23 settembre 2019
Aggiornato 09:00

Se anche Bersani sdogana il «protezionismo» (e si scopre un po' trumpista, e sovranista) 

Durante ila Direzione Pd Pierluigi Bersani ha, a sorpresa, evocato una messa in discussione dei valori della globalizzazione. Strizzando l'occhio a Trump e alle destre sovraniste di tutta Europa

ROMA - «Il lavoro è diventato vago, umiliato, ricattato, buttato fuori dall’automazione. Cosa facciamo? Se non decliniamo l’agenda con i nostri valori, guardate che la destra arriva». A parlare così è Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd e grande avversario interno di Matteo Renzi. Questo è stato uno dei passaggi più importanti del suo intervento in Direzione Pd che ha immortalato, con senso pratico tutto emiliano e da buon dirigente di scuola Pci, lo stato dell'arte che sta dilaniando, elettoralmente e culturalmente, lo spazio politico della sinistre europee e non solo. "Possiamo essere d’accordo sul fatto che questo ripiegamento della globalizzazione in tutto il mondo, cominciato in Europa, sta facendo affacciare una nuova destra che non è quella liberista? - si è chiesto l'ex candidato premier - È una destra sovranista, identitaria, protezionista, un campo di idee che sta entrando nel senso comune, anche a casa nostra. Sta producendo egemonia".  

A lezione (di nuovo) da Gramsci 
Già, la cara e sempreverde "egemonia" in senso gramsciano. Lo strumento in base al quale, come aveva scoperto la scuola marxista, le classi dirigenti costruiscono la propria leadership sul piano culturale prima che su quello politico. "Lezione" che le destre sovraniste - a partire dal Front National di Marine Le Pen - hanno fatto propria (ottenendo su questo grande consenso tra le fasce sociali più esposte alla crisi), se è vero che nella narrazione politica degli identitari il conflitto di classe 2.0 viene declinato non più nella dialettica lavoratore-padrone ma tra organismi sovranazionali contro interesse nazionale (trasversale, dunque, a tutte le classi sociali). Tutto questo Bersani ha dimostrato di averlo compreso appieno, se è vero che al suo stesso partito ha richiesto un cambio di rotta a "U": "Siamo d’accordo che dobbiamo contrapporre a questo un campo di idee largo, non avaro, un campo di idee che non può essere quello dei primi anni '90, non perché dobbiamo rinnegarli, ma perché dopo 20-25 anni è cambiata la fase?». Indovinate, allora, quali sono le parole d'ordine per agganciare la socialdemocrazia allo spirito del tempo? "Oggi l’agenda è protezione, cioè difendersi dai cascami della globalizzazione", ha concluso l'ex ministro.

Bersani si scopre trumpista
Ripetiamo le parole d'ordine invocate: difendersi dalla globalizzazione. Di fatto un proclama "trumpista", o sovranista che dir si voglia. Una piattaforma che - almeno fino a questo momento - ha fatto gridare allo scandalo gli esponenti della gauche, imbottiti come sono di quella "metafisica del progresso" (con il relativo "culto del mercato concorrenziale") che il filosofo francese Jean-Claude Michéa indica da tempo come il virus che ha annichilito l'alterità nel pensiero sociale dei movimenti della sinistra internazionale. L'intuizione di Bersani, dunque, fa scopa con la denuncia che da anni viene fatta dai più seri (e inascoltati) critici dell'infezione liberal a sinistra, a partire dai giovani studiosi del Centro Riforma per lo Stato: come si sia potuti passare, cioè, dalle intuizioni di Mario Tronti (padre dell’operaismo) all'appoggio a Mario Monti (promotore dell'agenda tecnocratica, nemico giurato di ogni forma di protezione nazionale) e ai vari esecutivi nati sotto l'egida del presidente emerito Napolitano.

Anche la sicurezza è diventata un valore
Rispetto al patchwork con il quale Matteo Renzi ha cercato di imbastire - probabilmente fuori tempo massimo - una sinistra sul modello Blair (diritti civili come merce di scambio in luogo di un depauperamento dello stato sociale), la "reazione" di settori del Pd al responso del 4 dicembre inizia a delineare una comprensione abbastanza articolata di alcune richieste della società: dallo sdoganamento a sinistra del principio di "sicurezza" - come ha dimostrato il decreto legge del ministro dell'Interno Marco Minniti in termini di contrasto dell'immigrazione clandestina - a un approccio "neoprotezionista", come quello invocato da Bersani, che addirittura intende ripensare l'inevitabilità della globalizzazione. Il punto è capire se non sia ormai troppo tardi, se la marxiana "locomotiva della storia" sia ormai appannaggio delle destre.