14 luglio 2020
Aggiornato 03:00
Calcio - Serie A

Milan, da Rivera un consiglio a Berlusconi

La giornata dedicata alla presentazione della sua autobiografia presso il Salone d’Onore del Coni si è trasformata in un momento di riflessione sul momento storico vissuto dal Milan: «Berlusconi faccia tornare Maldini, la società ne trarrebbe un grande beneficio».

MILANO - Negli ultimi giorni abbiamo registrato le dichiarazioni di Maldini, poi di Costacurta, alla fine di Boban, ma ora, quasi come una sentenza, ecco le parole del primo Pallone d’Oro rossonero, il capitano della Stella, una delle leggende più pure del calcio rossonero, Gianni Rivera: «Sono d’accordo con le affermazioni di Paolo Maldini quando dice che a Galliani andrebbe affiancato qualcuno che conosce di calcio. Se Berlusconi coglie il messaggio, magari lo fa arrivare. Perché al Milan un presidente che di calcio ne capisce c’è». 

Rivera: «Donnarumma un fatto casuale»
Osservatore poco neutrale, vista la sua lunga militanza con la maglia del Milan, Gianni Rivera, a margine della presentazione della sua autobiografia al Salone d'Onore del Coni, si è soffermato a parlare della sua ex squadra con tutta la passione che gli è sempre stata riconosciuta: «Il Milan di oggi è in attesa di giudizio. Siamo qui che aspettiamo che succeda qualcosa, prima di tutto sul campo dove ogni tanto appare e poi scompare. Non si è ancora trovato quell'equilibrio che davano i giocatori che una volta il Milan tirava fuori dal suo settore giovanile, perché poi ha smesso di farlo. Ora c’è questo giovane fenomeno in porta (il sedicenne Donnarumma, ndr), ma pare più un fatto casuale».

Le big dovrebbero lavorare sui vivai
«Dall’alto della mia esperienza - prosegue Rivera, ex presidente del settore giovanile della Figc - non mi sembra che ci sia la volontà di lavorare sul settore giovanile. Le squadre come il Sassuolo, il Carpi, il Chievo ed altre vivono grazie al settore giovanile. Le grandi squadre dovrebbero imparare dalle cosiddette provinciali per tornare un giorno a livelli superiori».
Una critica forse ingenerosa considerando che era tanto tempo che il Milan non poteva permettersi il lusso di vantare ben 4 prodotti del vivaio (Abate, De Sciglio, Antonelli e appunto Donnarumma) tra i titolarissimi rossoneri.