19 giugno 2019
Aggiornato 21:00
Verso il referendum

Sistema Appendino per Renzi: il premier come Fassino e la Clinton

Il premier verrà schiacciato nello schema politico che ha portato alla vittoria del M5s a Torino? Il voto antisistema: tutti uniti per un giorno

( Shutterstock )

ROMA - Si ripeterà lo schema politico di Torino per il referendum costituzionale del 4 dicembre? Matteo Renzi diventerà il Piero Fassino d’Europa? Inutile negarlo, il prossimo voto non verte più sui contenuti del referendum, pessimi, ma sul presidente del consiglio e la sua bulimia di potere. Ormai anche i più raffinati costituzionalisti, che siano a favore o contro, centrano i loro interventi sulla figura di Matteo Renzi: sarà un voto sul sistema e sul suo massimo rappresentante, quindi.

Tutti contro il Sistema
Gli ultimi sondaggi danno in vantaggio il «No»: pochi punti percentuali che, in linea teorica, rendono aleatorio il vantaggio. La campagna elettorale del governo, e del Partito Democratico, sta raggiungendo la sua portata massima, anche con metodi poco ortodossi: si veda l’inelegante vicenda delle lettere spedite a casa degli italiani all’estero – ricordiamo che tale voto, notoriamente suscettibile a brogli, in Austria ha comportato l’annullamento della risicata vittoria ottenuta dal candidato del centro sinistra al ballottaggio, e ad oggi il paese è ancora senza un presidente – nonché la inarrestabile e crescente propaganda su tutti mezzi di informazione di massa. La presenza del Presidente del Consiglio in mezzo al Coldplay, per altro alla canzone «Viva la vida» che sostiene l’esatto opposto della dottrina renziana, durante la trasmissione «Che tempo che fa» di Fabio Fazio è, citando le dotte parole del già presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, «una presa per i fondelli». L’artiglieria mediatica in Italia, come noto, esattamente come negli stati Uniti per le recenti elezioni, sposa la visione «sistemica» della classe dominante. Ogni tipo di correttezza verrà bandita per i prossimi giorni, prepariamoci al peggio.

Fassino, Renzi e Hillary Clinton
Ma, in linea teorica, il presidente del Consiglio sta vivendo la stessa situazione che ha portato alla sconfitta del candidato sindaco di Torino, Piero Fassino. E di Hillary Clinton. I sondaggi pre ballottaggio davano l’ex sindaco in parità, se non addirittura in vantaggio, contro la candidata del M5s Chiara Appendino, che poi ha vinto nettamente.  Al fianco di Chiara Appendino si coalizzarono tutti coloro che volevano liberarsi del dominio incontrastato del Partito Democratico a Torino negli ultimi venti anni. Un parterre variegato, che spaziava dai centri sociali vicini al movimento Notav alla destra di Roberto Rosso, passando dalla Lega Nord e la sinistra di Sel. Tutti contro qualcosa di lontano e minaccioso, tutti contro Piero Fassino, Matteo Renzi e Hillary Clinton: ognuno con la propria idea.

Appendino ha vinto perché ha saputo riunire per un giorno tutti gli antisistema
Chiara Appendino ha quindi vinto senza particolare fatica, perché è riuscita a coalizzare per un giorno un fronte che in qualsiasi altro momento dell’anno vive su universi ideologici paralleli.  L’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, è riuscito ad recuperare un ottimo numero di voti, se si pensa che era da solo contro tutti: ma non è stato sufficiente. Nonostante il sostegno dei media, della Fiat, del sindacato tutto, del settore bancario, e di una ampia fetta di popolazione reduce dai «gloriosi» anni del Pci torinese, la sinistra ha perso dopo due decadi di incontrastata egemonia culturale. Al fianco dell’attuale sindaca un variegato popolo che si può definire «antisistema», che oggi non ha più nulla da condividere. Soprattutto quell’ampia fascia di «classe subalterna» che per un giorno ha deciso di individuare un nemico da abbattere, per fargli pagare tutte le colpe sue e di chi l’ha preceduto. Non importa che il proletariato, torinese o di Detroit, non abbia nulla a che vedere con la sindaca o il nuovo presidente Usa. Perché il senso del voto si addensa dentro un unico gesto: un gesto «contro».

I tanti gesti "contro"
E’ la ragione per cui nell’ultima parte di campagna elettorale Piero Fassino ha rimesso piede nelle periferie, Renzi toglie le bandiere europee dal suo studio, e Hillary Clinton diventa protezionista. E’ la ragione per cui il mantra prodiano «ce lo chiede l’Europa» - apriti sesamo retorico con cui veniva imposta l’accettazione di tasse, tagli al bilancio, privatizzazioni, svendite a prezzo di saldo, valori di cambio inaccettabili, e molto altro -  viene tenuto ben chiuso nel dimenticato cassetto dei ricordi del centrosinistra. Se il contesto politico potesse essere rappresentato da una scacchiera si potrebbe riassumere con questa situazione: Renzi al suo fianco ha una potente regina e un pedone. Gli altri, che si chiamino Fronte del No, Chiara Appendino o Donald Trump, schierano tutti i pedoni e una torre. Renzi e i suoi pezzi sono arroccati in difesa, assediati dai tanti piccoli pedoni che avanzano.