16 dicembre 2019
Aggiornato 03:00
Promossi e bocciati del Gran Premio di Malesia

Le pagelle: Vettel e Ferrari da 10, Mercedes insufficiente

Non poteva che arrivare il massimo dei voti per la rossa, tornata al successo nella seconda gara stagionale. I campioni del mondo in carica, invece, nonostante il doppio podio non sono stati all'altezza della situazione.

SEPANG – In sole due settimane, è cambiato tutto. Quella Mercedes che aveva dominato il Gran Premio d'Australia si ritrova ora a riflettere sui troppi errori commessi. E la Ferrari che era giunta staccata di mezzo minuto al traguardo può ora guardare tutti dall'alto in basso. Ecco, riassunti nelle nostre pagelle, i verdetti consegnati dalla gara di Sepang, in Malesia, secondo appuntamento del Mondiale 2015 di Formula 1.

SEBASTIAN VETTEL – voto 10. Questa vittoria è soprattutto sua. Dei paragoni con il suo illustre connazionale si sarà anche stufato, ma oggi il piccolo Seb sembrava davvero lo Schumacher dei tempi migliori. Capace con il suo irraggiungibile ritmo da metronomo di far funzionare una strategia meno convenzionale di quella della Mercedes: restare in pista dopo l’uscita della safety car e quindi compiere un pit stop in meno. Se è andata così bene è stato grazie all’abilità del pilota tedesco di spingere al massimo e allo stesso tempo preservare le gomme più a lungo degli avversari. Impeccabile.

FERRARI – voto 10. Un tempo, Stefano Domenicali avrebbe reagito diversamente dopo il terzo posto in Australia. Sedendosi sugli allori dei i miglioramenti raggiunti o, tutt’al più, recriminando per i vantaggi che il regolamento ha concesso alla Mercedes. Il suo successore Maurizio Arrivabene, invece, ha detto una cosa semplicissima: «Bene così, ma dobbiamo fare di più, dobbiamo vincere». E i suoi uomini lo hanno accontentato. L’era della Ferrari dilaniata da lotte interne e confusa nelle decisioni dei box sembra lontanissima. Questo è un vero capo, questa è una vera squadra.

KIMI RAIKKONEN – voto 8. In qualifica poteva risparmiarsi l’accusa velata alla strategia della squadra, quando le colpe erano equamente divise, visto che lui aveva perso posizioni in pista e si era fatto imbottigliare dal traffico. Ma la sostanza cambia poco: un pilota che, vittima di un’incolpevole foratura nei primi giri, riesce a recuperare a spron battuto fino al quarto posto è quel bollito che tutti avevano bollato dopo qualche mese negativo? Per raggiungere la perfezione, gli manca solo un po’ di fortuna.

MERCEDES – voto 5. Forse siamo troppo severi, dopotutto stiamo parlando di un team che lascia Sepang con un doppio podio. Ma anche lo stesso boss Toto Wolff ha ammesso che «ci serviva questa sveglia». Una squadra che inizia la stagione con l’obiettivo minimo di dominare il Mondiale non può farsi imbambolare dalle scelte strategiche. E, stavolta, il muretto delle frecce d’argento ha perso la sua consueta precisione teutonica: prima richiamando ai box i suoi due piloti sotto la safety car (scelta rivelatasi sbagliata, specialmente per Rosberg costretto ad aspettare in coda come dal benzinaio) e poi montando le meno performanti gomme dure ad Hamilton sul finale (quelle morbide le aveva sprecate il giorno prima in qualifica, forse ritenendole erroneamente inadatte alla durata della gara).

WILLIAMS – voto 7. Quel ruolo di seconda forza che la stagione 2014 e i test invernali sembravano averle consegnato è lontanissimo. Ma finalmente la squadra di Grove è tornata alle posizioni che le competono: quinto e sesto posto. Menzione d’onore per Valtteri Bottas, che si spazza di dosso i postumi dell’infortunio alla schiena che lo aveva costretto in panchina in Australia con un sorpasso formato gigante sul compagno di squadra Felipe Massa all’ultimo giro. Il brasiliano, intanto, continua a piagnucolare perché la Mercedes gli dà un motore più lento di quello della squadra ufficiale. Salvo poi ritrattare qualche giorno dopo.

MAX VERSTAPPEN – voto 7,5. Lo ammettiamo: siamo tra coloro che erano scettici all'idea del debutto di un 17enne in Formula 1. Troppo alto il rischio di bruciarlo in un ambiente in cui di chance, spesso, se ne ha una sola. Ma la Toro Rosso ci aveva visto giusto: il minorenne figlio d’arte olandese oggi è diventato il più giovane di sempre a finire a punti nel Mondiale. Grazie anche al sorpasso più bello della gara, quello sul compagno di squadra Carlos Sainz Jr al giro 23. Mica male per un ragazzino.

RED BULL – voto 5. Anche in questo caso, le recriminazioni post-gara in Australia non hanno portato bene. Sarà anche vero, come hanno tuonato quindici giorni fa, che la colpa è soprattutto del motore Renault, da troppo tempo non all'altezza del Mercedes (ma gli stessi motoristi erano stati artefici dei loro successi iridati a ripetizione, un po' di gratitudine non guasterebbe). Eppure la sorella minore Toro Rosso, che monta lo stesso propulsore, sta cominciando ad andare costantemente meglio di loro. Forse è ora di fare un po' di autocritica?

FORCE INDIA – voto 4. Partita con buone aspettative in questa gara, si è rapidamente eclissata sul finale. E i dieci secondi di penalità beccati da entrambi i piloti, Sergio Perez e Nico Hulkenberg, per aver provocato i rispettivi incidenti non hanno aiutato. Mettessero la testa a posto.

FERNANDO ALONSO – senza voto. Non è colpa sua, anzi, siamo stati contenti di rivederlo in forma e in pista a un mese dal suo brutto incidente. Fatto sta che la McLaren ha ceduto ancora e lo ha costretto ad osservare dal muretto dei box il suo ex team tornato alla vittoria. Brutti momenti…