15 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Draghi è «fiducioso»: il governo troverà l'accordo con l'Europa

Lo spread peserà sulle banche, sulle imprese e sulle famiglie, spiega il presidente della Bce. Ma i «rischi non sono tali da far cambiare il nostro scenario»
La conferenza stampa del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi
La conferenza stampa del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (Armando Babani | EPA)

ROMA – Sulla manovra il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha affermato di restare «fiducioso che si troverà un accordo» tra Commissione europea e governo, precisando che questa è una sua opinione personale. Se non altro, ha spiegato nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo, perché gli aumenti dei rendimenti sui titoli di Stato italiani peseranno sui costi di finanziamento di imprese e famiglie e al tempo stesso «riducono i margini espansivi» del bilancio.

Rischi per i finanziamenti alle banche
La logica che rende «fiducioso» Draghi è la seguente. Gli attuali aumenti dei rendimenti sui titoli di Stato italiani, dovuti alle tensioni di mercato a loro volta collegate allo scontro con l'Unione europea, pesano sui costi di finanziamento di imprese e famiglie e al tempo stesso «riducono i margini espansivi» del bilancio stesso. Perché se per finanziarsi lo Stato deve offrire maggiori rendimenti ai sottoscrittori dei buoni del Tesoro, inevitabilmente avrà meno risorse da convogliare verso i provvedimenti su cui punta. «Probabilmente avremo effetti sul credito e, in definitiva, sulla crescita e quindi sullo spazio necessario per l'espansione di bilancio. I margini con i tassi che salgono diventano più piccoli», ha avvertito. E le tensioni sui titoli di Stato pesano sui livelli patrimoniali delle banche e si scaricano anche sui costi dei prestiti a imprese e famiglie. Su quale sia esattamente il livello di guardia degli spread «non ho la sfera di cristallo». Ma certamente i Btp «sono nei bilanci e se si svalutano pesano» sui livelli patrimoniali. Altro elemento cruciale, anche se poco noto al grande pubblico, Draghi ha confermato che se i titoli di Stato tricolori subissero una serie di declassamenti dalle agenzie di rating tali da metterli fuori dalla categoria «investment» (relegandoli a «junk», spazzatura), le banche italiane non potrebbero più utilizzarli come garanzie (collateral) per ottenere i rifinanziamenti della stessa Bce. Non si è però prestato a speculazioni su cosa farebbe la Bce in una scenario simile, che significherebbe per le banche vedersi seriamente compromettere una canale di finanziamento cruciale. Insomma, per tutti questi motivi «resto fiducioso sul fatto che alla fine si trovi un accordo», ha ripetuto Draghi. Più in generale, la posizione del Consiglio sui conti pubblici è che «la diffusa ripresa economica richiami al ripristino di margini. Questo è particolarmente importante nel Paesi con elevato debito pubblico, per cui il pieno rispetto del patto di stabilità e di crescita è cruciale per salvaguardare posizioni di bilancio solide».

Per ora non si cambia rotta
Tornando al quadro macroeconomico dell'area euro e alle sue implicazioni sulla politica monetaria, «le ultime informazioni giunte – ha detto Draghi – anche se in qualche modo più deboli del previsto, restano coerenti con una ripresa dell'area euro che continua» e che sostiene la risalita dell'inflazione. I rischi sulle prospettive di crescita «restano fondamentalmente bilanciati» ma al tempo stesso ormai «sono evidenti». Questi «rischi – ha poi precisato Draghi – non sono stati ritenuti tali (finora, ndr) da far cambiare il nostro scenario» previsionale, su cui si basa l'orientamento a interrompere dopo dicembre gli acquisti netti di titoli da parte della Bce. Segnali di crescente cautela, che sui mercati sono stati interpretati in un modo tale da favorire vendite sull'euro, magari nella prospettiva di una maggiore possibilità di future scelte più morbide. La valuta condivisa è tornata sotto quota 1,14 dollari, segnando nuovi minimi da oltre due mesi. Draghi ha comunque chiarito che sul cosa si farà a fine anno non si è ancora discusso. Se ne parlerà nelle due riunioni che mancano prima di dicembre, mentre gli acquisti di titoli netti proseguiranno al ritmo di 15 miliardi di euro al mese fino a dicembre.