23 ottobre 2020
Aggiornato 23:30
Calcio - Serie A

Romagnoli espulso, il Milan si ferma al rosso

I rossoneri perdono ancora, stavolta contro il Genoa di Gasperini. A decidere il match una punizione di Dzemaili deviata in barriera da Bonaventura e l’espulsione ingenerosa comminata da Tagliavento a Romagnoli

MILANO - Niente da fare, neanche stavolta il Milan è riuscito a sfatare l’anatema delle tre vittorie consecutive che in rossonero mancano ormai da un anno e mezzo. Allora toccò a Clarence Seedorf centrare questo risultato (per la cronaca, allora i successi furono 5), era il marzo-aprile 2014.
I rossoneri di Mihajlovic, dopo aver sconfitto Palermo e Udinese e chiamati al più classico dei «non c’è due senza tre», hanno toppato ancora una volta, uscendo sconfitti dallo stadio Marassi, soverchiati da un Genoa che ha messo sul piatto forza fisica, irruenza, voglia di vincere, in quantità industriale rispetto ad un Milan ancora indecifrabile.

Romagnoli, rosso esagerato
E per fortuna che alla fine del primo tempo è arrivata l’espulsione di Romagnoli, giudicata unanimemente un’assurdità. Il cartellino rosso mostrato in maniera beffarda dall’arbitro Tagliavento al difensore rossonero ha paradossalmente spento il fuoco sotto la graticola riservata a Mihajlovic, garantendo al tecnico serbo l’alibi necessario per affrontare il prossimo match con relativa tranquillità.

Milan insonnolito
Ancora una volta i rossoneri hanno regalato un tempo agli avversari, prestando il fianco al Genoa con un ingresso in campo dal primo minuto al limite della denuncia. Distratti, supponenti, insonnoliti, i giocatori del Milan hanno iniziato la partita quasi votati al martirio, inspiegabilmente rassegnati a subire le offensive tutt’altro che irresistibili degli avversari. Ed infatti il gol è arrivato solo grazie ad un calcio di punizione scagliato da distanza siderale dallo svizzero Dzemaili, deviato in barriera da Bonaventura e favorito da un riflesso da bradipo del portierone spagnolo Diego Lopez.

Poche giustificazioni per MIhajlovic
E dire che nella ripresa, malgrado l’uomo in meno, al Milan non sono mancate le occasioni da gol, soprattutto le due clamorose nei minuti di recupero fallite prima da Kucka, poi da Rodrigo Ely.
Impossibile però far finta di non vedere che a questo Milan mancano ancora troppi elementi per poter dire la propria in un campionato che non trova padrone. C’è da ringraziare anzi la brillante Fiorentina di Paulo Sousa che, andando a stropicciare l’Inter a San Siro, ha impedito un fugone che dopo appena 6 giornate avrebbe di fatto già oscurato gli orizzonti di gloria rossoneri.

Il paragone con la Fiorentina
A proposito dei viola, viene da sorridere a leggere la più scontata giustificazione impacchettata per Sinisa Mihajlovic, «è appena arrivato, ha bisogno di tempo». Ai garantisti per forza va ricordato che il tecnico portoghese della Fiorentina ha iniziato la sua nuova avventura in Toscana esattamente quando l’ex allenatore della Sampdoria ha preso in mano il Milan. Eppure in riva all’Arno i risultati si vedono e sono decisamente incoraggianti. Malgrado un mercato al risparmio, in controtendenza rispetto ai 90 milioni spesi da Galliani per rinnovare la squadra.

Addirittura peggio del Milan di Inzaghi
Oggi la sconfitta più pesante da digerire per Sinisa Mihajlovic è il paragone impietoso con Filippo Inzaghi. Perché il nuovo Milan serbo finora ha fatto anche peggio dell’anno scorso quando i rossoneri erano quinti con 11 punti (contro i 9 di quest’anno), con 13 reti realizzate e 9 subite (oggi sono 8-9), e un calendario pressoché simile.
Il processo per il nuovo allenatore rossonero sta per iniziare. Imputato Mihalovic, si alzi!