31 ottobre 2020
Aggiornato 09:00
Gli Usa hanno iniziato i raid

Libia, guerra o no? Ecco cosa ne pensano gli italiani

Mentre gli Stati Uniti hanno cominciato a bombardare Sirte, in Italia si è riaperto il dibattito sull'opportunità di intervenire in Libia in soccorso del premier Serraj. Ma cosa ne pensano gli italiani?

TRIPOLI - Lo spettro di un possibile intervento militare in Libia per la stabilizzazione del Paese e la sconfitta dello Stato islamico viene sventolato da tempo a periodi alterni. Inizialmente, il governo italiano si è saldamente mantenuto su una linea di prudenza, specificando che un eventuale impegno militare sarebbe dovuto seguire a due condizioni: l'ufficiale formazione di un governo di unità nazionale, e la richiesta esplicita del governo libico. Se dunque la prima condizione, pur in mezzo a mille difficoltà, si è infine (almeno parzialmente) realizzata, la richiesta di soldati stranieri da Tripoli non è mai stata formalizzata. Così, l'esecutivo italiano ha per ora deciso di assestarsi sulla linea diplomatica, e di non inviare truppe, nonostante le continue pressioni dei partner occidentali - in primis degli Stati Uniti -. Oggi, il tema è tornato d'attualità, dopo che Washington ha cominciato a bombardare l'Isis su Sirte su richiesta del premiere libico Fajez al Serraj. E c'è chi pensa che l'eccessiva prudenza di Roma finirà per fare il gioco dei fondamentalisti, e farà perdere al nostro Paese un'occasione per acquistare influenza agli occhi della comunità internazionale. Ma come la pensano gli italiani in proposito?

Quanto lo scenario libico preoccupa gli italiani?
Secondo la rilevazione promossa da ISPI eRainews24, realizzata da IPSOS e pubblicata lo scorso marzo, la Libia non è in cima alle preoccupazioni degli italiani a livello globale. Solo il 4%, infatti, indica l'instabilità del vicino nordafricano come la più grave minaccia per Roma, anche se il trend, dallo scorso dicembre, è comunque in crescita. Ad angosciare infatti i sonni degli italiani è la crisi economica, al 42%, il terrorismo islamico, al 23%, l'immigrazione, al 22%, il populismo, al 6%. Fanalini di coda, appunto, la Libia e i rapporti con la Russia, al 3%. Resta il fatto che due delle maggiori fonti di preoccupazione per gli italiani - il terrorismo e l'immigrazione - sono strettamente connessi alla questione libica, propulsore di entrambi i fenomeni. Ad ogni modo, la Libia in sè non è, al momento, tra le priorità della popolazione. Decisamente più impaurita dalle difficoltà economiche che dall'instabilità del gigante nordafricano.

Che cosa temono di più del caos libico?
Ad ogni modo, ciò che della Libia preoccupa di più sono le ripercussioni che la sua crisi potrebbe apportare sul nostro Paese. In prima posizione, le possibile infiltrazioni terroristiche, al 37%; quindi, l'aumento dell'immigrazione clandestina in Italia, al 26%. Il 25% degli intervistati ha timore anche dell'aumento dell'instabilità nella regione mediterranea, mentre il 4% paventa possibili difficoltà di approvvigionamento energetico. L'8%, invece, non ha saputo dare una risposta precisa.

Interventisti o pacifisti?
Quanto alla possibilità di un intervento militare in Libia, gli italiani si sono mostrati in gran parte contrari. Il 49% ha detto infatti «no» all’impegno diretto:  di questi, il 23% è contrario per principio a interventi militari, il 14% ritiene il teatro libico troppo rischioso, e 12% lo ritiene un errore politico. Dall’altro lato, tra chi è più propenso a intervenire, il 23% sarebbe favorevole ad inviare anche forze di terra, mentre l’8% opterebbe per raid aerei. Il 20%, invece, è in dubbio. Interessante notare anche la composizione politica dei due orientamenti. La percentuale di favorevoli all’intervento sale nel centrodestra (45%), e si attesta su valori simili (34%) tra gli elettori del Pd e del Movimento Cinque Stelle.

Come giudicano il ruolo dell’Italia e del governo Renzi?
Quanto al ruolo dell’Italia, è in grado di esprimere un giudizio il 64% degli intervistati, contro un significativo 36% di dubbiosi. Solo il 22% promuove il comportamento del governo Renzi sulla Libia, mentre il 42% esprime un giudizio negativo o nettamente negativo. In particolare, il 31% degli intervistati è convinta che l’Italia non abbia un ruolo di leadership politica e militare a livello internazionale, e, secondo il 28%, non ha alcuna strategia. Solo il 20% pensa che l’Italia cerchi di avere un ruolo politico costruttivo nonostante le difficoltà. Infine, per gli italiani il problema principale libico è dato dalla sua instabilità politica (38%): ma tra gli scenari più critici nel teatro libico il 27% cita l’Isis e il 25% i conflitti tra le milizie locali.

Considerazioni finali
Dai dati emerge dunque una certezza: gli italiani non vogliono la guerra in Libia. Ma il sondaggio mette in luce anche una sorta di contraddizione: da un lato la maggioranza degli intervistati giudica negativamente il comportamento del Governo in politica estera – soprattutto in virtù di una supposta incapacità a valorizzare il ruolo dell’Italia a livello internazionale –, ma la gran parte degli intervistati rimane contraria all’intervento diretto. Una posizione di fatto perseguita anche dal governo, che ha ritenuto per ora troppo rischioso e non opportuno un impegno che vada oltre la via diplomatica o di intelligence. Nonostante le pressioni degli alleati, e la loro invitante (o scomoda) offerta di leadership a Roma.