15 dicembre 2019
Aggiornato 08:00

Def: ecco la spending review di Matteo Renzi

E' terminata la riunione del Consiglio dei Ministri, dedicato ad un primo esame del Documento di Economia e Finanza. Il via libera dovrebbe arrivare venerdì insieme al piano nazionale delle riforme. Ecco cosa prevede la spending review di Matteo Renzi.

ROMA - E' terminata la riunione del Consiglio dei Ministri, dedicato ad un primo esame del Documento di Economia e Finanza. Il via libera dovrebbe arrivare venerdì insieme al piano nazionale delle riforme. Ecco cosa prevede la spending review di Matteo Renzi.

DATI E PROSPETTIVE - E' terminata la riunione del Consiglio dei Ministri, dedicata all'esame del Def. La riunione è durata un'ora e 45 minuti. Anche se l'ultima parola verrà enunciata solo venerdì, si conoscono già le linee centrali del documento. Partiamo dai dati. La crescita del Pil è positiva e perfino migliore del previsto: +0,7% quest'anno (invece dello 0,6%) mentre per il 2016 si dovrebbe salire a quota 1,4%. Il deficit è fermo al 2,6%, ma nel 2016 dovrebbe assestarsi intorno a1l' 1,8%. Il piatto forte sarà la riduzione della spesa pubblica, dalla quale recuperare circa 10 miliardi di euro: una manovra indispensabile, per cercare di evitare un «salasso» che vanificherebbe ogni sforzo di rilancio dell'economia nazionale. I numeri, infatti, parlano chiaro: l'aumento di Iva e accise sarebbe pari, secondo Confcommercio, a 54 miliardi di tasse in più in 3 anni e costerebbe circa 842 euro a famiglia. L'impatto depressivo sul Pil, calcolato dallo stesso Mef, sarebbe pari a 0,7 punti percentuali nel periodo 2016-2018: un boomerang che il sistema economico attualmente non può permettersi di lanciare a cuor leggero. Da qui la manovra, di circa 10 miliardi di euro, di tagli alla spesa pubblica per evitare l'aumento dell'Iva e delle accise.

SPENDING REVIEW E FLESSIBILITÀ - La spending review dovrebbe puntare sulla riduzione dei costi dell'apparato pubblico: in particolare, il Codacons ha indicato come punto di partenza 500 enti che, se fossero ridimensionati, già da soli porterebbe nelle casse dello stato 10 miliardi l'anno in più. Si tratta dei corpi di polizia, degli uffici territoriali della pubblica amministrazione, centrali uniche di acquisto e partecipate locali. Ma anche controlli più stringenti sugli assegni di invalidità e su vari contributi sociali, oltre che sulle spese dei Comuni. Il premier, Matteo Renzi, ha tuttavia assicurato che non ci saranno nuove tasse, ma che invece «se ci saranno ulteriori risorse la priorità sarà per le famiglie e per incentivare le imprese ad assumere nuovo personale». La pressione fiscale in Italia resta, tuttavia, molto alta: nel 2014 era pari al 43,5% del Pil secondo l'Istat, e rischia di essere un vincolo per il rilancio dell'occupazione. Il Presidente del Consiglio – a quanto si apprende – intenderebbe anche aiutare le fasce più deboli con nuovi fondi indirizzati a coloro che erano rimasti esclusi dai famosi 80 euro in busta paga, ma la vera partita si giocherà sul piano europeo ed è quella della «flessibilità». Il pareggio di bilancio (ora fissato al 2017) potrebbe slittare al 2018, qualora fosse appunto applicata la «clausola della flessibilità sulle riforme»: traducendosi in uno spazio di manovra per il governo Renzi pari a circa 7-8 miliardi di euro. Secondo il Ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, il Def sarà, perciò «il più espansivo possibile» anche se «in modo selettivo»: la sua ratio sarà quella di sostenere l'occupazione e gli investimenti a livello locale, pur rispettando i vincoli di bilancio. «Se come noi pensiamo, si consolida la fiducia dei cittadini e delle imprese dopo che si è consolidata la fiducia nei mercati e fiducia nelle istituzioni, allora le aspettative che abbiamo adesso potrebbero essere sbagliate per difetto e potremmo avere numeri più positivi», ha concluso Padoan.