3 aprile 2020
Aggiornato 23:30
Calciomercato | Milan

Milan, il ritorno di Balotelli e quel patto per Ibra

Definito il ritorno di Supermario in rossonero, malgrado le mille perplessità legate all’operazione. Mihajlovic ha preteso garanzie dal calciatore, ma pare difficile che il ragazzo possa offrirle fino al termine della stagione. E intanto prende forma l’accordo tra Galliani e Raiola per avere Balotelli quest’anno e Ibrahimovic il prossimo.

MILANO - «Do­vrai es­se­re il primo ad ar­ri­va­re e l’ul­ti­mo a usci­re. Devi dare sem­pre il mas­si­mo, al­tri­men­ti ti fac­cio tro­va­re le va­li­gie fuori da Mi­la­nel­lo». Con queste accomodanti parole di benvenuto Sinisa Mihajlovic ha accolto il figliuol prodigo Mario Balotelli al Milan, di ritorno dalla sua fallimentare esperienza - l’ennesima - stavolta in riva al Merseyside, con la gloriosa maglia rossa del Liverpool.
L’ex attaccante azzurro, messo alle strette, ha offerto le risposte che il tecnico serbo sperava di ascoltare («Sono cam­bia­to. L’espe­rien­za da papà mi sta ser­ven­do tanto, come tanto mi ha se­gna­to la per­di­ta di mio padre. Non ti de­lu­derò»), ma le perplessità sulla bontà dell’operazione restano.

Operazione economica ok
Non per quello che riguarda l’aspetto economico, anzi. Da questo punto di vista il ritorno di Balotelli al Milan può essere quasi considerato un colpaccio: venduto dodici mesi fa a 20 milioni, ripreso adesso gratis, per giunta con l’impegno a pagare solo una parte dell’eccessivo stipendio riconosciuto dai Reds a Balotelli (2,3 spettanti a Galliani, gli altri quasi 4 ancora al club inglese).
I dubbi crescono quando si inizia ad analizzare l’operazione da un punto di vista tecnico. Con tutti i problemi manifestati dal Milan in mezzo al campo, era proprio Balotelli l’acquisto necessario per dare una sistemata alla rosa di Mihajlovic?

Ibra e Balotelli, attaccanti diversi
Qualcuno dirà, ma se finora il Milan ha fatto carte false per riavere Ibrahimovic vuol dire che una punta serviva. Il punto fondamentale è proprio questo, la differenza tra i due centravanti: il ritorno dello svedese avrebbe garantito, oltre ad una crescita esponenziale di qualità, carisma, personalità a tutta il gruppo e un aumento indiscutibile del potere offensivo della squadra, anche un’impennata del numero di assist e finalizzazione per tutti i compagni di reparto (Nocerino, Pato, Robinho ne sanno qualcosa); Balotelli invece è un centravanti anarchico e indolente, un calciatore che gioca per sé e basta, una versione nostrana del francese Menez, ma molto meno affidabile.

Impossibile sperare che Balotelli cambi
E allora quanto resisteranno le valigie dell’ex Supermario all’interno del centro sportivo di Milanello? Poco, molto poco, immaginiamo.
Chiedere a Balotelli di comportarsi da atleta, di allenarsi seriamente, di non lasciarsi andare a scatti d’ira inopportuni, di mettersi a disposizione della squadra, ma soprattutto di divertirsi giocando a pallone, è come chiedere a Giovinco di diventare alto.
Praticamente impossibile. Si tratta di caratteristiche genetiche che ognuno di noi possiede fin dalla nascita. Balotelli è stato fornito da madre natura di un talento esagerato per il gioco del calcio, ma non di un’adeguata personalità per gestirlo. E per avere successo nello sport la testa a volta conta più della qualità nei piedi. Per conferma, andate a riguardare la carriera esemplare di altri grandi ex rossoneri quali Gattuso e Pippo Inzaghi, non certo dotati di raffinate doti pedatorie, ma animati da una ferrea volontà e da una passione sfrenata per questo sport.

Raiola, regista occulto dell’operazione
Lodevole che Sinisa Mihajlovic abbia voglia ed entusiasmo per cercare di redimere il buon Balotelli, ma per quanto tutti dicano «È la sua ultima occasione, dovrà sfruttarla per forza», i nostri dubbi - che sconfinano in drammatiche certezze - restano.
Resta solo da chiarire il mistero del perché Adriano Galliani abbia voluto giocarsi il jolly alla fine del mercato con un’operazione che al 90% per il Milan non produrrà nulla di buono. La risposta è tutta nel nome del procuratore dell’attaccante, Mino Raiola. Abbiamo già sottolineato come ormai l’ex pizzaiolo italo-olandese gestisca quasi interamente il mercato rossonero, meritandosi l’appellativo tutt’altro che fuori luogo di terzo amministratore delegato del Milan. 

Galliani-Raiola, patto per Ibra
Se pensiamo all’altro attaccante prestigioso gestito da Raiola ecco che i pezzi del puzzle tornano improvvisamente a posto: preso atto dell’impossibilità di liberare Zlatan Ibrahimovic dal Paris Saint Germain già quest’anno, SuperMino avrebbe dato la sua parola a Galliani di portare Ibra in rossonero tra dodici mesi a scadenza di contratto. A patto però che nel frattempo il club di via Aldo Rossi tentasse il clamoroso rilancio di Balotelli nel calcio che conta.
Detto fatto, la maglia rossonera non il n. 45 è già pronta nei Milan Store. Se ora però qualcuno iniziasse a preoccuparsi delle reali esigenze del Milan sarebbe cosa buona e giusta.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal