23 maggio 2019
Aggiornato 23:30
Indipendentismi

Referendum autonomia, Veneto e Lombardia pronte a trattare col Governo: «Vogliamo i 9/10 delle tasse»

Dopo il successo politico del referendum sull'autonomia, i governatori sono pronti a trattare con Roma e il negoziato con l'Esecutivo potrebbe aprirsi nel giro di un mese

I due governatori di Veneto e Lombardia sono pronti a trattare con Roma.
I due governatori di Veneto e Lombardia sono pronti a trattare con Roma. ( ANSA )

ROMA - Dopo il "big bang" del referendum sull'autonomia, che ha consegnato un importante mandato politico alla Lega Nord, la partita del Veneto e della Lombardia si sposta a Roma. E il negoziato con l'Esecutivo potrebbe aprirsi nel giro di un mese. Forte di un grande plebiscito popolare, il governatore del Veneto Luca Zaia guarda già alla trattativa con il Governo. Insieme a lui il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che mette a tacere le polemiche sull'affluenza - intorno al 38-39%, quasi venti punti in meno rispetto al Veneto - e anche quelle sul flop del voto elettronico. E il segretario del Carroccio in persona, che per primo aveva scommesso sulla vittoria referendaria. Perfino dalla nemica-amica Commissione europea è arrivata la benedizione del risultato elettorale, per bocca della capo portavoce Margaritis Schinas perché che è avvenuta «entro la cornice costituzionale italiana» a differenza di quanto accaduto recentemente in Catalogna. I referendum in Lombardia e Veneto, ha rilanciato il presidente del Parlamento europeo Tajani, «non preoccupano Bruxelles», perché la «Catalogna è un'altra cosa».

Maroni: Più 25mld alla Lombardia
Dunque, ora, per Zaia «l'interlocutore» è Gentiloni e non certo il ministro dell'Agricoltura e vice segretario del Pd Maurizio Martina che stamani in un'intervista, quando già Roberto Maroni parlava dei «24-25 miliardi di euro in più» che arriverebbero alla Lombardia con l'autonomia, ha detto che i soldi delle tasse non sono oggetto di trattativa. Dunque «se Martina cerca la rissa qui non la troverà perchè stiamo dando adempimento ad una partita importante», ha replicato Zaia. A sentire il premier è stato Maroni, secondo il quale il presidente del Consiglio «ha confermato il suo interesse a un confronto su tutte le materie» e sul coordinamento del sistema tributario «ha aggiunto che sarà necessario anche il coinvolgimento del Mef».

Salvini: Meglio non poteva andare
Insomma, ha concluso Maroni, «io sono pronto ad aprire la trattativa con il governo e porteremo 3 milioni di lombardi. Se poi vuole aggiungersi un governatore del Sud, perché no. Magari possiamo coinvolgere Michele Emiliano». Matteo Salvini da parte sua ha messo a tacere i rumors su una rivalità tra lui e Zaia dentro la Lega dicendo che «meglio di così non poteva andare» e agli alleati, vedi Fdi di Giorgia Meloni (che ha parlato di un mancato plebiscito), riluttanti al referendum ha mandato un messaggio chiaro: «Qualcuno nel centrodestra non ha capito che aria tira». Le ripercussioni del voto nel centrodestra? A sgombrare il campo dall'ipotesi di una sua candidatura a premier per la coalizione ci pensa lo stesso Zaia: «Mi occupo di Veneto e voglio restare in Veneto, bisogna restare qui a fare presidio», «mi attaccherò un cartello al collo» con questa frase. Mentre per Maroni con i referendum «i rapporti interni alla Lega e al centrodestra non c'entrano niente». Ma c'è da credergli?