19 gennaio 2020
Aggiornato 16:00
Calcio | Milan

Maldini: «Al Milan manca gente che sappia di calcio»

L'ex difensore rossonero intervistato da Sky Sport: «Considero Galliani un grandissimo dirigente ma nel decidere e nel valutare i giocatori dovrebbe essere affiancato. Berlusconi? Non lo sento da sei anni».

MILANO - Tornare al Milan gli piacerebbe ma non decide lui. Intervistato da Sky Sport per «I signori del calcio» che andrà in onda stasera alle 24.15 e poi domani, alle 19.45, all'interno del programma «L'uomo della domenica», Paolo Maldini ammette che spesso lo chiamano da via Aldo Rossi, «mi ha chiamato Leonardo, poi Allegri, Seedorf e infine Barbara Berlusconi. Loro mi coinvolgono, ma ogni volta dico la stessa cosa: se posso ridare qualcosa a una società che mi ha dato tanto, lo faccio volentieri. Ma voglio decidere con la mia testa. E questa sembra una cosa complicata o che possa creare scompiglio. Il presidente Berlusconi ha fatto altre scelte. L'ho visto in occasione della mia ultima partita, è da allora che non lo sento. Non mi sono mai sentito così vicino al rientro in società. So benissimo che è lui la persona che decide, e non avendolo mai sentito negli ultimi sei anni...».

Galliani ha bisogno di un tutor
Guardando il Milan di oggi, «se vuoi tornare a essere grande ci vuole un percorso, ci vogliono delle idee. Ci vuole gente che sappia di calcio e in questo momento al Milan è quello che manca. Considero Galliani un grandissimo dirigente ma probabilmente dove lui è un po' carente è nella zona calcistica: nel decidere e nel valutare i giocatori. Lì dovrebbe essere affiancato. Noi abbiamo vinto perchè eravamo una grande squadra. C'era dietro una società con un progetto ambizioso e c'era il rispetto del ruolo. Il doppio ad non mi piace - continua Maldini - E' vero che sono nato nel Milan ma la cosa più importante che sono riuscito a raggiungere nella mia vita è l'indipendenza di pensiero. So benissimo che è molto più facile dire alle persone a cui vuoi bene che sono brave e belle, ma è molto piu' utile dire le cose come stanno».

C'è bisogno di un elemento di rottura. E Mihajlovic lo è
«La mia posizione critica nei confronti del Milan e' solamente un atto d'amore perchè verso questa società provo ancora molto amore», assicura l'ex difensore, che approva invece la scelta di Mihajlovic in panchina. «Non è facile arrivare in una squadra come il Milan, con un passato così glorioso. Milanello, San Siro, il Milan, pesano. Per i giocatori, per gli allenatori, per tutti. Non condividevo l'idea di prendere due esordienti in un momento delicato come quello degli anni scorsi. Trovo siano state scelte azzardate. Anche se poi Seedorf ebbe dei risultati incredibili. Però c'è bisogno di un elemento di rottura. E Mihajlovic lo è».