23 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
Calcio - Serie A

Milan, ora Galliani č con le spalle al muro

Le tante accuse mosse nel weekend da ex calciatori - rossoneri e non - incrinano il muro di santitą di Adriano Galliani. Finalmente qualcuno dice le cose come stanno inchiodando l’ad alle proprie responsabilitą. L’obiettivo č convincere l’onnipotente geometra a fare quel passo indietro che tutto il popolo rossonero chiede a gran voce.

MILANO - La serata organizzata in occasione della festa di Natale del Settore Giovanile rossonero è sempre un momento importante nella stagione del Milan. Ieri sera, al Metropol Dolce&Gabbana di Milano, circondato da un rassicurante gruppo di vecchi amici, Baresi, Galli, Costacurta e Albertini, quattro moschettieri dello squadrone vincente di fine secolo scorso, l’amministratore delegato ha detto una cosa sensata: «Nessuno al Milan può mai restare tranquillo, dal sottoscritto in giù».
Una frase bella forte, di quelle a effetto, ma con nessuna connotazione realistica. Perché se Adriano Galliani fosse l’amministratore delegato di qualsiasi altra società non di calcio, oggi sarebbe tenuto a rendere conto del proprio operato, dei soldi spesi e dei risultati ottenuti, e probabilmente a questo punto dovrebbe cercarsi un altro lavoro.
Invece la sua poltrona sembra fissata col mastice nell’ufficio ai piani alti di via Aldo Rossi, lì dove tutto accade. 

Maldini: «Serve qualcuno accanto a Galliani»
Il weekend appena concluso potrebbe però rappresentare un punto di non ritorno riguardo la credibilità di Adriano Galliani. Prima l’attacco frontale di Paolo Maldini, per quanto camuffato da un’ossequiosa serie di complimenti («È un grande dirigente ma probabilmente è un po' carente nella parte calcistica: nello scoprire e valutare i giocatori, dovrebbe essere affiancato da qualcuno»), poi la raffica da parte di quello che si pensava fosse fuoco amico. Dal salotto buono di Sky è arrivata la frecciata di Alessandro Costacurta, ieri seduto alla sinistra del capo ma con la figura ingombrante di Franco Baresi a fare da cuscino tra lui e l’ad: «Paolo ha ragione, se accanto a Galliani ci fosse qualcuno che sapesse più di calcio sarebbe meglio. Prima c'era Braida, manca una figura come la sua».
E, ciliegina sulla torta, anche le parole di Zvonivir Boban: «Galliani deve capire che non può ricoprire tutti i ruoli come sta facendo adesso. Paolo ha centrato il problema e personalmente mi piacerebbe tanto che Maldini riuscisse a rientrare nel Milan con un ruolo importante. Sarebbe una svolta per la società. Ma credo che i rapporti con Galliani non siano dei migliori…»

Prima c’erano Braida e Leonardo
Il problema vero è legato all’onnipotenza conclamata del suo amministratore delegato. Ci ha messo tanto l’ex uomo delle antenne per conquistare l’assoluta indipendenza nel ruolo e adesso sembra fermamente intenzionato a non rinunciarci per nulla al mondo. A rimetterci però è il Milan e i suoi tanti milioni di tifosi sparsi per il mondo. Perché fino a quando accanto a Galliani c’erano le preziose figure di Ariedo Braida ed anche del brasiliano Leonardo (maledetto il giorno in cui il geometra decise di trasferirlo in panchina) i rossoneri riuscivano a mettere a segno colpi preziosi, Van Basten, Shevchenko, Weah, Boban, Kakà, Thiago Silva, solo per citare alcune operazioni messe a segno dai due.
Ora che Galliani è rimasto beatamente solo a governare la task force di mercato del Milan, le campagne acquisti rossonere sono dominate da un piattume esasperante, descritto alla perfezione da un altro grande ex calciatore, Beppe Bergomi: «Ora che l’ad è rimasto da solo non c'è mai un guizzo di mercato, un’intuizione, una scoperta, arrivano sempre giocatori degli stessi procuratori».

Quanto godono i procuratori amici
Ed infatti a godere maggiormente sono i vari Raiola, Riso, Tinti, Kia Joorabchian, oltre al presidente Preziosi, compagno d’ombrellone a Forte dei Marmi e spalla indispensabile di Galliani nelle ultime discutibilissime campagne acquisti del Milan.
Ovvia l’amarezza del popolo rossonero al pensiero di quello che era e che purtroppo non è più. Eppure Barbara Berlusconi aveva provato a portare una ventata d’aria nuova in società proponendo l’ingresso nel team di un nuovo direttore sportivo intraprendente, giovane, brillante e pieno di idee e di iniziative. Tanti i nomi proposti, da Sogliano a Paratici, passando per Pradè, ma Galliani si mise di traverso, come ammesso dallo stesso ex diesse del Verona: «Non sono andato al Milan perché non avrei mai accettato di andare a fare il cameriere». E alla fine non se ne fece nulla.

Finalmente qualcuno parla chiaro
Oggi però  sembra finalmente esserci una grossa novità: Adriano Galliani non è più immune da critiche. Fino a poco tempo fa, l’ad rossonero era accompagnato ovunque da un’aura di santità conquistata con meticolosa applicazione in tanti anni di trionfi conseguiti a capo dell’ex club più titolato al mondo. Ora questa corazza sembra essere meno impenetrabile e qualcuno inizia a puntare il dito contro il geometra di Monza provando ad inchiodarlo alle sue responsabilità. Potrebbe essere la prima vera mossa per costringere Galliani a fare quel passo indietro che tutti i tifosi del Milan invocano da tempo.