16 dicembre 2018
Aggiornato 09:30

Conte ora suona l'allarme: «Se lo spread continua ad alzarsi il sistema non regge»

Il premier punta su un «dialogo costruttivo con l'Ue». Di Maio: «Non cambiamo la manovra, siamo uno Stato sovrano». Salvini: «No ad aiuti esterni»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (ANSA)

ROMA - «Se lo spread si alzasse ancora, e comunque anche se si mantenesse elevato, come ora a questo punto, certo sarebbe chiaramente una problema. Un problema di sistema. Perché paghiamo tanto di interesse»: così, in un colloquio con Stampa e Repubblica da Mosca, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte avverte i rischi di un continuo attacco 'speculativo' sull'Italia. «Dobbiamo augurarci che scenda, abbassiamo tutti i toni e facciamo sistema perché ciò avvenga». Domani potrebbe presentarsi il conto di Standard & Poor’s, con il rischio di un nuovo declassamento del rating italiano. «Se arrivasse il downgrade, lo valuteremo». Conte spiega: «Io non sono contento se lo spread è alto. Ognuno deve contribuire facendo la propria parte. Io faccio la mia e infatti cosa ho detto fin da subito? Serve un dialogo costruttivo: la nostra manovra è seria, i fondamentali sono solidi, il codice di comunicazione che abbiamo adottato è un codice molto più tranquillo che in passato. È vero, c'è stata qualche dialettica verbale ma adesso dobbiamo metterla da parte e lavorare tutti assieme concentrandoci sull’obiettivo». E ripete l’obiettivo: «Dobbiamo fare in modo che questo spread si abbassi».

Di Maio avverte: «Non cambiamo la manovra, siamo uno Stato sovrano»
Chi però mette subito i paletti sull'eventualità di un cambio di manovra è il vicepremier del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio che a Radio24 difende il lavoro fatto dall'esecutivo: «Non credo bisogna cambiare la manovra sul 2,4 di deficit: siamo uno Stato sovrano, il Parlamento decide cosa portare avanti». Il tema «non è quello delle regole europee» ha spiegato il ministro «i mercati non sono preoccupati sulle regole europee sono preoccupati sul fatto che l’Italia voglia uscire dall’Europa, ma finché ci siano noi in Parlamento non usciamo dall’Euro e dall’Europa». Per quanto riguarda il pericolo rappresentato da un elevato spread Di Maio ha precisato che intervenire ora significa «monitorare lo stato della situazione, ascoltare gli istituti di credito, vedere le criticità. Sono fiducioso che lo spread nelle prossime settimane iniziarà a scendere perché sono le settimane di dialogo con l’Unione europa e saranno definiti i dettagli della legge bilancio e ci sarà quindi consapevolezza sulla manovra».

Salvini: «Acquisto Btp? Non ci servono aiuti esterni»
«La manovra economica darà serenità e stabilità all'Italia. Non abbiamo bisogno di aiuti esterni». Ne è convinto il vicepremier leghista Matteo Salvini che ha risposto così a chi gli ha chiesto se l'Italia avesse bisogno di un aiuto esterno, in particolare del fondo sovrano russo, per l'acquisto di Btp. «Noi puntiamo sul lavoro, sulla vita reale, sulle partite Iva. Gli italiani ci hanno votato per questo, la finanza seguirà», ha aggiunto Salvini, al suo arrivo al Forum economico euroasiatico. A chi gli ha chiesto se è d'accordo con le preoccupazioni espresse dal ministro dell'Economia sul livello attuale dello spread, Salvini ha replicato: «Sono sempre d'accordo con Tria». E con Conte? «Sono sempre d'accordo con Conte».

Il Movimento 5 stelle pronto a dare battaglia
Neanche l'eventuale apertura di una procedura di infrazione spaventa il Movimento 5 stelle. Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, al Sole 24 ore ha definito questa eventualità «un atto politico» nei confronti dell'Italia che «non è affatto isolata» in Europa. La manovra resta «espansiva», «rimane quella approvata» e «semmai si rafforza». Perché «è l'Europa che deve cambiare dismettendo le disastrose politiche dell'austerithy per abbracciare la crescita: questo è il nostro obiettivo. Non c'è uno scontro tra istituzioni ma un confronto tra modelli economici. Dialogheremo per fare valere le nostre ragioni». Un «eventuale anticipo a novembre della procedura di infrazione non farebbe altro che alimentare il sospetto di un giudizio politico da parte della commissione. Più che una minaccia sarebbe una confessione».