22 febbraio 2020
Aggiornato 17:00
Il premier commenta i dati Istat

Renzi: Con Jobs Act 599mila posti di lavoro

Da Taranto, il presidente del Consiglio plaude ai risultati del Jobs Act: a giugno la disoccupazione scende all'11,9% e quella giovanile al 36,5%, di 0,3 punti, registrando il livello più basso dal 2012

ROMA - «Oggi sono usciti i dati dell'Istat, e grazie al Jobs Act dicono che dal giorno in cui siamo entrati a palazzo Chigi a oggi siamo a più 599mila posti di lavoro, di questi il 75% a tempo indeterminato». A dirlo è il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando al Museo archeologico di Taranto. Istat pubblica i dati di giugno, che rivelano una disoccupazione in crescita, frutto, però, dell'aumento della forza lavoro. In termini assoluti l'aumento dei disoccupati è inferiore a quello dei nuovi occupati, ma a dare un segnale positivo e di fiducia è soprattutto il calo degli inattivi, cioè di coloro che non lavorano e neppure cercano un'occupazione.

Renzi plaude al Jobs Act
Anche sulla sua pagina Facebook il premier commenta i dati positivi dell'Istat. «Fatti, non parole. Da febbraio 2014 a oggi, ISTAT certifica più 599MILA posti di lavoro. Sono storie, vite, persone. Questo è il #jobsact», scrive Renzi. I dati diffusi dall'Istat proprio oggi rivelano che il tasso di disoccupazione a giugno è risalito all'11,6%, dunque in aumento dello 0,1% rispetto a maggio. È per i giovani, però, che i numeri registrati sembrano in via di miglioramento: il tasso di disoccupazione è sceso al 36,5%, di 0,3 punti, registrando il livello più basso dal 2012. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 9,8% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza risulta invariata rispetto a maggio. Il tasso di occupazione aumenta di 0,2 punti percentuali, mentre quello di inattività cala di 0,3 punti.

A giugno disoccupazione torna a salire
Dopo il calo di maggio dello 0,8%, la stima dei disoccupati a giugno aumenta dello 0,9%: sono 27 mila, infatti, i disoccupati in più. L'aumento è attribuibile agli uomini (+2%) a fronte di un lieve calo tra le donne. Il tasso di disoccupazione è pari all'11,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali su maggio. L'aumento della disoccupazione nell'ultimo mese è attribuibile alla componente maschile (+2%) mentre si registra un lieve calo per quella femminile (-0,3%). Il tasso di disoccupazione maschile, pari al 10,9%, aumenta di 0,2 punti percentuali, mentre quello femminile, pari al 12,5%, cala di 0,1 punti.

Contro la follia dell'austerity
Da Taranto, però, il premier parla alla città. Non sono numeri, per il premier, ma storie e persone, «coppie che si sposano». Il problema – riconosce Renzi – è che un'affermazione del genere detta a Taranto «rischia di suonare come una beffa. Allora nessuno deve considerare questo risultato come un traguardo».Il discorso del premier – nella città pugliese tristemente protagonista di uno dei disastri ambientali più grandi del nostro Paese con l'acciaieria Ilva – è stato interrotto da un cittadino che voleva rivolgere domande al premier, che lo ha invitato ad aspettare la fine dell'intervento, per poi dire: «Io me li prendo tutti gli insulti, non ho paura. Ma mi sta a cuore che questa città tenga insieme il sacrosanto diritto alla salute con il sacrosanto diritto al lavoro». La strada, per Renzi, è innanzitutto quella di rilanciare gli investimenti, dimezzati per colpa della «decisione folle» dell'austerity europea. Continua l'attacco all'Europa dell'austerità, quando Renzi specifica che lui non va in Europa per se stesso, «ma per dire che queste misure sono sbagliate. Abbiamo iniziato a recuperare, siamo a 30 miliardi di investimenti dopo che si era scesi a 20 miliardi».

A Taranto c'è bisogno di investimenti
Per il premier, però, non bastano i numeri e le cifre, ma bisogna raccontare una storia diversa. «Non è questione di storytelling», dice Renzi, ma se tutti i giorni quando si parla di Taranto, si parlo solo di quello che non va, che c'è e va affrontato, è normale che siano solo 57mila i visitatori del museo, è normale che non si sappia che questa è l'unica realtà spartana che ha questi segni di bellezza, è normale che il porto sarà visto solo come insieme di problemi, che la città vecchia non sia vista per la sua bellezza straordinaria. «Il problema è che certe cose neanche le spieghiamo», continua Renzi. Dunque «c'è bisogno di affrontare i problemi, senza perdere tempo e senza giri di parole. C'è bisogno di investimenti». E a chi lo accusa di «tagliare nastri», il premier replica: «Sì, io taglio nastri: meglio tagliare nastri che vedere i ritardi che aumentano, direbbe Catalano».