6 dicembre 2019
Aggiornato 07:31

Canone RAI e banche, il M5s svela gli imbrogli del Pd

Due mozioni del Movimento alla Camera: la prima per chiedere chiarezza sull'inserimento del canone della televisione in bolletta, la seconda per ribadire la richiesta di rimborso dei risparmiatori truffati

ROMA – Doppio affondo in aula del Movimento 5 stelle al governo Renzi. Stavolta i portavoce pentastellati mettono nel mirino il canone Rai in bolletta e le banche, che definiscono le ultime due prese in giro del premier. «I persistenti ritardi sui decreti che dovrebbero definire l'inserimento del canone in bolletta dimostrano l'incapacità del governo. Quello di Giacomelli e Renzi è un pasticcio vero e proprio, che crea confusione e non agisce sulla mission del servizio pubblico, che diventerà così semplicemente un bancomat nelle mani dell'esecutivo». Così i parlamentari 5 stelle in commissione di Vigilanza Rai annunciando un'interrogazione parlamentare al ministero dello Sviluppo economico a prima firma Mirella Liuzzi. «Il governo – aggiungono – avrebbe dovuto definire i decreti che chiariscono le modalità dell'inserimento del canone in bolletta entro ieri, non lo ha fatto e dunque è inadempiente. Invitiamo quindi Renzi a fare un passo indietro, chiedere scusa e rinunciare al canone in bolletta. Fin dal primo momento siamo stati contrari a questa assurda decisione, anche perché inganna i cittadini chiedendo loro i soldi per la Rai ma usandoli per altri fini».

Lo schiaffo ai risparmiatori
Anche sul fronte delle banche la situazione non è migliore: «I finti impegni della mozione Pd sul bail-in sono uno schiaffo ulteriore in faccia ai risparmiatori. E non solo a quelli traditi dal decreto salva-banchieri». Lo dicono i deputati M5S nel giorno del voto in aula sui documenti che riguardano la rimodulazione del meccanismo di salvataggio interno delle banche. «Questo governo ha prima cancellato i sogni e le speranze di 130 mila piccoli investitori, calpestando persino il diritto di proprietà – ha detto in aula Alessio Villarosa, primo firmatario della mozione Cinquestelle – Ora la maggioranza prosegue l'attacco alla tutela costituzionale del risparmio. Come fanno a sostenere che rientrino nella categoria degli speculatori un operaio con la terza media che ha investito in obbligazioni o una piccola impresa con un conto corrente da più di 100 mila euro? Fino al 1993 le banche tutelavano i depositi, facevano credito e di certo non saltavano. Adesso serve una nuova divisione tra istituti commerciali e merchant bank. Ma soprattutto – conclude il M5S della Camera – bisogna restituire il maltolto a tutti i piccoli investitori truffati. Lotteremo fino alla fine per ottenere questo risultato».

(da fonte Askanews)