8 agosto 2020
Aggiornato 22:00
Braccio di ferro

Vertice UE, si mette male. Conte accusa: l'Europa sotto il ricatto dei «frugali»

Sul Recovery Fund l'Italia sbatte contro i Frugali: «Stallo più complicato del previsto». Confronto duro fra il Premier italiano e Rutte, ma anche la partita di Orban complica l'intesa a 27

Un momento del Consiglio europeo
Un momento del Consiglio europeo ANSA

BRUXELLES - "La partita è ancora aperta... Domani proseguiremo il negoziato perché dobbiamo chiuderlo, dobbiamo fare di tutto per chiuderlo. E' nell'interesse di tutti: rimandare questa partita non giova a nessuno». Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha descritto così, davanti ai giornalisti che lo attendevano al suo rientro in hotel ieri notte, il nulla di fatto della seconda giornata del vertice Ue di Bruxelles dedicato ai negoziati fra i capi di Stato e di governo sul bilancio pluriennale comunitario e sul Recovery plan europeo. «L'Europa è sotto il ricatto dei 'paesi frugali'», ha aggiunto più tardi il premier con una nota inviata dal suo ufficio stampa.

«Ci sono dei punti specifici - ha riferito Conte - sui quali stiamo negoziando e discutendo anche animatamente. Ad esempio sulla ripartizione tra sussidi e prestiti, su alcuni profili che riguardano l'attuazione dei programmi, su alcune 'condizionalità' come il rispetto dello stato di diritto; e anche sugli sconti che vengono concessi, i famosi 'rebate' riguardanti il bilancio pluriennale», che riguardano proprio i quattro «frugali», Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, oltre alla Germania. «Insomma - ha osservato - ci sono ancora dei punti su cui il negoziato è molto duro».

A una domanda sulle «linee rosse» dell'Italia, il presidente del Consiglio ha risposto che «l'Italia innanzitutto non può accettare che questo programma sia compromesso nella sua efficacia, nella sua consistenza, e che diventi inutile Per quanto riguarda la ripartenza del nostro paese, ma anche dell'Europa intera. Questo - ha sottolineato - non lo possiamo accettare».

«Stiamo cercando - ha continuato - di costruire un percorso che porti anche questi paesi più restii, i famosi 'paesi frugali' a sottoscrivere questo accordo, che si possa trovare una soluzione per convincerli». Perché in Consiglio europeo «purtroppo occorre l'unanimità, un solo Stato può bloccare» le decisioni; «questo significa che dobbiamo coinvolgere tutti in questo progetto, nella consapevolezza che siamo in una casa comune e che dove da una parte si perde, dall'altra si prende. Bisogna entrare in questa dimensione: che al di là delle partite contabili specifiche, qui o siamo tutti vincitori o saremo tutti sconfitti».

«Io non la metto sul piano della vittoria o della sconfitta dell'Italia: qui siamo tutti Sulla stessa barca», ha insistito Conte rispondendo a un'altra domanda sulle conseguenze che un mancato successo del negoziato potrebbe avere per lui in politica interna. «Su questo Sono sempre stato chiaro nei miei interventi, e come molti altri miei colleghi sono sensibile su questo. Non è che stiamo aiutando l'Italia, che stiamo dando dei sussidi, dei prestiti all'Italia: stiamo consentendo di riparare i danni della pandemia, danni diretti e indiretti; e nello stesso tempo stiamo consentendo una rapida ripresa dei paesi più colpiti e meno resilienti. E qui la convenienza di tutti. E siccome sono economia integrate, se il tessuto produttivo di un paese va giù, ovviamente tutti i paesi che sono collegati in questa economia integrata ne soffrono, assolutamente».

Il negoziato è quanto mai complesso, e non riguarda solo lo scontro fra i «frugali» e gli altri. Ieri sera, ad esempio, ha riferito Conte, «c'è stata una discussione sullo stato di diritto: tutto la serata, la cena è stata dedicata a questo. C'è stata un'ampia discussione: alcuni Stati (Ungheria e Polonia, ndr) non accettano che sia introdotta una 'condizionalita» per cui alcune poste di bilancio siano collegate al rispetto del principio dello stato di diritto, e hanno varie perplessità anche sulle modalità applicative di questa condizionalità».

Con il premier olandese Mark Rutte, il più duro dei «frugali», e l'unico dei quattro che pretende che i piani nazionali di spesa siano sottoposti all'approvazione all'unanimità da parte degli altri Stati membri prima dell'esborso dei fondi Ue «io ho un buon rapporto personale», ha osservato Conte, ma con lui in questo negoziato «lo scontro è durissimo. Ci stiamo scontrando in questi giorni in modo molto duro, molto serrato, perché ritengo che la sua richiesta dell'unanimità, e quindi di poter porre il veto, coinvolgendo il Consiglio europeo addirittura anche nella fase attuativa dell'attuazione di questo programma di rilancio, sia una richiesta indebita dal punto di vista politico, dal punto di vista giuridico, e poco praticabile in concreto».

Detto questo, Rutte «non si permette, non si è mai permesso di chiedere a me di fare questa o quest'altra riforma. Le riforme, tra l'altro, per come sono strutturati questi programmi - ha spiegato Conte -, saranno proposte dal singolo paese. Quindi non c'è un'Europa che chiede questa o quella riforma. Ci sarà, una volta approvato questo piano, il singolo paese che presenterà delle proposte, un piano per gli investimenti e per le riforme strutturali, che ovviamente verrà approvato, e poi partiranno le elargizioni».

«È ovvio che se viene approvato un piano, e dei fondi straordinari vengono erogati, in vista della realizzazione di un programma di investimenti e riforme, è giusto che ci siano delle verifiche», ha riconosciuto il presidente del Consiglio. D'altra parte, «gli stessi piani sono concepiti in modo che tutte le erogazioni avvengano sulla base dello stato di avanzamento dei progetti».

«Detto questo, il problema è che quando poi andiamo a operare il sistema di verifiche e di controlli, deve essere un sistema innanzitutto compatibile con le previsioni del trattato. Non dobbiamo alterare l'equilibrio istituzionale. Su questo - ha sottolineato Conte - sono intransigente. E, se mi permettere, lo sono anche più della Commissione. Perché sto assolutamente rivendicando questo aspetto anche nell'interesse della Commissione, del Parlamento europeo e dell'equilibrio di tutti i poteri». Un passaggio, questo, che sembra indicare una certa delusione per il modo forse ancora troppo timido con cui l'Esecutivo comunitario, e in particolare presidente Ursula von der Leyene, sta difendendo le sue stesse prerogative.

A un giornalista che chiedeva se non manchi una «visione comunitaria» dell'Europa, il presidente del Consiglio ha poi replicato: «La valutazione me la faccia fare alla fine. È ovvio che quando c'è un negoziato così duro, nel corso di tantissime ore, qualche momento in cui il dubbio rispetto a delle posizioni che si arroccano su partite contabili specifiche, il dubbio che non ci sia la consapevolezza del momento che stiamo affrontando, dei valori che sono in gioco e che dobbiamo tutelare, dell'obiettivo di preservare anche il mercato unico, di preservare la competitività dell'Europa rispetto al mondo, il dubbio che qualcuno perda di vista questo obiettivo assolutamente c'è, lo confesso».

Quanto alla proposta di compromesso che era stata avanzata da ieri dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e che comprendeva molte, forse troppe concessioni ai «frugali», Conte ha osservato: «Non voglio adesso entrare nei singoli dettagli, nelle singole proposte. Chiaramente per rimuovere e far convergere tutti, per avere l'unanimità, stiamo formulando dei riposizionamenti delle varie poste contabili. Adesso non ha senso secondo me - ha ripetuto - entrare nei dettagli. E' chiaro che quando si tocca qualche posta contabile c'è qualche paese che se ne avvantaggia e qualche altro che ne è svantaggiato. Quindi si rimuove e si riposiziona tutto. Domani (cioè oggi, ndr) riprendiamo e appena termineremo - ha concluso - avremo un quadro definitivo».

(con fonte Askanews)