21 novembre 2019
Aggiornato 01:30
Dal blog di Grillo

Il latte sardo è salvo. Ma ecco cosa succede se vince il «sì» al referendum

Gli allevatori sardi hanno vinto contro i petrolieri che volevano perforare il terreno di Arborea alla ricerca di carburanti, ma distruggendo la produzione casearia della zona. Se passa la Riforma costituzionale questo non potrà più accadere

Il latte sardo è salvo.
Il latte sardo è salvo. Shutterstock

CAGLIARI – Il latte sardo ha vinto contro il petrolio. Gli allevatori hanno avuto la meglio sui petrolieri che volevano perforare il territorio della piccola cittadina di Arborea, centrale per il tessuto economico di tutta la Sardegna, allo scopo di trovare carburanti, ma distruggendo la produzione casearia locale. Questa è una bella storia a lieto fine. E noi ve la raccontiamo volentieri. Ma il futuro potrebbe essere diverso qualora venisse approvata la riforma costituzionale con il referendum del 4 dicembre prossimo. Ecco perché.

Gli allevatori sardi hanno vinto contro i petrolieri
Il latte e i formaggi sardi sono salvi. Gli allevatori hanno vinto contro i petrolieri. E' accaduto nella piccola cittadina di Arborea, vicino Oristano, in Sardegna. La società Saras aveva intenzione di perforare il terreno alla ricerca di carburanti, ma distruggendo la produzione casearia e gli allevamenti del luogo. Così i cittadini si sono mobilitati per salvare la loro terra, le loro tradizioni e la loro economia, si sono riuniti in comitati e hanno contestato i progetti, vincendo ben due ricorsi: al Tar e al Consiglio di Stato. Alla fine la Regione ha dato loro ragione e ha deciso di respingere i progetti della società Saras.

Cosa cambia con la riforma costituzionale
E' una bella storia a lieto fine, ma qualora venisse approvata la Riforma costituzionale non potrebbe più replicarsi. Come riportano gli attivisti del Movimento 5 stelle sul blog di Beppe Grillo, infatti, con la riforma viene introdotta una «clausola di supremazia» che attribuisce allo Stato poteri esclusivi in materia di energia e politiche ambientali. Se la riforma costituzionale fosse stata già approvata, la Regione non avrebbe potuto pronunciarsi in favore dei contadini e decidere autonomamente rispetto al potere centrale. Come sottolineano gli esponenti pentastellati, quei «lacci e lacciuoli» che regolano i rapporti tra lo Stato e le Regioni nella riforma del Titolo V della Costituzione non sono dei «capricci».

Dal referendum sulle trivelle a quello del 4 dicembre
Permettono invece agli enti locali di manifestare la loro volontà su questioni che riguardano specificatamente il loro territorio. Se passa la Riforma costituzionale, invece, i cittadini perderanno il diritto di esprimere la loro opinione su argomenti che li riguardano da vicino e di far sentire la loro voce. Se la Riforma Boschi dovesse passare, «il governo potrebbe decidere di costruire inceneritori, centrali a carbone, metanodotti, far trivellare il nostro Paese, senza alcun confronto con chi deve subire quella decisione», si legge sul Blog di Beppe Grillo. Quegli oltre 13 milioni di italiani che ad aprile hanno votato contro le trivellazioni «hanno una seconda possibilità il 4 dicembre per evitare che lo Sblocca Italia diventi Costituzione», conclude il post.