20 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Politica e Tv

Borghi (Lega) contro Draghi: «Autorizzò lo scandalo Antonveneta»

L'economista del Carroccio ospite a L'aria che tira su La7 ha ricordato che l'attuale numero 1 della Bce non ebbe nulla da ridire sull' opaca operazione, quando era presidente di Banca d'Italia

ROMA - «La commissione di inchiesta sta navigando a vista sul calendario. Servirebbe invece un po' più di programmazione per organizzare meglio i lavori. In ogni caso, non si può approfondire al meglio il caso Mps se non si ascolta il presidente Bce Mario Draghi che al tempo dello sciagurato acquisto di Antonveneta da parte di Siena era governatore di Bankitalia e non batté ciglio malgrado l'operazione fosse orchestrata dai vertici del Monte senza nemmeno una due diligence dell'istituto rilevato dal Santander». Lo dicono i componenti M5s della commissione di inchiesta sulle banche.

Le bugie di Casini
«Inoltre - aggiungono - è evidente che non accetteremo alcuna manovra dilatoria e puntiamo ad arrivare allo scandalo della risoluzione delle quattro banche e alla convocazione dell'ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni, per avere notizie precise sulle presunte pressioni governative allo scopo di salvare in particolare Etruria».
«Infine, come temevamo, il presidente Casini - sostengono - sta abusando del proprio potere discrezionale di filtro sulle domande dei commissari. Stavamo per chiedere notizie ai procuratori milanesi Giordano Baggio e Stefano Civardi circa l'ispezione di Bankitalia su Antonveneta del 2007, atto che non avevamo ritrovato nella nostra documentazione. Casini ci ha subito interrotto sostenendo che in realtà quelle carte fossero disponibili: poi però si è scoperto che il presidente mentiva o che comunque aveva torto. Tuttavia, nel frattempo, aveva già frustrato la possibilità per noi di fare una domanda fondamentale circa la valutazione da parte di Via Nazionale in merito allo status della banca decotta che ha scassato i conti di Mps. Reclameremo in via ufficiale rispetto a una gestione dei lavori - concludono i portavoce - che non punta alla verità, ma si cura soltanto di non disturbare i manovratori».