7 aprile 2020
Aggiornato 10:30
Crisi libica

Sarraj: «La chiusura dei siti petroliferi porterà a una catastrofe che colpirà tutti»

Il blocco in atto dal 18 gennaio ha causato perdite per oltre 1,4 miliardi di dollari, con una produzione che si attesta a poco più di 160.000 barili al giorno, contro 1,2 milioni di inizio gennaio

Il Premier del governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Sarraj
Il Premier del governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Sarraj ANSA

TRIPOLI - Il blocco delle esportazioni di petrolio da parte delle forze del generale Khalifa Haftar ha reso «catastrofica» la situazione in Libia e «la comunità internazionale, che invoca stabilità, non è intervenuta in alcun modo": è quanto ha dichiarato il premier del governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Sarraj, ricordando in un'intervista a The Times che il greggio «è la principale fonte di reddito» del Paese. Il blocco in atto dal 18 gennaio scorso ha causato perdite per oltre 1,4 miliardi di dollari, con una produzione che si attesta oggi a poco più di 160.000 barili al giorno, contro 1,2 milioni di inizio gennaio. La Libia rischia così una crisi finanziaria, ha ammonito il premier, dopo che il blocco ha già causato carenze di carburante in tutto il Paese e black-out elettrici.

«Haftar sta usando il blocco dell'export petrolifero come un altro mezzo di pressione per raggiungere i propri obiettivi - ha sottolineato il premier - non è mai stato serio nell'avviare un processo di pace. Sta solo cercando di prendere altro tempo, di mostrare alla società internazionale che è interessato a una soluzione politica, quando in realtà lui crede che la soluzione militare sia l'unica soluzione per la Libia».

«Doppiopesismo» della comunità internazionale

Nel corso dell'intervista Sarraj ha più volte denunciato il «doppiopesismo» della comunità internazionale, che consente ad Haftar di proseguire indisturbato con il blocco delle esportazioni di greggio, continuando a ricevere armi dall'esterno, nonostante l'embargo Onu.

«Mosca non è in grado di mettere fine al sostegno di questi mercenari russi garantito ad Haftar? Ci sono aerei degli Emirati nello spazio aereo libico, ci sono droni degli Emirati sulla Libia. Abbiamo trovato armi fornite dalla Francia ad Haftar. Si tratta di fatti appurati, non di previsioni o probabilità», ha precisato il premier, difendendo la propria richiesta di sostegno militare alla Turchia.

«Sì, ci sono combattenti siriani», ha ammesso Sarraj, confermando quanto emerso nelle scorse settimane riguardo a migliaia di siriani inviati in Libia da Ankara. «Ma non ci si può concentrare sulla loro presenza ignorando il supporto inviato all'altra parte, i mercenari arrivati dal Sudan e dai gruppi di opposizione del Ciad, e le armi inviate negli ultimi quattro anni», ha rimarcato. Un rapporto Onu ha confermato la presenza di circa 3.000 mercenari da Sudan e Ciad al fianco di Haftar, oltre a combattenti dell'Est Ucraina fedeli a Mosca.

Peskov: «Putin non ha inviato militari»

Il presidente russo Vladimir Putin «come comandante in capo delle Forze armate russe, non ha inviato truppe in Libia e non ha firmato alcun decreto in questo senso», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov a proposito delle domande sui funerali di un soldato russo che sarebbe stato ucciso in Libia. Alla domanda sulle cause e i dettagli sulla morte del militare Peskov ha aggiunto: «Non ci sono truppe russe in Libia», scrive Ria Novosti.

Paesi conferenza Berlino condannano violazioni embargo armi

I ministri degli Esteri di Russia, Turchia, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e delle altre nazioni partecipanti alla conferenza di Berlino sulla Libia hanno condannato le violazioni dell'embargo delle Nazioni Unite sulle armi alla Libia e hanno chiesto un monitoraggio più efficiente. È quanto si legge nella dichiarazione congiunta. «Hanno discusso delle deplorevoli recenti violazioni dell'embargo sulle armi, hanno rinnovato la loro determinazione a contribuire alla sua completa attuazione e hanno accolto con favore i progressi relativi al monitoraggio più efficiente dell'embargo in corso», afferma la dichiarazione congiunta, adottata dopo la riunione sulla sicurezza a Monaco.

Onu: «La situazione resta molto preoccupante»

In Libia la situazione resta profondamente preoccupante, con molteplici violazioni del cessate-il-fuoco e dell'embargo sulle armi. Se ne sono lamentate le Nazioni Unite, a un mese dalla conferenza internazionale di Berlino finalizzata a rilanciare il processo di pace. «Malgrado alcuni segnali positivi, la situazione sul terreno resta profondamente preoccupante», ha dichiarato Stephanie Williams, vice dell'emissario Onu sulla Libia Ghassan Salamé, nel corso di una conferenza stampa a Monaco.

«La tregua è appesa a un filo con numerose violazioni - più di 150 - accertate, il popolo libico continua a soffrire, la situazione economica continua a peggiorare, esacerbata dal blocco delle intallazioni petrolifere», ha evidenziato. I rappresentanti di una decina di Paesi, che sostengono in parte uno dei due campi, si sono incontrati a margine della conferenza sulla sicurezza di Monaco per fare il punto sui progressi un mese dopo l'incontro del 19 gennaio a Berlino.

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