8 dicembre 2019
Aggiornato 08:30

Renzi all'Università di Padova: «Non vado in Ue a fare il Pierino, ma a cambiarla»

Mattinata a Padova per il presidente del Consiglio, che prima si è recato nel carcere cittadino, dedicando su Twitter la visita al defunto Marco Pannella, e poi all'Università dove ha parlato sia di ricerca che di politiche europee

PADOVA – Mattinata a Padova per il presidente del Consiglio, che prima si è recato nel carcere cittadino, dedicando su Twitter la visita al defunto Marco Pannella, e poi all'Università dove ha parlato sia di ricerca che di politiche europee.

L'Università affianchi la politica per ricostruire il Paese
Il premier ha aperto il suo discorso con un ricordo alle popolazioni terremotate del centro Italia, scusandosi di aver cancellato due appuntamenti politici «ma era doveroso essere in un'altra città universitaria che è Camerino, che abbiamo nel cuore e a cui mandiamo solidarietà e vicinanza». Renzi quindi ha collegato il tema della ricostruzione a quello della ricerca universitaria, dicendo che è «evidente» che se dobbiamo essere in «prima fila nella ricostruzione a regola d'arte evitando le polemiche del passato, manca la scommessa strategica sul futuro». Secondo il presidente del Consiglio, dopo tre terremoti in sette anni c'è bisogno di un «grande sforzo a livello progettuale animato dalla politica perché la prima responsabilità della classe politica è di contenere i migliori cervelli del mondo universitario per la prevenzione attraverso Progetto casa Italia che necessità di un investimento che durerà trenta anni, fondamentale per il futuro del Paese, e l'università dovrà darci una mano».

Sembra che se uno va in Europa a chiedere il rispetto delle regole vuole fare il Pierino
Poi, come di consueto da qualche tempo a questa parte, è partito l'attacco all'Unione europea (Ue): «Da noi sembra che se uno va in Europa a chiedere il rispetto delle regole vuole fare il Pierino, o il Giambattista anziché voler avviare un dibattito politico su di esse», ha detto Renzi. Il premier non ha risparmiato nemmeno Berlino, ricordando che «quando la Germania ha violato il parametro del rapporto del 3% fra deficit e Pil è stata autorizzata dalla presidenza di turno, che era dell'Italia, del governo Berlusconi col ministro dell'Economia Tremonti» e che la Germania è andata in «deroga alle regole europee quando erano molto più leggere di adesso». Quindi il presidente del Consiglio ha detto che sia il modello tedesco che quello americano «funzionano» e che lo stesso presidente degli Usa, Barack Obama «ha sottolineano come la politica dell'austerity non funzioni ma serva una politica della crescita». Infine Renzi ha lanciato un appello perché si cambino le regole comunitarie: «Se vogliamo cambiare dobbiamo cambiare al nostro interno, ma devono farlo anche le istituzioni europee. Se non cambiano perdono la più grande esperienza di istituzioni democratiche degli ultimi secoli. Se mettiamo muri e paletti non andiamo da nessuna parte. Il mio auspicio è che la politica italiana, e non solo, vedano il futuro non come una minaccia ma come un'occasione».

L'Italia non è più il salvadanaio dei Paesi dell'Est
Uscito dall'Università il premier ha risposto al presidente dell'Ungheria, Viktor Orban, che ha accusato Renzi di nervosismo sulla questione profughi. «Io ho detto una cosa che probabilmente non ha fatto felice Orban: o l'Europa prende atto dei documenti che l'Europa stessa ha firmato e inizia a farsi carico dei migranti, oppure noi non abbiamo niente da chiedere, ma poiché inizia la discussione sul bilancio la piccola novità è che metteremo il veto su qualsiasi bilancio che non contempli gli stessi oneri e gli stessi onori». Il presidente del Consiglio ha proseguito dicendo che Orban non ha una visione chiara dell'Italia perché «non è vero che il deficit aumenta, non è vero che l'Italia è in una situazione di difficoltà e nervosismo». Infine ha concluso: «Evidentemente abbiamo colto nel segno, leggo un elemento di preoccupazione nei nostri amici dell'Est ma deve essere chiaro che l'Italia non è più salvadanaio da cui andare a prendere soldi. Il tempo in cui l'Italia faceva il salvadanaio è basta è finito».