19 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Centro Astalli su Emergenza sbarchi

Gesuiti: la vera arma contro i trafficanti sono i canali umanitari

In occasione della presentazione del rapporto 2015 della branca italiana del Jesuit Refugee Service, il presidente del centro Astalli per i rifugiati, padre Camillo Ripamonti, esprime forti dubbi sulla prospettiva di un «blocco navale» in Nord Africa che l'Unione europea potrebbe adottare al vertice odierno sull'emergenza immigrazione.

CITTA' DEL VATICANO (askanews) - I gesuiti italiani esprimono dubbi sulla prospettiva di un «blocco navale» in Nord Africa che l'Unione europea potrebbe adottare al vertice odierno sull'emergenza immigrazione, per bocca del presidente del centro Astalli per i rifugiati, padre Camillo Ripamonti, e sottolinea, in occasione della presentazione del rapporto 2015 della branca italiana del Jesuit Refugee Service, che "in nessuno dei dieci punti si fa riferimento alla necessità di creare vie legali perché chi scappa da guerre e persecuzioni possa raggiungere l'Europa", "eppure questa sarebbe la vera arma alla lotta ai trafficanti, l'unica efficace".

 L'Europa deve difendere i rifugiati, non difendersi da loro
«Queste persone arrivano al mare», ha detto il gesuita nel corso della presentazione al teatro Argentina di Roma, «e che il nostro Mar Mediterraneo può continuare a essere un luogo di morte oppure diventare il mare del passaggio. Nei dieci punti che i Ministri degli Stati membri dell'Unione hanno redatto e che verranno discussi oggi vediamo il tentativo di mettere mano alla situazione. Un'iniziativa encomiabile, certo, che se fosse stata intrapresa prima avrebbe certamente risparmiato centinaia di vite. Da questi punti tuttavia non sembra trasparire il coraggio di cambiare rotta. Al centro troviamo, ancora una volta, la sicurezza e la protezione dell'Europa e non i migranti. Frontex con i suoi programmi di difesa delle frontiere esterne sembra rimanere un baluardo irrinunciabile. Eppure il mandato di Frontex è del tutto inappropriato rispetto alla situazione attuale: l'Europa deve difendere i rifugiati, non difendersi da loro».

Serve una Mare nostrum europea
«Noi riteniamo che sia piuttosto il salvataggio in mare, un'operazione Mare Nostrum europea, il primo punto qualificante di una risposta che rimetta al centro la persona con la sua dignità. Proteggere le vite umane è più importante di proteggere le frontiere. Si parla di guerra ai trafficanti, da condurre bombardando con droni le barche prima che prendano il mare. Questo di fatto impedirebbe alle persone di partire senza offrire loro un'alternativa. Così ci troveremmo di fronte a un blocco navale, anche se in versione più tecnologica e asettica. In nessuno dei dieci punti si fa riferimento alla necessità di creare vie legali perché chi scappa da guerre e persecuzioni possa raggiungere l'Europa. Eppure questa sarebbe la vera arma alla lotta ai trafficanti, l'unica efficace. Anche solo da queste rapide osservazioni ci sembra che l'Unione Europea stati affrontando la questione con poca disponibilità a prendere seriamente in considerazione il punto di vista dei più vulnerabili. Forse tutto questo accade perché anche noi, cittadini di questa Europa vecchia e stanca - come l'ha definita a Strasburgo papa Francesco - a cui oggi attribuiamo tutte le responsabilità, non abbiamo per primi il coraggio di cambiare», ha detto padre Ripamonti.