22 luglio 2019
Aggiornato 04:00

La F1 dà l'ultimo saluto a Bianchi: «Tragedia evitabile»

I campioni di oggi e di ieri piangono lo sfortunato pilota francese, il primo a perdere la vita in un Gran Premio ventun anni dopo Ayrton Senna. «Checché ne dica la Federazione, il suo incidente fu frutto di errori», accusa oggi la leggenda Alain Prost

NIZZA – Lewis Hamilton, Daniel Ricciardo, Nico Rosberg, Daniil Kvyat, Marcus Ericsson, Nico Hulkenberg. E poi ancora Pastor Maldonado e Felipe Massa, stretti in un commosso abbraccio. E Sebastian Vettel e Romain Grosjean, che hanno trasportato la bara, sulla cui cima è stato posto il suo casco. Tutti i protagonisti della Formula 1 non sono voluti mancare all'ultimo saluto al loro amico e avversario Jules Bianchi, ieri a Nizza. C'erano anche alcuni volti meno noti, come quello di Max Chilton, suo compagno di squadra l'anno passato alla Marussia, che questo weekend gli ha dedicato la sua prima vittoria nel campionato americano di Indy Lights. E tanti campioni del passato, a partire da Alain Prost, visibilmente in lacrime. Tutto l'automobilismo, di oggi e di ieri, si è voluto stringere per ricordare il primo pilota a perdere la vita, dopo il terribile incidente nell'ultimo Gran Premio del Giappone e oltre nove mesi di coma, a oltre vent'anni dall'ultima tragedia, quella di Ayrton Senna.

C'è un responsabile
«È un momento triste – lo riassume un altro grande del passato, Niki Lauda – Ma non dobbiamo dimenticare la cosa più importante: è un miracolo, e sottolineo un miracolo, che negli ultimi 21 anni non sia accaduto qualcosa del genere. Potete vedere quanto si è fatto per la sicurezza, ma alla fine ci sono 20 macchine che corrono a oltre 340 km/h». Certamente il dramma di Bianchi ha ricordato a tutto il circus i pericoli delle corse, ma ha anche insegnato delle dure lezioni: «Ripeto ora quello che dissi dopo l'incidente, non ho cambiato idea – commenta Prost – Dobbiamo parlare di alcuni piccoli errori di valutazione, di cui abbiamo pagato care le conseguenze. Parliamo di un incidente sotto la pioggia battente e con scarsissima visibilità: era necessario mandare in pista la safety car per neutralizzare la corsa prima di permettere alla gru di entrare in pista. Questo fu un errore, anche se l'inchiesta ufficiale della Federazione trasse conclusioni diverse». Già: secondo l'indagine federale, infatti, la colpa fu solo del povero pilota francese, che stava correndo troppo veloce in regime di bandiere gialle.

Ma la sicurezza non si ferma
Cercare oggi la responsabilità di quello schianto non è un esercizio macabro e sterile, e nemmeno l'inutile ricerca di un capro espiatorio cui addossare tutta la rabbia e il dolore. È l'unico modo possibile per far sì che la vita di Jules non si sia persa invano. Per evitare, una volta di più, che si abbassi la guardia sul tema della sicurezza. È per questo che nel prossimo futuro sulle monoposto di Formula 1 sarà installata una nuova videocamera, sviluppata dalla Magneti Marelli e della dimensione di metà di un iPhone, che registrerà con un dettaglio e una velocità senza precedenti gli impatti a cui sono soggette le teste dei piloti. Quanto alle immagini dell'incidente di Bianchi, invece, quelle purtroppo rimarranno vper sempre nascoste» dalla Fia. Vietato correre il rischio di contraddire la versione ufficiale.