticella. Partiamo dalla preparazione atletica. Dopo un'attenta analisi, ho fatto le mie prima valutazioni e, tra le aree di miglioramento, ho individuato la preparazione atletica, per la quale ho deciso di avviare un nuovo piano che purtroppo non ha trovato la piena condivisione del mio collaboratore Emanuele Marra. Con Emanuele ho deciso, a malincuore, di interrompere il rapporto professionale. Colgo l'occasione per ringraziarlo per il lavoro svolto in questi anni al mio fianco».  

Agnello sacrificale
Troppe cose però non quadrano in questa vicenda. Intanto è di dubbio gusto la scelta di immolare un serio professionista (per la cronaca il portatore sano della dieta vegana a Milanello, non visto benissimo da una nutrita frangia dello spogliatoio) in nome della salvaguardia dell’equilibrio della squadra. Sussurri di corridoio raccontano di incomprensioni non dell’ultimora tra lo stesso Montella e Marra sulla scelta della preparazione da adottare. Ma appare quanto meno improvvido scegliere questo momento, quello immediatamente successivo ad una sanguinosa sconfitta, per offrire al popolo rossonero inferocito lo scalpo del povero Marra.

La squadra corre
Ma c’è un altro aspetto su cui Montella dovrebbe riflettere. È vero che a Genova contro la Samp il Milan non è apparsa brillantissimo e alcuni elementi sono sembrati letteralmente sulle gambe. Ma è innegabile - lo testimoniano i numeri - che nelle prime giornate di campionato la squadra rossonera è stata tra quelle che hanno corso di più, indice evidentemente di una condizione fisica tutt’altro che disprezzabile. Oltre al fatto che le lacune evidenziate dal Milan a Marassi sono sembrate di ben diversa natura.

Problemi di organizzazione
I ragazzi di Montella sono stati letteralmente soverchiati dai blucerchiati soprattutto a centrocampo, malgrado una superiorità numerica nettissima da parte dei rossoneri (6 giocatori di ruolo in mezzo al campo per il Milan, 4 per la Sampdoria). Segnale inconfutabile di un piano partita, quello disegnato dall’allenatore milanista, confuso e approssimativo. Il Milan è sembrato un manipolo di calciatori senza arte nè parte messo male in campo, incapace di uscire dal pressing perfettamente organizzato (quello si) da mister Giampaolo, al cospetto invece di una squadra in cui ognuno sapeva esattamente quello che doveva fare. Tutto il contrario di quanto dimostrato dai rossoneri, disorientati dal cambio di modulo e del tutto inconsapevoli su come arginare la furia doriana e come correre ai ripari senza le adeguate contromisure offerte da Montella.

Gli errori di Montella
Ecco, probabilmente l’allenatore rossonero oggi dovrebbe interrogarsi sulle sue mancanze, dalla decisione di schierare giocatori fuori ruolo o non in condizione (Suso e Bonaventura), o addirittura impresentabili a prescindere (Zapata), salvo poi prendersela con il preparatore atletico, agnello sacrificale della rifondazione rossonera. Per quello che si è visto domenica a Genova, ma anche a Roma contro la Lazio, Montella più che Marra avrebbe dovuto licenziare sè stesso. Ma si sa, mors tua vita mea.