23 marzo 2019
Aggiornato 16:00
Non è un paese per rivoluzionari

Perché in Italia non Podemos?

Gli ex Indignados in Spagna e prima ancora Syriza in Grecia: in Europa trionfano i movimenti dal basso che vogliono abbattere il sistema. Qui da noi, invece, dobbiamo accontentarci delle loro copie sbiadite: Grillo, Landini, Civati

ROMA – L'Europa sta cambiando verso. E lo sta facendo per davvero, non solo in un hashtag su Twitter. In Spagna un gruppo di giovani professori universitari ha fondato un movimento, Podemos, che in appena un anno e mezzo, alle elezioni amministrative dello scorso fine settimana è già riuscito a mettere in crisi tutti i vecchi partiti. In Grecia, pochi mesi fa, il crollo del sistema ha portato addirittura al governo il partito più radicale di tutti, Syriza, nato soli tre anni prima. E in Italia? La reazione a questo terremoto è la stessa che ebbero Veltroni alla vittoria di Obama o Bersani a quella di Hollande: intestarsi i successi degli altri. Alla notizia dell'exploit di Podemos in Spagna, infatti, hanno esultato proprio tutti. Da Matteo Salvini («Abbiamo tante differenze con Podemos, ma è una buona notizia per l’Europa dei popoli») a Luigi De Magistris («La rivoluzione avanza, per il popolo, per dar voce ai senza potere: il sistema va abbattuto»), passando per il solito Matteo Renzi che non ha trovato di meglio che ripetere come un disco rotto: «L'Europa deve cambiare». Eppure, a chi non riesce a imporre la propria linea politica non può bastare vederla imposta in altri Paesi. Chi non è capace di scatenare la rivoluzione in patria non può accontentarsi di festeggiare quando si scatena altrove.

Altro che grillini
Non che in Italia manchino le forze anti-sistema. Di quelle ce ne sono fin troppe, il fatto è che nessuna di loro ha la forza dirompente di Podemos. La più simile, almeno all'apparenza, è il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. In comune con gli ex Indignados ha gli slogan (che parlano di lavoro, diritti civili, sostenibilità, attacco alla casta e alla corruzione) e la dirompenza del risultato elettorale, che nel caso dei grillini maturò alle ultime politiche. Ma ci sono anche delle differenze sostanziali. Podemos, infatti, non ha paura né di dichiararsi di sinistra (non quella vecchia e ideologica ma quella giovane e popolare) né di accettare alleanze con altri partiti pur di incidere concretamente sulle politiche di governo («Abbiamo la mano tesa per negoziare con chiunque – ha affermato il leader Pablo Iglesias – purché dimostrino tolleranza zero contro la corruzione»). Grillo, come ben sappiamo, questi compromessi non li ha mai accettati, con il risultato di chiudersi in se stesso. Svuotando il M5s di contenuti e riempiendolo solo del suo populismo di leader. Più che Podemos, un Podevamos.

Cercasi sinistra disperatamente
C'è qualcosa di Podemos anche nell'idea della coalizione sociale proposta da Maurizio Landini. Che, come è accaduto in Spagna, tenta di mettere insieme movimenti nati dal basso e al momento totalmente scollati tra di loro. Ma il leader della Fiom giura da mesi di non avere ambizioni politiche e, se facesse un clamoroso dietrofront candidandosi alle urne, avrebbe perso la credibilità prima ancora di cominciare. Per non parlare del povero Pippo Civati che, come rivela oggi il Corriere della sera, ha scopiazzato dal suo modello iberico perfino il simbolo e il nome: il partito che lancerà a giugno, dopo le regionali, si chiamerà Possibile. «Non è la trasposizione di alcun modello straniero», giura l'ex piddino. Eppure neanche lui, nome a parte, è riuscito a cogliere lo spirito del movimento iberico: una formazione inedita e nata dal basso, che solo in un secondo momento ha identificato come leader il suo rappresentante più carismatico, l'ormai arcinoto «professore col codino».

L'anti-Podemos si chiama Italicum
Nel nostro Paese, insomma, l'euro-shock sembra a tutt'oggi ancora lontanissimo, e chissà se mai arriverà. Non è tutta colpa delle copie sbiadite di Pablo Iglesias che pascolano nel nostro parlamento, beninteso. Ci sono due ottimi motivi per cui l'Italia resta impermeabile ai venti di cambiamento che arrivano dalla Spagna e dalla Grecia. Il primo è, per così dire, storico-sociologico: il nostro è il Paese in cui non si è mai fatta una rivoluzione, e i nostri concittadini sono più abituati a seguire l'ultimo capo carismatico piuttosto che a scendere in piazza per costruire da soli il proprio destino. Il secondo è meramente politico: facendo approvare la sua legge elettorale, Matteo Renzi ha appena stipulato una polizza di assicurazione contro questi fenomeni. L'Italicum è l'esatto contrario di quel proporzionale alla spagnola che, così stando il panorama, alle elezioni politiche del prossimo novembre rischia di mandare in frantumi il bipartitismo di Madrid. Uno scenario che l'ex primo ministro socialista Felipe Gonzales ha definito «all'italiana». Spiegatelo a Renzi.