Lega Nord

Bitonci al Diario: «Zaia ha vinto il referendum, ma ha detto che non si candiderà premier»

Il presidente della Liga Veneta fa il punto ai nostri microfoni sulla trattativa per l'autonomia, ma anche sulle presunte spaccature che si sarebbero aperte nel partito tra il governatore e il segretario Salvini

ROMAMassimo Bitonci, dopo il referendum a che punto siamo con il progetto di autonomia del Veneto?
Nei prossimi giorni andrà in discussione il progetto di legge della Giunta e del Consiglio regionale. Il governatore Zaia ha già anticipato che la trattativa comprende il pacchetto di tutte le deleghe. Per questo, più volte ha ripetuto il concetto che va trattenuto il 90% delle tasse. C'è stata un po' di confusione su questo punto, ma questa cifra nasce semplicemente sommando le risorse necessarie per adempiere a tutte e ventitré le competenze. Niente di più e niente di meno.

Ma adesso si apre la trattativa con il governo centrale. Cosa vi aspettate?
Dalla nostra abbiamo un forte consenso popolare. Un conto è sedersi al tavolo con un referendum alle spalle, un altro senza alcun voto dei cittadini, come l'Emilia Romagna. Che questo tema non lo aveva inserito neppure nel programma elettorale.

In effetti sul carro stanno salendo in molti: l'ultima è stata la Puglia.
Ma bisogna distinguere tra Regioni virtuose e non. Pensiamo ai casi di deficit nel settore sanitario, che rappresenta l'80% dei bilanci regionali. Se fossi nel governo, a quegli enti che hanno dimostrato di non saper gestire le risorse, ci penserei bene prima di attribuire ulteriori competenze.

Quindi: autonomia sì, ma applicando a tutti le stesse regole.
E come si fa? Con i costi standard.

Passiamo al dato politico. La vittoria in Veneto è stata netta, quella in Lombardia meno?
Non sottovaluterei il risultato lombardo, come fanno alcuni. Se si isola dal resto del territorio le grandi città come Milano, che ovviamente registrano un astensionismo maggiore in tutte le elezioni, il risultato è ancora più interessante.

L'impressione, però, è che Salvini abbia affrontato questa questione con maggior freddezza.
Non la penso così, glielo dico chiaramente. Ho visto un Matteo Salvini contento e impegnato nella campagna elettorale in Veneto e Lombardia. Come hanno ben spiegato Zaia e Maroni al consiglio federale: il referendum sull'autonomia si aggiunge ai discorsi nazionali, non toglie niente. Anzi, è un'opportunità anche per le Regioni del Sud, che sono stufi di una classe politica scadente e vogliono la buona amministrazione.

D'accordo, ma lo stesso Salvini, ad esempio, riterrebbe eccessivo trattenere il 90% delle tasse.
Penso che dopo la spiegazione di Zaia e di Maroni il problema sia risolto.

Non c'è una spaccatura nella Lega? Non c'è Zaia che studia da premier?
Zaia continua a ripetere all'infinito che porterà avanti il progetto di autonomia della Regione Veneto. Progetto estendibile anche a tutta Italia.

Ma se gli arrivasse la proposta, visto che anche Berlusconi non sembra contrario al suo nome, Zaia potrebbe essere un buon premier, secondo lei?
Non è la situazione attuale: il nostro candidato premier è Salvini. Poi, se lui farà delle altre considerazioni e dovremo cercarne un altro, lo decideremo tutti quanti insieme nel nostro movimento.

Ma lo deciderà anche il resto della coalizione. Forza Italia non sembra così entusiasta di un eventuale governo Salvini.
Dovete chiederlo a loro. L'idea che mi sono fatto io è che a marzo, quando ci saranno le elezioni, si presenterà un grande raggruppamento di centrodestra. E, come hanno detto sia Salvini che Berlusconi, chi prenderà più voti sarà il leader del futuro governo. Questo è l'accordo che è nell'aria. E noi, sul territorio, questa sfida sul voto la accettiamo, visto che abbiamo un radicamento che ormai non è più nemmeno confrontabile con quello degli altri partiti.

Alle elezioni si presenterà anche una Lega senza più la scritta Nord nel simbolo. A voi del Nord piace quest'idea?
Il tema è in fase di discussione tra i militanti. Ma anche lei, mentre mi parla, continua a dire Lega, come faccio io quando parlo con gli altri, e persino lo stesso Bossi. Se ormai tutti citano la Lega, vuol dire che non è il nome Nord a fare la differenza. È il messaggio, l'obiettivo che porti avanti a contare.

Si è fatto spesso il paragone tra il vostro referendum e quello della Catalogna. Vedendo come stanno andando a finire, ormai sull'orlo della guerra civile, i catalani hanno fatto bene o hanno esagerato?
Hanno commesso un errore strategico. Se avessero fatto una richiesta di maggiore autonomia invece che di indipendenza, forse avrebbero ottenuto di più. Lo ripeto da tempo: in un'Europa in cui gli Stati nazionali stanno perdendo la loro identità, e che diventa un'Europa dei popoli, delle Regioni, dei distretti produttivi, che senso ha un distacco formale e giuridico? Negli Stati Uniti d'Europa ha più senso il regime delle autonomie.

Insomma, la Catalogna doveva seguire il vostro esempio?
Non tanto il nostro esempio, perché noi siamo all'inizio di un percorso, mentre loro sono più avanzati. Potevano fare una dichiarazione più morbida, nel solco della Costituzione spagnola.