17 luglio 2019
Aggiornato 02:30

Milan, l'accusa a Galliani: budget ricco e zero fantasia

Dopo anni di sofferenza e ristrettezze economiche, al Milan si respira un’aria nuovamente florida. Ma il mercato stenta a decollare: malgrado i tanti soldi a disposizione mancano fantasia e creativitą. Il risultato č che gli obiettivi sono sempre gli stessi e i costi esagerati. Sul banco degli imputati ancora una volta Adriano Galliani.

MILANO - Era da tempo che i tifosi del Milan non partecipavano con così tanto entusiasmo e passione primordiale alle vicende di calciomercato della squadra del cuore. Probabilmente da quando hanno iniziato ad assistere impotenti allo smembramento sconclusionato di un team capace di vincere e dettare legge ad ogni angolo del pianeta: dalla cessione di Shevchenko nel 2006, rimpiazzato dal fenomenale Oliveira (pagato peraltro 21 milioni al Betis Siviglia grazie alla «preziosa» intercessione di Ernesto Bronzetti), fino alla doppia partenza di Thiago Silva e Ibrahimovic per sanare il bilancio, passando per una ferita mai rimarginata, l’addio a Ricardo Kakà venduto al Real Madrid.

Finiti i tempi di Birsa e Constant
E accanto alla dolorosa rinuncia a monumenti della storia rossonera, gli acquisti a raffica (in prestito o a parametro 0) di indimenticabili protagonisti del tracollo rossonero quali Valter Birsa, Kevin Constant, Sulley Muntari, Oguchi Onyewu, Dídac Vilà, Taye Taiwo, Urby Emanuelson, Djamel Mesbah, Bakaye Traoré e potremmo continuare ancora per ore e ore.
Sembra passata una vita. Oggi si respira tutta un’altra atmosfera dalle parti di Casa Milan. Dalla nuova dimora del club, non più nella storica sede di via Turati, fino al completo restyling dell’assetto societario, caratterizzato dal prossimo ingresso nell’Ac Milan della cordata cino-thailandese guidata dall’uomo d’affari Bee Taechaubol, l’uomo capace di ammaliare Silvio Berlusconi con le sue seducenti proposte economiche.

Obiettivo: tornare in fretta competitivi
Troppo facile individuare l’obiettivo numero uno per la dirigenza rossonera: mettere a disposizione del nuovo allenatore Sinisa Mihajlovic una squadra degna di poter tornare a competere sia in ambito nazionale, che - magari già dal prossimo anno -  internazionale.
Tranquilli, ci pensa Galliani.
Invece pronti via, prima il caso Kondogbia, poi il fattaccio Jackson Martinez, il Milan che mette sul piatto quasi 80 milioni di euro per i due nuovi acquisti, ma entrambi snobbano il rossonero e si accasano rispettivamente all’Inter e all’Atletico Madrid.
Il resto è storia recente. L’immediato riscatto con Bertolacci, Bacca e Luiz Adriano, una trattativa ancora in alto mare per cercare di strappare Romagnoli alle grinfie di Walter Sabatini e regalare a Mihajlovic l’unico calciatore espressamente richiesto dal tecnico serbo, e una fitta trama di impegni, promesse e accordi con Mino Raiola per riportare Zlatan Ibrahimovic a Milanello.

Spesi già quasi 60 milioni
Risultato? Già quasi 60 milioni di euro spesi senza essere ancora riusciti a dare una fisionomia ben precisa a questa squadra, lacunosa in difesa, priva di fosforo a centrocampo e piena di doppioni in attacco.
Ed un problema che torna prepotente a fare capolino nei dibattiti e nei forum tra tifosi: a livello di organizzazione societaria al Milan c’è indubbiamente qualcosa da rivedere.
Ad esempio, è possibile che, pur avendo un ricco budget a disposizione, il Milan non riesca a trovare una valida opzione alternativa (o aggiuntiva) ad Alessio Romagnoli? Vero è che con il doppio acquisto di Bacca e Luiz Adriano i rossoneri hanno riempito le caselle destinate ai calciatori extracomunitari, ma riesce difficile pensare che non ci sia alcun altro modo per investire quei 25-30 milioni di euro destinati al rafforzamento del reparto difensivo. 

Cavani, Pastore e Dybala, l’esempio del Palermo
Il problema appunto è da ricercarsi nella particolare organizzazione della squadra di mercato rossonera, monopolizzata, governata e gestita dal solo Galliani, ferocemente intenzionato a boicottare chiunque provi a mettersi sulla sua strada. Eppure al Milan, mai come in questo momento, si sente il concreto bisogno di uno staff energico, brillante, propositivo da affiancare all’ad rossonero: un direttore sportivo, una rete di osservatori, talent scout, gente in grado di setacciare l’intero mondo del calcio alla ricerca di talenti da portare a Milanello. Invece nulla. E il risultato è che si finisce a trattare sempre con le stesse squadre, sempre con gli stessi procuratori e di conseguenza anche gli obiettivi di mercato sono sempre gli stessi, con costi di gestione esorbitanti.
Eppure basterebbe guardarsi attorno e osservare ad esempio il Palermo, capace di scovare negli anni il talento acerbo di attuali campioni del calibro di Cavani, Pastore, Dybala etc. etc. Perché al Milan tutto ciò non è possibile?