15 dicembre 2018
Aggiornato 11:00

Draghi bacchetta l'Italia? E il governo tira dritto: «Non cambiamo di una virgola»

Si apre il periodo decisivo per la prova dei mercati sulla manovra. Domani il giudizio di Standard and Poor's, con l'ombra di un altro downgrading
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (Claudio Peri | ANSA)

ROMA – La linea del governo è ribadire che la manovra non si cambia. Ma la realtà è che da domani si apre un periodo decisivo per capire se la posizione dell’esecutivo reggerà alla prova dei mercati. Per domani è atteso il giudizio di Standard and Poor’s sul rating italiano, e l’aspettativa prevalente è quella di un downgrading. Il 2 novembre saranno invece resi noti i risultati degli stress test sulle banche. Il numero uno della Bce, Mario Draghi, oggi ha sottolineato che l’aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato dell’Italia automaticamente «riduce i margini espansivi» del bilancio italiano. Ma nonostante questo si è ribadito «fiducioso che si troverà un accordo».

Nessun cambio di rotta
Ma dal governo la linea è quella di una netta chiusura. «Non cambiamo di una virgola la manovra economica che porterà l’Italia a crescere non dello zero virgola. Se Bruxelles o qualche professorone vogliono che l’Italia cresca dello zero virgola ha trovato il ministro sbagliato e il governo sbagliato», ha replicato il vicepremier Matteo Salvini, aggiungendo che «anche io sono per un accordo, ma sulle nostre posizioni». Anche l’altro vicepremier Luigi Di Maio assicura che «non bisogna cambiare la manovra sul 2,4% di deficit: siamo uno Stato sovrano, il Parlamento decide cosa portare avanti». E lo spread, si è detto certo, «nelle prossime settimane inizierà a scendere perché sono le settimane di dialogo con l’Unione europea». «Non c’è dubbio» che la manovra sarà rimandata alla Commissione Ue «tale e quale», ha chiosato stasera il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona.

I rischi maggiori
Ma la realtà è che la preoccupazione c’è. Il premier Giuseppe Conte è difatti molto più cauto, e ammette che «se lo spread si alzasse ancora, e comunque anche se si mantenesse elevato, come ora a questo punto, certo sarebbe chiaramente una problema. Un problema di sistema. Perché paghiamo tanto di interesse». Però, ribadisce ancora una volta, «non è una manovra ardita: prevediamo uno scostamento dal deficit molto contenuto». E comunque l’Italia «ha una solidità nei fondamenti che non ha pari in tante altre economie. Manteniamo i nervi saldi, conserviamoci lucidi: sicuramente dobbiamo auspicare che lo spread scenda ma è necessario un messaggio di fiducia». Oggi piazza Affari ha chiuso in crescita con lo spread in calo a 310 punti. Domani e, soprattutto, il 2 novembre, si capirà se la situazione si sarà stabilizzata.