19 giugno 2019
Aggiornato 03:00
Pd, resa dei conti dopo le regionali

Esposito al DiariodelWeb.it: «Ora Renzi cacci i dissidenti»

Il senatore ex bersaniano ora propone il pugno di ferro contro i suoi ex compagni: «Abbiamo perso voti per colpa loro: il dibattito interno è andato troppo oltre. Se sperano di far cadere il governo, sappiano che dopo si andrà alle urne»

ROMA – Il centrosinistra avrà anche vinto le elezioni regionali 5-2, ma per Matteo Renzi il risultato è ben lontano dal trionfo di un anno fa. Il suo Partito democratico ha perso due milioni di voti ed è tornato a percentuali «bersaniane», scavalcando il 25% solo in quelle poche regioni rosse dure a morire. Di questo ridimensionamento del premier potrebbe ora approfittare la minoranza di sinistra, decisiva nella sconfitta più pesante, quella in Liguria, e pronta alla resa dei conti. Il voto, dunque, avrà ripercussioni sul governo? Renzi dovrà trattare con Bersani sui tavoli delle riforme o andrà avanti dritto per la sua strada, a costo di dimettersi e di tornare alle urne? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto a Stefano Esposito, senatore dem dalla storia sui generis: già veltroniano e bersaniano, oggi leale sostenitore di Renzi. Al punto da chiedere al suo segretario di cacciare i suoi ex compagni di viaggio della sinistra Pd.

Senatore, il Pd ha vinto davvero queste elezioni regionali?
Il risultato è stato positivo. Ma non mi sfuggono i punti critici per il partito.

A cosa li attribuisce?
Cambiare questo Paese non è indolore: se qualcuno si illudeva di prendere solo applausi, è stato riportato alla realtà.

Quindi Renzi ha pagato il fatto di avere scontentato, ad esempio, gli insegnanti con la riforma della scuola?
Gli 80 euro furono un segnale positivo per tutti. Quando si comincia a mettere le mani sulle grandi corporazioni, sicuramente si scontenta qualcuno. E nella scuola c'è un pezzo consistente di voto che è sempre andato al centrosinistra. Ma non credo che sia stato questo l'aspetto determinante. La vera responsabilità di Renzi è aver lasciato che passasse l'immagine di un Pd litigioso. Ha lasciato che il legittimo dibattito interno andasse troppo oltre.

Altro che ascoltare di più la minoranza, lei vorrebbe il pugno di ferro?
Lo sostengo da tempo. Io vengo dalla minoranza, ma da una minoranza che un minuto dopo il congresso ha preso una decisione. È mai possibile che su qualunque riforma ci siano sempre i soliti parlamentari a cui non va bene? Allora non è un problema di merito.

Forse è un problema di metodo: Renzi non li considera abbastanza.
Si sono fossilizzate delle posizioni politiche. Serve una linea, superata la quale non si fa più parte del Partito democratico.

Dovrebbe cacciarli?
Sono loro a mettersi fuori da soli, essendo in dissenso permanente.

Laddove loro sono usciti, come in Liguria, questo è stato un elemento di debolezza per il Pd.
Non credo che Pastorino sia stato così decisivo nella sconfitta della Paita. La maggioranza dei suoi elettori non avrebbe comunque votato per il Pd.

Questo conferma che il Pd sta perdendo l'elettorato di sinistra.
L'elettorato è mobile. E le regionali sono capitate in una fase in cui l'azione del governo e la gestione dei problemi interni al partito ha portato a un giudizio negativo.

Solo un momento transitorio?
Secondo me sì. Poi, se si può migliorare la riforma della scuola, facciamolo. Ma non per accontentare i soliti parlamentari.

Da membro dell'Antimafia, crede che anche la lista degli impresentabili della Bindi sia stata un'operazione politica?
La lista si poteva tirare fuori, ma almeno quindici giorni prima del voto. Superato quel limite, doveva avere la forza di fermarsi. Forse è prevalsa una logica politica, ma così si è delegittimata la commissione.

Pensa che questi parlamentari faranno i gruppi autonomi?
Io ho criticato Civati per quasi due anni per la sua ambiguità. L'ho applaudito quando, coerentemente, se n'è andato. A lui non interessa che Pastorino sia arrivato quarto, gli è bastato che non vincesse la Paita.

Forse perché ora pensa di avere più peso sul tavolo delle trattative?
La storia insegna che quando si insegue un obiettivo piccolo, la prima volta funziona, la seconda scompari. Spero che abbiano qualche ambizione in più. Leggo sui giornali che qualcuno pensa a ribaltoni per sostituire Renzi con Delrio o Orlando. Sappiano che noi non accetteremo altri papocchi o governi tecnici: se Renzi cade, si va al voto.

E se si votasse oggi per le politiche?
Il Pd prenderebbe molti più voti che alle regionali. E comunque, mi permetta di dirlo, da juventino e a pochi giorni dalla finale di Champions League: preferisco vincere comunque, anche giocando male.