23 agosto 2019
Aggiornato 11:30
Pasticcio in salsa romana

Marino, il sindaco con le badanti

Il prefetto Franco Gabrielli, insieme all'onnipresente Raffaele Cantone e alla rientrante ex assessora Silvia Scozzese, esautoreranno il primo cittadino di buona parte dei propri poteri. Ecco la soluzione trovata da Renzi per non accettare lo scioglimento del Comune

ROMA – Da oggi, il sindaco di Roma Ignazio Marino è sotto la «tutela» del prefetto Franco Gabrielli. Che, a sua volta, si gioverà di altri due collaboratori, l'onnipresente presidente dell'Authority anticorruzione Raffaele Cantone e, ancor più clamoroso, la turborenziana Silvia Scozzese, uscita dalla porta come assessore al Bilancio (per via dei rapporti non esattamente idilliaci con il primo cittadino) e rientrata dalla finestra, per la prevedibile gioia dello stesso Marino. Una vera e propria Giunta parallela a quella ufficiale, con tanto di sindaco e assessori ombra. Più che tutor, insomma, verrebbe da parlare di badanti. Ma solo perché la parola «commissari» è stata ufficialmente bandita dal dizionario della neolingua renziana: «Non c'è nessun commissariamento – ha intimato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti – ma un ruolo di raccordo del prefetto di Roma analogo a quello esercitato da quello di Milano con riferimento all’Expo». «Tutto come previsto – gli ha fatto eco l'assessore alla Legalità Alfonso Sabella – Sul Giubileo non mi pare ci siano novità. Come a Milano per l'Expo il coordinamento sarà dato al prefetto, non credo nè Pisapia e Maroni si sentano commissariati».

Superpoteri
A ben guardare, però, il paragone regge fino a un certo punto. Perché è vero che Gabrielli organizzerà il Giubileo come Sala ha fatto con l'Expo: non fosse che mancano tre mesi, lo stato di avanzamento dei lavori resta non pervenuto e lo Stato non stanzierà per l'evento nemmeno un euro in più di quelli già previsti nel bilancio ordinario del Comune. Ma il prefetto non si limiterà a questo, anzi esautorerà a tutti gli effetti il sindaco di poteri e decisioni in alcuni ambiti cruciali: «Verde pubblico e l'ambiente, l'emergenza abitativa, l'immigrazione e i campi nomadi». E poi ancora gli affidamenti di lavori e forniture: saranno revocati quelli non sottoposti a gara e saranno introdotti nuovi regolamenti e appositi albi per le assegnazioni dirette. Se tutto ciò non bastasse, saranno cacciati almeno 18 tra dirigenti e funzionari comunali e l'intero municipio di Ostia. E ora provate a non chiamarlo commissariamento.

Renzi latitante
Come già si sapeva, il sindaco Marino ha accolto questa rivoluzione del suo Comune dalle spiagge dei Caraibi, dove ancora si trova in ferie a scrivere le proprie memorie. Ma un'assenza ancor più pesante di quella del primo cittadino è quella, evidente, del premier Matteo Renzi che, ancora una volta, ha deciso di non decidere. Sarebbe opportuno che, di fronte al disastro della capitale del Paese di cui è presidente del Consiglio e del partito di cui è segretario, il bulletto di Firenze ci dicesse, finalmente, una parola chiara. Se si fida dell'onestà del suo sindaco, lo lasciasse lavorare in libertà, senza il condizionamento esterno delle badanti governative, e anzi lo difendesse pubblicamente. Se invece lo ritiene incapace di amministrare, ne chiedesse senza ipocrisie le dimissioni, assumendosi il rischio (o la certezza?) di consegnare il Comune a qualche altra forza politica, magari il Movimento 5 stelle. Qualsiasi altra soluzione, come quella messa in atto oggi, non è che l'ennesimo pasticcio di un politico che da due anni non ne azzecca una.