22 ottobre 2019
Aggiornato 05:00

Non è Ancelotti la soluzione ai problemi del Milan

Mentre si infittiscono le voci che vedono Rafa Benitez pronto ad accasarsi al Real Madrid, prendono consistenza anche le speranze di una grossa frangia di tifosi rossoneri che vorrebbero il ritorno di Carletto al Milan. Ma siamo sicuri che la soluzione migliore per la rinascita del club sia questa?

MILANO - Chi l’avrebbe mai detto? Carlo Ancelotti, l’uomo delle 3 finali di Champions League (2 vinte) raggiunte da allenatore in otto stagioni alla guida del Milan, potrebbe tornare a casa. Quella che sembrava un’assoluta eresia fino a pochi giorni fa, adesso inizia ad assumere i contorni dell’indiscrezione attendibile, del sussurro verosimile, per la gioia del popolo milanista che quasi non crede a ciò che legge.
Al di là delle suggestioni emozionali, sempre molto - forse troppo - rilevanti quando si tratta di prendere decisioni al Milan, il ritorno dell’amato Carletto non sembra, almeno sulla carta, la panacea a tutti i mali del club rossonero, ferito nell’orgoglio e nei sentimenti da annate disastrose e per questo bisognoso di una terapia intensiva di cure ed attenzioni, mancate troppo spesso negli ultimi anni.

Le esperienze infelici dei ritorni di Sacchi e Capello
Premesso, per non correre il rischio di passare per matti, che in questa analisi non c’è nulla che possa mettere in dubbio le qualità dell’Ancelotti allenatore, il problema casomai è legato all’opportunità di un ritorno su una panchina dove il tecnico di Reggiolo ha già vinto tanto, praticamente tutto, e per questo sarà pressoché impossibile ripetersi.
Al Milan tra l’altro dovrebbero conoscere bene certi meccanismi di ritorno, falliti sempre miseramente senza il minimo appello.
Basti pensare ad Arrigo Sacchi, tornato al Milan nel ’96, dopo aver vinto nel periodo ’88-’91 uno scudetto e sei trofei euro-mondiali (2 Champions), e capace di trascinare i rossoneri fino ad un poco onorevole decimo posto.
Più o meno quanto accaduto a Capello, tornato al Milan nell’estate del ’97 (al posto di Sacchi proprio come nel ’91), anche lui richiamato sull’onda emotiva dei 4 scudetti e della Champions vinta nel ’94, ma anche Don Fabio protagonista di una stagione fallimentare culminata con un tristissimo undicesimo posto.

Ancelotti, il tecnico più amato dai tifosi del Milan
Senza dimenticare i ritorni a casa - a dir poco infausti - di leggende del calcio rossonero come Gullit, Donadoni, Shevchenko, Kakà.
Il grosso problema al Milan è che troppo spesso, anziché prendere decisioni magari impopolari ma più opportune dal punto di vista strategico, si tende a  percorrere la strada dei sentimenti, a seguire la corrente popolare e ad assecondare i desideri dei tifosi.
Un po’ come è accaduto la scorsa estate quando Galliani regalò tronfio la controfigura di Fernando Torres ad un popolo rossonero festante come mai.
Oggi Carlo Ancelotti è di sicuro l’allenatore più amato e più desiderato dalla tifoseria rossonera ed è per questo che la scelta potrebbe ricadere su di lui.

Le difficoltà economiche e tecniche dell'operazione
Lasciando da parte i sentimenti, le emozioni e le suggestioni, sono altri i motivi per cui Ancelotti sulla panchina del Milan oggi potrebbe essere un azzardo. Al di là delle oggettive complicazioni di carattere economico (oggi il tecnico emiliano percepisce da Florentino Perez uno stipendio di 7,5 milioni di euro netti), Carletto nostro, dopo un po’ di anni in giro tra Paris Saint Germain, Chelsea e Real Madrid, sembra essersi abituato ad un lusso che dalle parti di Milanello è ormai solo un ricordo.

E allora provate ad immaginare un pilota abituato a portare al traguardo un bolide da 1000 cavalli di razza (Drogba, Lampard, Ibrahimovic, Bale, Benzema, Ronaldo), messo alla guida di un’utilitaria trainata da una ventina tra puledri e ronzini…