28 febbraio 2020
Aggiornato 00:30
L'ennesima tegola sul governo

Matteo come papà Silvio: arrivano le inchieste giudiziarie

Gli mancava solo il mirino della magistratura per essere tutto suo padre. Ora nei guai con la giustizia sono finiti il suo braccio destro, il suo ministro dello Sviluppo economico e anche alcuni futuri transfughi della maggioranza

ROMA – Mancava un solo dettaglio a Matteo Renzi per essere in tutto e per tutto uguale al suo paparino Silvio Berlusconi: le inchieste giudiziarie. Da oggi, il bulletto fiorentino è sulla buona strada per colmare anche questa ultima mancanza. Certo, la magistratura non ha ancora coinvolto lui in prima persona, come è più volte accaduto a papà. Ma comunque Matteo è già sulla buona strada, visto che sotto indagine sono finiti diversi esponenti di primo piano del suo governo e anche alcuni potenziali futuri membri della sua maggioranza.

Quel regalino a De Benedetti
Ma andiamo per ordine, cominciando dalla «porcata», come la definivano intercettati al telefono i due alti funzionari del ministero dell'Ambiente Giuseppe Lo Presti e Antonio Milillo. I due si riferivano ad una leggina inserita apposta per Tirreno Power, di cui sono soci la francese Gas de France e l'italiana Sorgenia di Carlo De Benedetti, con l'obiettivo di «aggirare le prescrizioni» ambientali. «La norma ad hoc – scrivono gli investigatori – evidentemente è stata redatta dal ministero dello Sviluppo economico». Tanto che nelle carte della procura spunta addirittura il nome del ministro Federica Guidi: una sorpresa per molti, più che altro perché è la prima volta in cui la si sente nominare dal giorno del suo insediamento. Ma anche Massimo De Vincenti, uomo Pd, già viceministro allo stesso Sviluppo economico, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ovvero braccio destro di Renzi a Palazzo Chigi. Perbacco. La leggina è stata scritta «da quelli là», si legge ermeticamente nelle già citate intercettazioni: «E meno male che siamo al ministero dell'Ambiente». Già, meno male.

Soccorso azzurro... o marrone?
Come meno male che era membro della commissione Antimafia e vicepresidente di quella Giustizia Carlo Sarro, il parlamentare di Forza Italia colpito oggi da una richiesta d'arresto per turbativa d'asta, aggravata dall'aver agevolato un'organizzazione camorristica. Sembrerebbe una beffa, se nella politica italiana non fossimo ormai abituati davvero a tutto. A proposito, cosa aspettate ad eliminare il carrozzone dell'Antimafia, l'ennesimo inutile poltronificio che la criminalità la combatte solo a parole? Ma cosa c'entra con il governo la richiesta di arresto di un forzista, chiederete voi. C'entra, perché Sarro è sodale di Nicola Cosentino, l'ex sottosegretario in carcere per camorra, e dunque membro di Azione liberale, il gruppetto di parlamentari che fa capo a Denis Verdini pronto a passare armi e bagagli in maggioranza. Manco sono arrivati che già partono le indagini della magistratura: cominciamo bene. E il bello è che i loro numeri potrebbero non bastare lo stesso a blindare il governo al Senato, se c'è da credere alle voci secondo cui 25-30 membri della minoranza Pd intenderebbero votare contro le riforme istituzionali, nonostante il tentativo di Renzi di comprarseli con il viceministero allo Sviluppo economico (sempre quello) a Cesare Damiano. Dunque, cosa pensa di fare, caro presidente del Consiglio: arruoliamo in maggioranza anche Lupin III, Diabolik e la Banda Bassotti al gran completo o forse è più dignitoso mettere fine a quest'agonia e dimettersi? Ci pensi su.