18 ottobre 2019
Aggiornato 05:00

La marcia indietro di Poletti sul Jobs act non convince nemmeno il Pd

Il ministro del Lavoro ha negato di voler andare al voto al più presto, per scongiurare i referendum della Cgil sul Jobs act, e ha spiegato di essere stato «strumentalizzato» quando nei giorni scorsi ha dichiarato il contrario

ROMA – Giuliano Poletti ha negato di voler andare al voto al più presto, per scongiurare i referendum della Cgil sul Jobs act, e ha spiegato di essere stato «strumentalizzato» quando nei giorni scorsi ha dichiarato rispondendo a chi gli chiedeva un'opinione sull'ipotesi di indire le elezioni prima del referendum sul Jobs act : «Mi sembra che l'orientamento prevalente sia quello di andare al voto presto». Il ministro del Lavoro ha commentato: «Sono stato strumentalizzato. Ho solo detto una cosa ovvia. In caso di scioglimento anticipato delle Camere, il referendum dovrà essere rinviato. Ma noi non abbiamo nessuna paura dei referendum».

Speranza: «Sul jobs act si può e si deve intervenire»
Dalla minoranza del Partito democratico si è alzata la voce di Roberto Speranza, che ha invitato l'esecutivo guidato da Paolo Gentiloni a modificare «subito» il Jobs act, bollando come «inaccettabili» le dichiarazioni di Poletti. Speranza ha detto: «Sul jobs act si può e si deve intervenire. Sui voucher, cosa aspettiamo? La modifica sulla tracciabilità non è stata sufficiente, si tratta di essere più decisi. Abbiamo creato una nuova forma di precarietà che rischia di essere senza limiti. Nel 2016 ci sono stati 150 milioni di voucher venduti. Dobbiamo lasciare la difesa della precarietà a Grillo e Salvini o è il nostro campo?». Insomma, ha aggiunto Speranza, «il governo non aspetti un solo giorno, si lavori subito per porre rimedio a questa clamorosa ingiustizia». Inoltre, «prima ancora del merito ci deve essere rispetto. Un ministro del governo non può dire mai andiamo al voto così non si fa il referendum, è inaccettabile. Ed è ancora più singolare se si considera che questo avviene nel giorno della fiducia al nuovo governo».

Orfini e Nannicini difendono il Jobs act
Emanuele Fiano, fedelissimo di Matteo Renzi, è stato lapidario: «La linea di Poletti è la linea di Poletti, non quella del Pd», mentre il collega di Poletti, il ministro Graziano Delrio non ha voluto scendere in polemiche «Le elezioni anticipate dipendono dal voto del 4 dicembre, non bisogna avere paura dei referendum». C'è poi nel Pd chi ha difeso il Jobs act come il presidente Matteo Orfini: «Io ho votato per il Jobs Act, se si votassero oggi i referendum non potrei votare contro la scelta che ho fatto» e anche l’ex sottosegretario Tommaso Nannicini elogia la riforma del mercato del lavoro: «Ha creato più dinamismo nel mercato del lavoro, è una riforma che va corretta e rafforzata».

Le dure critiche da sinistra
Durissima la reazione della sinistra: Pippo Civati, deputato di Possibile, che ha chiesto di abolire i voucher: «La tracciabilità da sola non basta, bisogna abolire i voucher in molti settori e riportarli alla loro funzione originaria. Per completare il quadro Poletti dice anche che il jobs act fa bene al Paese e non vede motivi per i quali si debba modificare. Per fortuna li vedono gli italiani e li vedranno anche nelle urne». Anche Alfredo D'Attorre, dell'esecutivo nazionale di Sinistra Italiana, va all'attacco dei voucher: «Il fatto che di fronte agli ulteriori drammatici dati di oggi dell'Inps sui voucher e sui licenziamenti disciplinari Poletti ribadisca che il Jobs Act è una buona legge conferma una crescente sconnessione con la realtà da parte del governo».