21 ottobre 2019
Aggiornato 16:30

Trofeo Berlusconi, il Milan perde anche con i baby nerazzurri

Serata da dimenticare per i rossoneri che, al cospetto di Silvio Berlusconi, non hanno onorato al meglio il trofeo intitolato al papà del presidente onorario del Milan. Subito in gol i nerazzurri per una dormita di Mexes, Mihajlovic ha dovuto far fronte anche all’infortunio di Bertolacci. Secondo tempo più vivace ma Carrizo e Berni hanno detto no a tutti i tentativi milanisti.

MILANO - Nella giornata di celebrazione del film cult «Ritorno al futuro», alzi la mano chi tra i tifosi rossoneri non ha desiderato entrare in possesso di quella stupefacente macchina del tempo azionata da Michael J. Fox per tornare indietro ai tempi fastosi in cui il Milan di Berlusconi trionfava ad ogni latitudine del pianeta. Oggi purtroppo la squadra agli ordini di Mihajlovic, che di quel glorioso manipolo di campioni porta solo la maglia a strisce verticali rossonere, è un infinito contenitore di delusioni e il derby dell’Expo ne è stata l’ennesima conferma. 

Preoccupa il crack di Bertolacci
Accompagnati dallo sguardo perplesso del padrone di casa, il presidente Silvio Berlusconi, i giocatori rossoneri hanno dato subito la sensazione di aver capito male i dettami tecnico-tattici del suo allenatore. E il patron del Milan, ansioso di regalare al papà Luigi alla cui memoria è dedicato il trofeo, deve essersene accorto in fretta.
I primi minuti giocati dai ragazzi di Mihajlovic sono stati letteralmente un incubo. Prima il buco clamoroso della difesa milanista in occasione del vantaggio nerazzurro segnato da Kondogbia (in quel frangente l’espressione in tribuna di Galliani si è trasformata in un ghigno satanico), poi il crack di Andrea Bertolacci, vittima di una distorsione al ginocchio che potrebbe segnare in maniera inquietante il futuro della stagione rossonera.

Dormi Mexes, dormi!
Come si fa a giocare un derby, per quanto amichevole, durante un grigio pomeriggio di metà settimana davanti a poche migliaia di persone? È quello che deve aver pensato Philippe Mexes, tirato fuori dal letargo naftalinico a cui l’aveva costretto Sinisa Mihajlovic. Indeciso sul da farsi, se concentrarsi e giocare una partita da protagonista, sfruttando la chance di riconquistare il posto da titolare anche in campionato, oppure giochicchiare con l’attenzione riservata normalmente al torello fatto tra il primo e il secondo tempo dai panchinari, il difensore francese non ha avuto dubbi e ha scelto la seconda opzione. Così, dopo una palla svirgolata in area da Antonelli, l’ex centrale della Roma ha ritenuto opportuno osservare con incuranza la palla finire sui piedi di Kondogbia, oggetto del desiderio di Galliani durante l’estate, che non ha esitato a trafiggere il baby portiere milanista Donnarumma.

La serata dei portieri
È questa la fotografia più nitida per descrivere quello che è stato il secondo derby giocato per il Trofeo Berlusconi (il primo fu vinto dal Milan nel 1992 con un gol di Papin). Anche se di cose, ne sono successe tante altre nel corso del match. Perché è innegabile che il Milan ci abbia provato a ribaltare la situazione ed evitare al presidente Berlusconi lo smacco di consegnare la coppa intitolata al papà ai dirimpettai di Naviglio. Purtroppo oggi il secondo portiere nerazzurro, l’argentino Carrizo, era in forma de luxe. E come lui anche il terzo, l’eterno panchinaro Berni, subentrato nel finale di partita e protagonista di almeno un paio di miracoli su tentativi del bomber per caso Rodrigo Ely.

Il derby dei giovani
C’è da aggiungere, a conferma del deprimente momento negativo del Milan, che se nel primo tempo Mancini ha messo in campo l’Inter delle seconde linee, nella ripresa ha schierato un gruppo di ragazzini della Primavera, nati quando De Jong già si faceva la barba. Purtroppo non è bastato, le offensive rossonere si sono schiantate tutte contro il muro eretto dai nerazzurri che hanno trovato anche la forza e il coraggio di scaldare i guanti del più giovane - e anche più atteso - protagonista della serata, Gianluigi Gigio Donnarumma, baby portiere del Milan, già pronto a togliere il posto al titolare Diego Lopez.

La rassegnazione di Mihajlovic
A fine partita il tecnico Mihajlovic è sembrato il ritratto della depressione: «Ci spiace per il presidente, ci teneva così tanto. Ma ogni partita regaliamo un gol».
Non sempre verrebbe da dire, a volte anche più di uno. Su questo aspetto l’allenatore serbo avrà ancora molto da lavorare. Il problema vero è non c’è più nemmeno rabbia nelle sue reazioni e nelle sue parole, solo una costernata rassegnazione. Ed in Casa Milan è questo l’aspetto più preoccupante.