16 settembre 2021
Aggiornato 23:00
Catalogna

Lombardia e Veneto come la Catalogna? La Lega di Salvini marca le differenze (ma qualcuno vagheggia ancora l'indipendenza)

Osservando la mobilitazione popolare avvenuta in Catalogna nel corso del referendum per l'indipendenza è quasi automatico, qui in Italia, associare le gesta degli indipendentisti alle vecchie battaglie della Lega di Umberto Bossi. Ma cosa ne pensa quella di Matteo Salvini?

ROMA -  Osservando la mobilitazione popolare avvenuta in Catalogna nel corso del referendum per l'indipendenza tenutosi ieri, è quasi automatico, qui in Italia, associare le gesta degli indipendentisti alle vecchie battaglie della Lega Nord. Il suo fondatore Umberto Bossi, in effetti, condivideva con i catalani il sogno dell'indipendenza della parte trainante del proprio Paese, la Padania, indipendenza ancora ufficialmente vagheggiata nell'articolo 1 dello Statuto del partito, nonostante il cambio di guardia. Sarebbe facile, insomma, indovinare cosa ne penserebbe la Lega di Bossi; più difficile capire la posizione di Matteo Salvini. Che ha ricostruito faticosamente l'immagine del partito sostituendo alla vocazione secessionista una più nazionalista e patriottica. Abbandonato lo slogan «Prima il Nord», oggi per Salvini vengono «prima gli italiani». Al punto che fino a qualche mese fa si parlava di cambiare radicalmente proprio il testo di quel famigerato articolo 1 sull'indipendenza della Padania, salvo poi rinunciarvi per evitare di spaccare il partito proprio alla vigilia delle elezioni.

La condanna della violenza mette tutti d'accordo
Su una cosa, della questione catalana, nella Lega sono tutti d'accordo: sulla condanna, cioè, della repressione violenta perpetrata dalla polizia. «Quello di oggi in Catalogna era solo un referendum consultivo eppure la Spagna con la forza sta cercando di impedirne lo svolgimento. La polizia oggi a Barcellona non ha attaccato dei terroristi, ma degli anziani e delle donne e quando si passa questo limite non si è più una democrazia ma parliamo di un regime. Ora l'Italia interrompa subito ogni tipo di rapporto diplomatico con la Spagna", ha detto il senatore Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio. In Catalogna «abbiamo visto scene che non si vedevano dagli anni Settanta e riteniamo che utilizzare la polizia in modo violento per vietare il diritto di voto sia una cosa che in Europa non si deve vedere», ha affermato poi Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e segretario della Lega Lombarda.

Il sit-in davanti al consolato spagnolo
Con una ventina di militanti, Grimoldi ha partecipato al sit in davanti al consolato spagnolo, agitando cartelli e sventolando bandiere in segno di solidarietà alla Catalogna. Il 22 ottobre, tra l'altro, i cittadini di Lombardia e Veneto andranno alle urne per pronunciarsi sull’autonomia, circostanza che potrebbe far cadere facilmente nell'equivoco delle assimilazioni: nel caso italiano, infatti, non si chiede la secessione ma l'autonomia, e cioè che, a grandi linee, a Lombardia e Veneto si applichi il modello delle regioni a statuto speciale. Il governatore del Pirellone Roberto Maroni, in effetti, vuole marcare chiaramente le differenze: «Il referendum della Lombardia del 22 ottobre è una cosa diversa rispetto a ciò che è avvenuto in Catalogna. Quello è un referendum giudicato illegale dal governo spagnolo che chiedeva l’indipendenza, noi lavoriamo nell’ambito dell’unità nazionale».

L'Europa dei popoli e dei territori
Dal canto suo, il capogruppo della Lega Nord al Pirellone, Massimiliano Romeo, ha definito un «autogol» la reazione violenta del governo spagnolo verso chi è andato a votare per il referendum della Catalogna. «Noi da anni sosteniamo l’Europa dei popoli, dei territori e delle regioni - ha chiarito -. Gli stati nazionali non devono cedere potere all’Europa ma alle regioni. E’ questa la strada da prendere se si vuole un’Europa che abbia una maggiore partecipazione di tutti, altrimenti con le istituzioni così lontane dal popolo si va verso il fallimento». Proprio su questa linea, il referendum lombardo riporterà al centro del dibattito la questione settentrionale e del federalismo, «che è stata accantonata negli ultimi periodi, ma che è la vera ricetta affinché il Paese esca dalla crisi». All’indomani del voto «si arriverà a un confronto e a una trattativa con il governo che poterà ad avere più autonomia e risorse per il territorio».

La linea ufficiale: solidarietà sì, ma marcando le differenze
La linea ufficiale del partito, dunque, è quella della solidarietà ai catalani per la repressione subita, del rispetto ad ogni esperienza che valorizzi la cultura e l'identità dei popoli, ma anche della messa in risalto delle differenze: in Italia non si chiede una secessione, e non si proclamano referendum illegali. Lo stesso Matteo Salvini ha precisato che la scelta della Lega è «diversa» rispetto a quella dei catalani, è «nel rispetto delle regole», precisa. 

Ma i nostalgici ci sono
Ma il dubbio che, all'interno del partito di Salvini, ci sia ancora qualche nostalgico delle battaglie secessioniste resta. Non serve andare troppo lontano per scovarne  almeno uno: lo sfidante di Salvini alle primarie leghiste, Gianluca Pini, fa parte della «vecchia guardia» che ritiene uno sbaglio la virata della Lega in senso nazionalista. Non a caso, sulla sua pagina Facebook, sopra all'immagine di una bandiera catalana, si può leggere: «Contro ogni repressione centralista, contro ogni stato nazionale parassita, contro ogni violenza che nega il diritto all'autodeterminazione dei popoli e contro ogni tentativo di omologazione ideologica, sopra a ogni ragionamento politico, esiste il diritto di autonomia dei POPOLI liberi. Spiace che ci siano una mandria di coglioni che non apprezzano la lezione di democrazia dei catalani solo perché sono attratti da rigurgiti centralisti. A me non entusiasmano.  Anzi, mi fan proprio incazzare».

Il monito di Giorgia Meloni
Dichiarazione certamente meno prudente di quella di Matteo Salvini. La cui posizione, d'altra parte, viene già guardata con sospetto dall'alleata Giorgia Meloni, che non a caso ad Atreju ha chiarito di non riuscire ad appassionarsi per i referendum sull'autonomia di Lombardia e Veneto, e ha attaccato duramente chi ha proposto di far sventolare la bandiera della Catalogna sul Pirellone. La proposta, poi cassata, era partita proprio dalla Lega Nord lombarda e dal suo presidente Roberto Maroni. Il quale al di là di tutto, nonostante la necessaria prudenza politica, al referendum catalano sembra guardare con una certa simpatia.