27 giugno 2019
Aggiornato 06:30
Referendum Autonomia

Dopo Zaia e Maroni Caldoro rilancia la sua sfida: ora tocca al Sud

Non è la prima volta che Stefano Caldoro affronta il tema dell'autonomia delle Regioni

L'ex governatore della Campania Stefano Caldoro
L'ex governatore della Campania Stefano Caldoro ( ANSA )

NAPOLI - Non è la prima volta che Stefano Caldoro affronta il tema dell'autonomia delle Regioni. Già nel 2014 l'allora governatore della Campania aveva lanciato l'idea di rivedere l'organizzazione complessiva delle regioni italiani puntando alla costituzione di "macroregioni" che comprendessero territori affini per tradizioni e aree geografiche e immaginando una grande Regione del Sud. Poco prima dell'estate l'attuale capo dell'opposizione in Consiglio regionale ha presentato una proposta di legge per l'indizione di una consultazione proprio in tema di autonomia in grado di bilanciare il divario Nord-Sud. Oggi, a due giorni dall'esito del voto referendario in Veneto e Lombardia, Caldoro sollecita il Sud a reagire per non perdere un'occasione storica di rilancio. L'ex presidente della Campania (ed ex ministro) parla in un'intervista rilasciata a Il Mattino e invita il Sud ad "una reazione uguale e contraria" per evitare che il "baricentro decisionale rischi di spostarsi verso il Nord".

"Una sfida nazionale"
"Il risultato referendario va certamente preso molto seriamente - sostiene Caldoro - emerge una grande volontà di autonomia, di responsabilità, di cambiamento del modello regionale e quindi anche dello Stato». Di qui la convinzione che "questa critica al sistema vada assunta come una sfida nazionale. Quindi anche del Sud». E se c'è il rischio che l'esito referendario nelle due regioni del nord possa aggravare il divario con il Mezzogiorno, l'esponente di Fi si permette "un paradosso: il voto lombardo e veneto può essere un boomerang proprio per il Nord, perché sull'autonomia offre al Sud la sponda per aprire una discussione sui ritardi che scontiamo». Questo, però, "a patto che il Sud accetti la sfida». Una sfida che deve giocarsi su tre grandi capitoli: "sanità, welfare, trasporto pubblico locale". 

L'idea delle Macroregioniâ?? che piaceva a Renzi
"Berlusconi ha giustamente detto di voler estendere questa richiesta regionalistica a tutta Italia perché non è possibile lasciare l'iniziativa nel Nord", ricorda ancora Caldoro, ammettendo al contempo che "esiste una colpa grande del Mezzogiorno, che ha atteso troppo». "Oggi le leadership regionali meridionali sono chiuse nei propri confini, profondamente gelose del rispettivo potere locale. Il che porta uno svantaggio per l'area. È un problema che avverto da tempo: ecco perché avrei voluto una modifica costituzionale che superasse le Regioni per arrivare alle Macroregioni, e Renzi, all'epoca premier, era anche d'accordo ma ci fu una forte resistenza del Pd. In ogni caso, è fondamentale fare squadra".

Rischio sbilanciamento
Al momento, l'ex presidente immagina di poter lavorare per "creare quello che già oggi la Costituzione ci consente di fare: ossia degli organi comuni attraverso i quali gestire determinati capitoli. Penso alla sanità, alla portualità, alla gestione del ciclo delle acque, allo smaltimento dei rifiuti e in generale alle questioni ambientali». Un contesto politico, quello che emerge, con governi locali forti rispetto a un governo centrale meno forte. E che, rispetto all'ipotesi di diventare ancora più incerto dopo il voto potrebbe essere un problema. "C'è un rischio reale di sbilanciamento - afferma Caldoro - E non avere una simmetria rischia di dare problemi anche laddove si tratta di ridisegnare i poteri. Resto convinto che l'attuale asimmetria renderà a un certo punto necessario riformare la designazione del premier e l'elezione del Capo dello Stato".