29 settembre 2020
Aggiornato 13:00
Calcio | Milan

Berlusconi, Galliani e la grande illusione

Non è certo un momento fortunato questo per il Milan. Oltre agli infortuni e a tutti i problemi di formazione conseguenti, anche la fortuna sembra aver voltato le spalle ai rossoneri. Ma il vero problema, imputabile a Berlusconi e Galliani, è pensare di aver messo su una squadra da Champions, assoluta eresia calcistica.

MILANO - La fortuna aiuta gli audaci, dice il proverbio. E allora perché la dea bendata dovrebbe prestare i propri preziosi servigi ad un manipolo scombiccherato di calciatori senza arte né parte come l’attuale versione dell’Ac Milan?
Classica domanda retorica alla quale non serve dare risposta. È indubbio che in un momento storico oggettivamente delicato come quello vissuto dal club rossonero, anche i piccoli dettagli scaturiti dalla buona sorte stanno venendo irrimediabilmente a mancare. 

Kucka, stop di almeno due settimane
Prendiamo ad esempio in considerazione il lunch match di domenica scorsa contro il Chievo: a pochi minuti dal fischio d’inizio si ferma Juraj Kucka, costringendo lo staff tecnico del Milan a sparigliare le carte e rivoluzionare la squadra dal punto di vista tattico (a proposito, gli esami strumentali a cui si è sottoposto lo slovacco hanno evidenziato la lesione di un muscolo flessore della coscia  sinistra con conseguenti almeno due settimane di stop).
Riposto in soffitta il 4-3-3, provato lungamente in settimana vista l’inadeguatezza degli attaccanti in forza a Milanello, Mihajlovic propende per un ritorno brusco al più rassicurante 4-4-2 vista l’assenza in rosa di almeno un altro centrocampista affidabile, e così sia.
Tanto per ribadire il concetto base che da Arcore a via Aldo Rossi rispediscono al mittente: quella del Milan non è una rosa costruita per vincere.

Altri due legni contro il Chievo
Poi l’episodio della mezz’ora che rimpolpa il vassoio dei rimpianti rossoneri: affondo dalla destra di Abate (a conferma che la differenza in questo Milan continuano a farla le discese imperiose dei terzini, quando ci sono) e palla violenta scagliata contro la traversa, ribattuta di Bertolacci e palla stampata all’incrocio del pali.
A parte la conferma dell’idiosincrasia dell’ex mezzala genoana con il gol, già al secondo legno decisivo della stagione, colpisce la totale mancanza di freddezza sotto porta degli attaccanti milanisti. Aspetto del tutto trascurabile quando si creano 10 palle gol a partita (per un semplice calcolo delle probabilità, almeno un paio di reti alla fine vengono fuori), molto più grave se di occasioni per segnare se ne creano appena due in 90 minuti. Ecco, in quel caso la precisione diventa imprescindibile.

La profezia di Lady B
E allora ecco tornare alla mente le parole profetiche di Barbara Berlusconi che, appena qualche settimana fa, vaticinava per il Milan un futuro in Europa League, non di più. Allora ci fu la levata di scudi sdegnata del presidentissimo Silvio e dell’altro amministratore delegato Galliani, abili entrambi a sfoderare ambizioni a gogo e prescrivere ai rossoneri un approdo in Champions. 

La grande illusione
Nessuno allora si azzardò a far notare all’imperatore di Arcore e al suo fido luogotenente che le ambizioni di una squadra non possono mai cozzare con il valore oggettivo dei suoi esponenti. E l’intoppo a Milanello sta tutto lì. Se il Milan può vantare quali leader tecnici e uomini chiave della squadra Bonaventura, Honda e Montolivo (con tutto il rispetto per i succitati) è illegittimo pretendere qualcosa di più del sesto posto. Per puntare alla Champions servono campioni veri, calciatori ambiti e desiderati da tutte le big europee, uomini alla Pogba, Dybala, Higuain, Hamsik, Pjanic, solo per citarne alcuni. Altrimenti si continua ad abbaiare alla luna e soprattutto ad illudere i tifosi.